Cibo e marketing: gli effetti sui consumatori

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  Valeria Fraquelli
  23 gennaio 2026
  4 minuti, 6 secondi

Capita spesso di entrare in un supermercato solo per comprare poche cose e alla fine uscirne con borse pienissime di cose di cui si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno.

A volte si scherza sul fatto che è praticamente impossibile rispettare la famosa lista della spesa e comprare solo quello che davvero ci serve in quel momento, ci sono troppe cose accattivanti e spesso anche gustose, quando si parla di cibo, che non si può proprio non comprare.

Quando si entra in qualsiasi negozio, di alimentari ma non solo, si è circondati da scritte simpatiche, slogan coinvolgenti, musica che richiama alla memoria buoni pranzetti cucinati a mano dalla mamma o dalla nonna. È quindi facile cadere vittime del marketing e scegliere cibi che altrimenti non verrebbero mai acquistati.

Marketing e cibo nel mondo attuale sono strettamente legati: il marketing presenta il cibo come sano e genuino anche se in realtà non lo è, con il risultato che aumentano i consumi e gli sprechi alimentari e di conseguenza l’inquinamento.

Oggi poi con il Digital Food Marketing è ancora più facile ingannare i consumatori ed è proprio questo l’obiettivo, poiché il digitale applicato al cibo è “uno strumento imprescindibile per le aziende alimentari. Con la diffusione di internet e dei social media, i consumatori cercano sempre più spesso informazioni sui prodotti online, confrontano recensioni e condividono le proprie esperienze”.

Gli esperti dicono che “In Italia il cibo è a tutti gli effetti sinonimo di famiglia, casa e condivisione… La tradizione e la cultura del cibo sono senza dubbio uno dei pilastri fondamentali del nostro Paese. Insomma, non sto parlando solo di una semplice portata al ristorante, ma di una vera e propria esperienza che lega le persone. La mission del Food Marketing è proprio quella di far vivere alle persone la stessa esperienza di “casa e famiglia” anche online o fuori dalle mura di casa (ad esempio ordinando quel determinato cibo sulle piattaforme di consegna a domicilio)”

Il food marketing serve ai produttori per spingere a consumare e inquinare di più, per convincere a comprare più cibo di quello di cui si ha davvero bisogno e questo inevitabilmente porta a sprecare di più, a gettare via cibo che avrebbe potuto sfamare altre persone. Basta pensare al frigorifero, c’è molto cibo che non verrà mai consumato, acquistato solo perché attratti dalla pubblicità o dagli slogan che sono stati sentiti e letti al supermercato.

Gli esperti di marketing sanno bene che “il marketing non può più limitarsi a un messaggio persuasivo, ma deve configurarsi come un processo che unisce narrazione, valori e relazione con il consumatore. In questo senso, trasparenza, sostenibilità e coerenza diventano requisiti fondamentali per costruire fiducia.
Lo storytelling consente ai brand di raccontare non solo il prodotto, ma il mondo che lo circonda, creando un immaginario capace di coinvolgere”. Di conseguenza, tutte le strategie sono improntate all’acquisto di cibo fino all’estremo, al massimo guadagno per chi vende, spesso tralasciando la qualità.

La cosa più importante è fare sì che il cliente si senta a casa, coccolato e circondato da tanti prodotti con immagini e slogan rilassanti e che lui o lei percepisce come sicuri e rassicuranti. In un ambiente vissuto come tranquillo e sicuro, il cliente è più incentivato a comprare e non si interessa tanto all’ambiente o allo spreco, salvo poi pentirsi di quanto comprato non appena torna a casa.

Nel mondo contemporaneo, inoltre, le tavole sono apparecchiate per Instagram, per farsi ammirare e commentare, per ottenere like e mi piace e a questo scopo si è invogliati a comprare cose che, alla fine, non servono e che lasciano andare a male, dimenticate in fondo al frigorifero.

Si spreca solo per una foto, per una gioia effimera che dura appena pochi minuti, per poi lasciare posto alla noia. Ma alla fine non rimane niente: solo sprechi e risparmi sudati, persi per una cosa futile quando sarebbero potuti servire per cose più serie.

Il marketing può avere effetti deleteri sul cibo, spinge verso acquisti totalmente sbagliati di cui poi ci si pente. Quando si comprano troppi alimenti non si sa cosa farne e non si ha l’occasione di consumarli. Si creano quindi quegli sprechi alimentari che tanto male fanno all’ambiente e alle persone perché gli scarti potrebbero essere usati per sfamare correttamente gli strati più deboli della società.

In conclusione, l’unico modo per difendersi dalle “trappole” del marketing è scrivere una lista della spesa chiara e dettagliata e impegnarsi il più possibile a rispettarla, solo così potremo evitare sprechi e rendere più felice la natura e anche i meno fortunati.

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L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

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