È ormai noto, e riviste, giornali e programmi televisivi lo hanno spiegato molto bene, che i cibi industriali sono davvero pericolosi per la nostra salute e anche per l’ambiente, per la natura che ci circonda.
Sono state diffuse immagini e video di allevamenti intensivi in cui gli animali sono sfruttati e costretti in spazi troppo piccoli, inadeguati per una vita che si possa definire tale. È stato mostrato un pianeta privato delle sue risorse naturali e devastato dalla deforestazione e dai troppi rifiuti prodotti ogni giorno. Si è visto come nel cibo si nascondano sostanze chimiche pericolose che possono provocare gravi danni al nostro organismo.
Produrre cibo è un’attività che può essere la più salutare e amica della natura se viene fatta in modo corretto e biologico oppure può essere totalmente industriale, senza sicurezza e molto inquinante, tanto lontana dalla natura e dall’ambiente.
Il punto è che produrre cibo inquina, e inquina tantissimo: è confermato che le emissioni di gas serra che provengono da allevamenti e agricoltura rappresentano il 15-20% di quelle totali, ma secondo alcuni importanti ricerche (come uno studio di Science lo spiega bene) si supera addirittura il 25%, mentre secondo altri (come uno studio italiano pubblicato su Nature) si sfiora il 35%.
Secondo un’attenta analisi pubblicata sulle maggiori e più importanti riviste scientifiche “il sistema alimentare è responsabile di circa il 26% delle emissioni globali di gas serra. Queste emissioni derivano da diverse fasi della produzione alimentare, tra cui il cambiamento dell'uso del suolo, la produzione agricola, la lavorazione, il trasporto, l'imballaggio e la vendita al dettaglio”.
I cibi già pronti, quelli che richiedono solo un forno a microonde e pochi minuti per essere consumati, sono quegli alimenti che inquinano di più, tra sostanze tossiche e un packaging che di solito è quasi tutto di plastica. Il prezzo da pagare è altissimo, tra l’ambiente degradato e la progressiva riduzione delle sostanze nutritive nei terreni che, alla lunga, sta rendendo la terra invivibile e sterile.
Il pianete si sta trasformando in un mondo che non offrirà più cibo ma solo inquinamento e sporcizia. L’industria del cibo dovrebbe prendersi cura del terreno, dell’acqua, dell’aria, preservando le sostanze nutritive perché è da quello che dipende la produzione del cibo.
Ma molti cibi industriali sono tutt’altro che amici della natura e dell’ambiente. Alimenti come i prodotti panati industrialmente che sono un concentrato di grassi e sostanze chimiche molto pericolose che possono provocare gravi danni all'organismo.
Impanare industrialmente spesso vuole dire tanta panatura e poca sostanza. Significa che quando si comprano, ad esempio, nuggets di pollo o bastoncini di pesce, la maggior parte di quello che si trova nella confezione è rappresentato dagli ingredienti che vengono usati per la panatura e la minor parte da quello che dovrebbe essere carne o pesce.
Senza contare che a volte rientrano nella panatura ingredienti che hanno poco o niente a che fare col cibo. Nella panatura si può trovare anche “riso estruso e tostato (fiocchi di riso); in diversi casi, infine, l’elenco comprende anche addensanti e stabilizzanti, come gomma di guar, gomma di xanthano, metilcellulosa o sodio alginato”.
Davanti a tanti cibi industriali viene da chiedersi “Ma è cibo davvero oppure no?”, talmente tanti sono gli ingredienti, tante sono le sostanze chimiche che quasi non si parla più di cibo, ma di agglomerati di chimica che hanno poco o niente a che vedere con gli alimenti che si consumano abitualmente.
Inoltre, c’è troppo packaging che contiene sostanze inquinanti come plastiche e microplastiche che entrano nel suolo, nell’aria e nell’acqua e gravano sul pianeta. Sono gli stessi inquinanti che alla lunga possono rendere il pianeta davvero invivibile.
Ormai è chiaro a tutti che l’industria del cibo, con la pesca spesso indiscriminata, la lavorazione di cioccolato, caffè, latticini e alimenti alternativi, contribuisce in modo molto rilevante ad accrescere l’inquinamento. Quello che non si è ancora capito è che, per evitare tutto questo, c'è un solo modo: fare scelte consapevoli e ponderate quando si va a fare la spesa.
In conclusione, sono le decisioni quotidiane mentre si fa la spesa che possono ridurre notevolmente l’inquinamento da cibo. È una responsabilità di tutti, nei confronti di una terra spesso troppo piegata alle ragioni del profitto.
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L'Autore
Valeria Fraquelli
Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.
Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.
La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.
La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.
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