A cura del Dott. Pierpaolo Piras, Specialista in Otorinolaringoiatria e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
Il cancro è una delle principali cause di morte nel mondo: si stima che ci siano circa dieci milioni di persone vittime ogni anno a causa di questa malattia. Ma quando si chiama "malattia", secondo la più recente interpretazione patologica e clinica, dovremmo più propriamente chiamarla come un insieme di malattie.
La scienza attuale spiega il perché.
Il nostro organismo è composto da circa 30-37 trilioni di cellule di circa 200 tipologie e funzioni differenti. Esse sono raggruppate per costituire i vari tessuti, che a loro volta formano organi, sistemi e apparati. Ogni tipo di cellula deve integrare in sé una funzione determinata e grazie a questa esercitare la propria funzione secondo le proprie caratteristiche. Ma talvolta accade che le cellule possono moltiplicarsi e crescere patologicamente in forma del tutto incontrollata, dando luogo in questo caso alla comparsa di una neoplasia maligna. Poiché queste ultime possono essere diverse a seconda della tipologia delle cellule che le hanno originate, ognuna di esse dà luogo a neoplasie differenti che richiedono a loro volta strategie terapeutiche differenti.
Perché si disattivano le cellule?
Come abbiamo detto, un tumore è costituito da un insieme di cellule che nasce e cresce in modo anomalo nel contesto di uno o più dei nostri organi. Se le cellule che lo compongono sono capaci di invadere altri tessuti e distruggerli (metastasi), la sua definizione avverrà all’insegna della malignità. Al contrario, se le cellule neoplastiche non hanno questa capacità invasiva e distruttiva, si definiscono “benigne”.
Perché è necessario fare questa diagnosi differenziale ?
Le cellule possono subire numerose mutazioni nei “geni” del proprio DNA . Quando i geni danneggiati sono collegati ai sistemi deputati al controllo della divisione cellulare, si produce un incremento di tipo “controllato”. Le motivazioni per le quali insorgono le mutazioni sono varie. Ad esempio, possono essere innescate da agenti esterni come il fumo di tabacco, sostanze chimiche o i raggi solari, nonché da errori della cellula stessa. A tale proposito, le cellule del nostro corpo si dividono spesso per rigenerare i tessuti, e in questa divisione vengono copiate da una all’altra le informazioni genetiche, un processo in cui tuttavia possono prodursi “errori di trascrizione del patrimonio genetico (le cosiddette mutazioni).
Le metastasi temibili
Uno dei processi patologici più temibili durante lo sviluppo di una neoplasia maligna è la metastasi . Tale fenomeno si verifica quando alcune cellule che compongono il tumore sono in grado di liberarsi dalla massa neoplastica principale e fuggono attraverso i vasi sanguigni per impiantarsi e crescere in un altro organo o apparato.
Ma è un viaggio molto complicato
Quando una cellula tumorale entra nei vasi sanguigni, si trova esposta alle cellule “difensive” del sistema immunitario. Se resistono o riescono a eludere il loro attacco, dovranno obbligatoriamente allontanarsi dai vasi sanguigni e fissarsi in un altro organo. E colonizzare questo organo non risulterà semplice perché le caratteristiche del nuovo tessuto sono differenti. Per questa serie di motivi, solo una piccola cellula tumorale può sopravvivere durante il processo metastatico. Tuttavia, quelle che lo seguono sono molto ben adattate diventando più difficili da combattere con le terapie attuali.
Si parla di tumore primario nel momento in cui è localizzato nell'organo dove ha avuto origine, e di tumore metastatico quando è in grado di riprendersi e viaggiare attraverso i vasi sanguigni fino a impiantarsi in un altro organo.
Terapie attuali: problemi e soluzioni
Oggi, la maggior parte dei tumori primari può essere curata se vengono diagnosticati in tempo prima che si diffondano e si formino le metastasi. Anche se ci sono pochi tipi di tumori, come il pancreas o alcuni tessuti cerebrali, che sono praticamente incurabili. Attualmente, i trattamenti più abituali riguardano la chirurgia, la chemioterapia (chemioterapici che uccidono le cellule che si dividono rapidamente) e la radioterapia (basata sull'emissione di radiazioni ad effetto letale sulle cellule tumorali). Il problema è che può provocare non trascurabili effetti secondari deteriorando in molti casi la salute dei pazienti.
L'altra questione rimasta in sospeso riguarda lo sviluppo di farmaci contro le metastasi. A causa della differenza tra i tumori primari, esse sono ancora adesso praticamente incurabili. Attualmente la ricerca clinica che si concentra sullo sviluppo di nuove farmaci, e contro il cancro, presenta molti fronti aperti, anche se i più promettenti , secondo gli studi dell’America Cancer Society (ACS), sono due : l'immunoterapia e la nanotecnologia.
Come funziona l'immunoterapia?
Il nostro sistema immunitario fronteggia gli attacchi biologici esterni che possono manifestarsi sotto forma di virus o batteri. Ma esso può anche distruggere le nostre cellule che hanno sofferto qualche danno e sono divenute “anomale”, come ad esempio sono le cellule neoplastiche. Tuttavia, alcune di queste celle hanno sviluppato la capacità di evasione, o addirittura di “bloccare” il sistema immunitario.
I ricercatori
Nel 2018, i ricercatori James P. Allison e Tasuku Honjo hanno ricevuto il premio Nobel per la medicina per aver scoperto la natura ed il funzionamento dei meccanismi fisiopatologici tramite i quali le neoplasie riescono a bloccare l’efficacia del sistema immunitario. Oggi, già si stanno utilizzando farmaci specifici che agiscono su siffatti meccanismi. Numerosi studi sono in corso per lo sviluppo di ulteriori terapie ancora più concentrate in questo senso scientifico.
Un'altra tecnica scientifica collegata al sistema immunitario è la terapia basata sulle cellule CAR-T : la quale consiste in un tipo di cellule del sistema immunitario dello stesso paziente denominate Cellule T le quali adeguatamente manipolate secondo particolari tecniche di laboratorio affinché imparino ad attaccare le cellule tumorali. Al momento, questa terapia sta dando i primi risultati degni di nota su alcune tipologie neoplastiche, come nel campo delle leucemie e linfomi.
Nanoparticelle ad azione diretta
La nanotecnologia si basa sull'uso di materiali chimici minuscoli, di dimensioni inferiori di 100 nanometri (un nanometro è 100.000 volte più piccolo di un millimetro). Per avere un'idea della sua dimensione, la punta di una lama ha un diametro di un millimetro. Queste minuscole strutture possono trasportare farmaci (carrier) e dirigersi direttamente verso il loro organo-bersaglio rappresentato dalle cellule tumorali. Pertanto, i farmaci agiscono in modo diretto, evitando effetti collaterali e migliorando l'efficienza terapeutica.
Ricreazione di una nanoparticella terapeutica
La nanotecnologia è un campo molto ampio con numerose varianti, e una delle opzioni di analisi che più si sta utilizzando riguarda l' ipertermia. Si tratta di utilizzare nanoparticelle capaci di riscaldarsi al punto, quando raggiungono temperature elevate, di riuscire a danneggiare fisicamente e selettivamente le cellule tumorali, senza intaccare minimamente i tessuti sani. In questo articolo sono esposte due tipologie terapeutiche attualmente all’avanguardia nella prospettiva clinica nelle quali sono state riposte molte speranze. Sarebbe stato utile menzionare altri campi scientifici oggi utilizzati ancora sperimentalmente come promotori delle terapie anti-neoplastiche, come ad esempio l'intelligenza artificiale, i modelli matematici e la terapia genetica. Di questi se ne sentirà parlare sicuramente in tempi brevi.
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L'Autore
Redazione
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cancro MEDICINA innovazione