Ci sarà capitato tante volte di entrare in un supermercato solo per comprare poche cose e alla fine uscirne con borsone pienissime di cose di cui avremmo potuto tranquillamente fare a meno.
A volte siamo noi stessi a scherzare e dire che tanto é praticamente impossibile rispettare la famosa lista della spesa e comprare solo quello che davvero ci serve in quel momento, ci sono troppe cose accattivanti e spesso anche gustose quando si parla di cibo che non si può proprio non comprare.
Quando entriamo in qualsiasi negozio, di alimentari ma non solo, siamo attorniati da scritte simpatiche, slogan coinvolgenti, musica che rievoca nella nostra memoria buoni pranzetti cucinati a mano dalla mamma o da nostra nonna... e quindi é facile cadere vittime del marketing e scegliere cibi che altrimenti non sceglieremmo mai.
Marketing e cibo nel mondo attuale sono strettamente legati, con il marketing che presenta il cibo come sano e genuino anche se in realtà non lo é, con il risultato che aumentano i consumi e gli sprechi alimentari e quindi l’inquinamento.
Oggi poi con il Digital Food Marketing è ancora più facile ingannare i consumatori ed é proprio questo l’obiettivo perché il digitale applicato al cibo é “uno strumento imprescindibile per le aziende alimentari. Con la diffusione di internet e dei social media, i consumatori cercano sempre più spesso informazioni sui prodotti online, confrontano recensioni e condividono le proprie esperienze”.
Gli esperti dicono che “In Italia il cibo è a tutti gli effetti sinonimo di famiglia, casa e condivisione… La tradizione e la cultura del cibo sono senza dubbio uno dei pilastri fondamentali del nostro Paese. Insomma, non sto parlando solo di una semplice portata al ristorante, ma di una vera e propria esperienza che lega le persone. La mission del Food Marketing è proprio quella di far vivere alle persone la stessa esperienza di “casa e famiglia” anche online o fuori dalle mura di casa (ad esempio ordinando quel determinato cibo sulle piattaforme di consegna a domicilio)”
Il food marketing serve ai produttori per farci consumare e inquinare di più, per convincerci a comprare più cibo di quello di cui abbiamo davvero bisogno e questo inevitabilmente ci porta a sprecare di più, a gettare via cibo che avrebbe potuto sfamare altre persone. Basta che pensiamo al nostro frigorifero, c’é molto cibo che non consumeremo mai, che abbiamo comprato solo perché invogliati dalla pubblicità o dagli slogan che abbiamo sentito e letto al supermercato.
Gli esperti di marketing sanno bene che “il marketing non può più limitarsi a un messaggio persuasivo ma deve configurarsi come un processo che unisce narrazione, valori e relazione con il consumatore. In questo senso, trasparenza, sostenibilità e coerenza diventano requisiti fondamentali per costruire fiducia.
Lo storytelling consente ai brand di raccontare non solo il prodotto, ma il mondo che lo circonda, creando un immaginario capace di coinvolgere” quindi tutte le strategie sono improntate all’acquisto di cibo fino all’estremo, al massimo guadagno per chi vende spesso tralasciando la qualità.
La cosa più importante é fare sì che il cliente si senta a casa, coccolato e tra tanti prodotti con immagini e slogan rilassanti e che lui o lei percepisce come sicuri e rassicuranti. In un ambiente visto colme tranquillo e sicuro il cliente é più incentivato a comprare e non si interessa tanto all’ambiente o allo spreco, salvo poi pentirsi di quanto comprato non appena torna a casa.
Nel mondo contemporaneo poi le tavole sono apparecchiate per Instagram, per farsi ammirare e commentare, per ottenere like e mi piace e a questo scopo siamo tutti invogliati a comprare cose che alla fine non ci servono e lasciamo andare a male dimenticate in fondo al frigorifero.
Sprechiamo solo per una foto, per una gioia effimera che dura appena pochi minuti per poi lasciare posto alla noia. Ma alla fine non rimane niente, solo sprechi e i nostri sudati risparmi persi per una cosa futile quando sarebbero potuti servire per cose più serie.
Il marketing può avere effetti deleteri sul cibo, ci spinge ad acquisti totalmente sbagliati di cui poi siamo i primi a pentircene e quando compriamo troppi alimenti non sappiamo cosa farcene, non abbiamo l’occasione di consumarlo e quindi si creano quegli sprechi alimentari che tanto male fanno all’ambiente e a noi stessi perché i nostri scarti potrebbero essere usati per sfamare correttamente gli strati più deboli della società.
In conclusione, l’unico modo che abbiamo per difenderci dalle “trappole” del marketing é scrivere una lista della spesa chiara e dettagliata e impegnarci il più possibile a rispettarla, solo così potremo evitare sprechi e rendere più felice la natura e anche i meno fortunati.
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L'Autore
Valeria Fraquelli
Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.
Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.
La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.
La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.
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