Chat control: sicurezza e diritti in UE

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  Livia Marini
  21 aprile 2025
  3 minuti, 15 secondi

Al fine di proteggere la sicurezza online dei cittadini europei, la Commissione ha proposto un regolamento (Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l'abuso sessuale su minori), noto al pubblico come Chat Control. L’obiettivo è quello di contrastare la pedopornografia online attraverso un controllo indiscriminato delle chat. Questa proposta è stata vista dalla società civile come una spinta alla sorveglianza generalizzata, a discapito dei diritti individuali. La questione ha provocato un dibattito che tocca profondamente l’Unione Europea: da un lato deve garantire la tutela dei diritti degli utenti, dall’altro deve proporre azioni concrete per combattere l’abuso su minori anche nel contesto digitale.

Secondo un report della Internet Watch Foundation, nel 2023 l’Unione Europea era al primo posto nel mondo per l'hosting di immagini e video di abusi sessuali su minori (59% delle segnalazioni globali). Per questo motivo, la Commissione ha ritenuto fondamentale intervenire con nuove misure volte a prevenire, rilevare e segnalare contenuti di abuso. All’interno della Strategia UE 2020-2025 “Per una Lotta più Efficace contro gli Abusi Sessuali sui Minori” si inserisce il “Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l'abuso sessuale su minori”, che mira a creare un framework comune a tutti gli stati membri.

Il regolamento impone alle piattaforme di monitorare i messaggi privati, coinvolgendo piattaforme note come Whatsapp o Signal. Queste dovrebbero analizzare indiscriminatamente i messaggi e segnalare automaticamente i contenuti sospetti. Una grande problematica si presenta sul lato tecnico: queste piattaforme utilizzano una crittografia end-to-end, un sistema di protezione che impedisce a terzi di leggere i dati scambiati tra due o più utenti. La compromissione di tale sistema, secondo gli esperti, rischierebbe di aprire le porte ad hacker o potenziali fughe di dati.

Inoltre, molte istituzioni hanno sollevato dubbi riguardo alla compatibilità di tale misura con i diritti dei cittadini europei. L’European Data Protection Supervisor e l’European Data Protection Board si sono schierati contro questa proposta. Nella dichiarazione congiunta dell’aprile 2022, sostengono che il regolamento “solleva serie preoccupazioni in merito alla proporzionalità dell’ingerenza e delle limitazioni previste in materia di protezione dei diritti fondamentali.”

All’interno del Parlamento Europeo, ci sono opinioni contrastanti che spesso riconducono il dibattito alla questione della proporzionalità: alcuni ritengono che l’obiettivo di contrastare l'abuso sessuale su minori possa essere raggiunto con misure meno invasive. Altri, invece, sostengono che la proposta rispetti il principio di proporzionalità, che richiede che ogni intervento pubblico sia adeguato, necessario e non eccessivo rispetto all’obiettivo che si intende raggiungere.

Molte organizzazioni della società civile si sono schierate contro la proposta, sottolineando le problematiche legate alla mancanza di tutele dei diritti dei cittadini. EDRi (European Digital Rights) e Privacy International sottolineano il pericolo di compromettere la crittografia end-to-end, lasciando spazio a potenziali abusi, accessi non autorizzati e una sorveglianza sistematica.

In aggiunta, la scansione automatica dei contenuti comporterebbe un aumento dei contenuti segnalati e una riduzione dell'accuratezza, date le limitazioni degli strumenti tecnologici utilizzati. I falsi positivi, derivanti dall’inaccuratezza, potrebbero causare danni agli utenti stessi delle piattaforme. Inoltre, molte associazioni sottolineano che la proposta potrebbe costituire un precedente che normalizzi pratiche di sorveglianza, diventando la base per futuri interventi in altri settori.

Questo dibattito rappresenta una sfida cruciale per la governance digitale dell’Unione Europea: da un lato è necessario che vengano sviluppati gli strumenti più utili per contrastare l’abuso di minori online; dall’altro, possono nascere interrogativi su come questi strumenti potrebbero intaccare i diritti fondamentali. Una sfida che richiede equilibrio tra sicurezza e diritti.

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