A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
La scomparsa del leader di Hamas e cospiratore del 7 ottobre potrebbe creare significative opportunità diplomatiche per Israele e gli Stati Uniti. L'uccisione di Yahya al-Sinwar, una figura unica come capacità organizzative e tecniche, che ha combinato credenziali militari e politiche e ha ideato l'attacco terroristico del 7 ottobre 2023 contro Israele, segna un colpo molto significativo per questo gruppo e un drammatico risultato positivo di segno militare e psicologico per Israele.
Tutti i protagonisti di questa guerra si chiedono con urgenza se la sua morte potrà creare significative implicazioni relative alla struttura e alle dinamiche operative della leadership di Hamas, la sua traiettoria strategica e il suo ruolo ricoperto in futuro nel possesso e controllo politico di Gaza. Non in ultimo, nella prospettiva di un rilascio degli ostaggi israeliani e degli eventuali colloqui per un completo e duraturo cessate il fuoco.
Nell’immediato, è prevedibile che Hamas nominerà quanto prima un sostituto anche se nessuna previsione concreta appare paragonabile a Sinwar. Sul piano politico, la leadership di Hamas a Gaza non include una figura in grado di succedere in maniera credibile a Sinwar. Il prossimo leader verrà quasi certamente dalla leadership del movimento ora residente a Doha, dove i due principali aspiranti hanno però opinioni diverse sulle questioni più critiche come il cessate il fuoco e le alleanze regionali di Hamas, in particolare con l'Iran.
Chi potrebbe succedere?
Khalil al-Hayya, il numero due di Hamas dopo Sinwar, era uno stretto alleato del defunto leader e di recente ha guidato autorevolmente la delegazione di Hamas nei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza, così come nei recenti colloqui intesi alla riconciliazione con il movimento palestinese rivale Fatah. Probabilmente, cercherà di continuare secondo le intenzioni ed il percorso relazionale di Sinwar sia sul fronte della guerra di Gaza che nel rimanere vicino all'Iran.
Khaled Mashal, l'altro probabile candidato, è stato in passato leader di Hamas per due mandati. Diversamente da Hayya, i suoi rapporti con l'Iran sono praticamente inesistenti. Nel passato ha cercato di far divergere Hamas dall'attuale asse politico con l’Iran, ma di avvicinarlo altresì alle posizioni ed ispirazioni originarie del movimento nei Fratelli Musulmani. È verosimile che egli sia più intenzionato a raggiungere un cessate il fuoco per capitalizzare questo risultato in senso diplomatico posizionando tuttavia il suo movimento di Hamas come unico ed indispensabile interlocutore del variegato e disunito mondo palestinese.
È bene premettere che nessuno di questi due leader ha il peso e le relazioni locali ed internazionali necessarie per esercitare efficacemente la propria autorità sulla prevalente ala militare del movimento a Gaza. Mentre sia Hayya che Mashal hanno una certa influenza politica all'interno di Hamas, nessuna figura attuale ha la statura militare di Sinwar, specie considerando, all'inizio di quest'anno, l'uccisione da parte di Israele di due autorevoli personaggi come Marwan Issa e Muhammad Deif.
Dopo l’eliminazione di quasi tutto lo Stato maggiore di Hamas, avvenuto negli ultimi due anni, i due contendenti più credibili rimasti sono Izz al-Din Haddad, capo militare di Hamas nel nord di Gaza e membro del consiglio militare del movimento, e Muhammad Sinwar, fratello del defunto leader e braccio destro, salito alla ribalta per il suo ruolo determinante nel rapimento e detenzione del soldato israeliano, Gilad Shalit, avvenuto nel 2006.
Resta una terza possibilità: la divisione fruttuosa e sinergica sulle procedure delle strategie da adottare dai due, giudicata dai più come improbabile ma in qualche modo avverabile. A breve termine, l'uccisione di Sinwar creerà senza dubbio ulteriore caos sul terreno operativo, con possibili implicazioni e conclusioni disastrose per gli ostaggi. La leadership di Hamas cercherà di dimostrare in ogni modo di non essere scoraggiata lanciando razzi su Israele e raddoppierà i suoi sforzi per destabilizzare la Cisgiordania, anche se la sua capacità di fare entrambe le cose potrebbe essere fortemente limitata date le carenze sempre più vistose delle proprie risorse umane e di armamenti.
Il danno agli ostaggi potrebbe essere compiuto sia come atto reattivo di vendetta che per imporre un ulteriore costo all’opinione pubblica di Israele. Gli effetti della scomparsa di Sinwar sull'opinione pubblica di Gaza meritano anch’essi di essere osservati ed analizzati con attenzione: i costi e le perdite in vite umane estremamente elevate della guerra hanno scatenato quella che in certi ambienti sembra essere una crescente sentimento negativo contro Hamas, così come contro Israele.
L'uccisione del leader probabilmente potrebbe incoraggiare alcuni abitanti di Gaza a esprimere più apertamente e concretamente il proprio dissenso. A lungo termine, l'eliminazione di Sinwar potrebbe emergere come un vero e proprio punto di svolta capace di far intraprendere iniziative politiche positive e realistiche. Sinwar è stato costantemente visto come il principale ostacolo di Hamas verso il raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco, e la sua assenza potrebbe riaprire le prospettive per una conciliazione che liberi anche gli ostaggi.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha già offerto ai sequestratori la possibilità di consegnarsi vivi e con la certezza della loro incolumità. Il presidente Biden ha anche notato il potenziale per una svolta. Ma perché ciò abbia successo, queste intenzioni devono tradursi rapidamente in una politica operativa.
In particolare, Israele deve essere disposto a presentare un piano del "giorno dopo" che crei le condizioni capaci di porre fine alla guerra e di attivare la ricostruzione di Gaza. Tale progetto dovrà basarsi su un accordo che contempli la liberazione degli ostaggi e il disarmo di Hamas, nonché l'espulsione della sua leadership insieme ai suoi agenti militari operanti all'estero.
E l’Autorità palestinese ?
Va da sé che l’accordo deve includere anche un ruolo – pur simbolico – per l'Autorità palestinese (ANP) oltre ad offrire un percorso concreto per porre fine al conflitto israelo-palestinese. Ciò sarà necessario per consentire a protagonisti terzi, in particolare quelli regionali, di svolgere il proprio ruolo nella Gaza del dopoguerra.
Se abbinato agli sforzi per riabilitare l'Autorità Palestinese e creare un percorso credibile per porre fine al conflitto più ampio, potrebbe anche spostare sensibilmente l'equilibrio di potere palestinese lontano dall’influenza di Hamas.
Più in generale, se le nuove dinamiche create dall'uccisione di Sinwar possono essere sfruttate per un cessate il fuoco, ciò potrebbe avere implicazioni sufficienti per porre fine alla guerra in Libano. Un tale cambiamento priverebbe l'Iran di due delle sue più preziose risorse regionali e, così facendo, diminuirebbe la sua perniciosa e sanguinaria influenza nella regione.
Tutti questi sviluppi potrebbero crearne potenzialmente uno nuovo , ma l'amministrazione statunitense dovrà prendere l'iniziativa e cogliere per intero questa opportunità.
Riproduzione Riservata ®