Conferenza sul clima, grande partecipazione della società civile

  Articoli (Articles)
  Valeria Fraquelli
  17 dicembre 2025
  4 minuti, 23 secondi

Si è conclusa la COP30 a Belém, nel cuore dell'Amazzonia, un luogo ferito più e più volte dalla deforestazione, simbolo della totale mancanza di rispetto nei confronti del nostro pianeta e delle sue risorse.

Ma è proprio l’Amazzonia, con tutta la sua fragilità, a rappresentare il polmone verde che ci permette di avere un clima accettabile e gradevole, adatto a tutte le nostre attività quotidiane.

L’Amazzonia diventa, quindi, il territorio ideale per parlare dei problemi del pianeta e delle possibili soluzioni. Nelle tre precedenti conferenze, era stata data voce soprattutto alle istituzioni e alle delegazioni governative, ma questa COP30 ha finalmente lasciato la parola alla società civile, che ha chiaramente espresso l’urgenza di agire per salvarci dai cambiamenti climatici.

Sappiamo che in questo momento il nostro pianeta ha bisogno di noi, che non possiamo più girarci dall’altra parte, e in questa COP30 la società civile ha voluto gridare tutta l’indignazione per i problemi ambientali che sono messi troppo spesso in secondo piano. Finalmente, la gente comune ha potuto dire la sua, ha potuto manifestare e fare sentire chiaramente la sua voce.

La vera novità di questa COP30, infatti, è proprio la straordinaria partecipazione della società civile, delle persone comuni, delle associazioni, di coloro che sono maggiormente toccati dai cambiamenti climatici ma che non hanno voce quando propongono soluzioni per mitigarne gli effetti.

Sta così nascendo un nuovo ruolo per la società civile, un ruolo che, per la prima volta, sarà attivo e in primo piano. Per la prima volta sono state rappresentate le istanze di tutti gli stakeholder, di tutti coloro che davvero hanno a cuore il pianeta e la sua salute, e cercano di ripristinare la natura così com’era prima che gli esseri umani la rovinassero, forse per sempre.

Anche gli esperti che hanno partecipato alla COP30 sostengono che “Per la prima volta, governi, imprese, investitori, città, popolazioni indigene e società civile hanno collaborato nell’ambito di un’unica agenda d’azione coordinata, incentrata su continuità, scienza, trasparenza e risultati concreti, con il supporto di Activation Groups composti da esperti intersettoriali”.

Quello che abbiamo mostrato a Belém è che l’azione per il clima sta cambiando marcia, accelerando a un ritmo senza precedenti, con le città che decarbonizzano, le aziende che riprogettano le catene di approvvigionamento, i finanziatori che reindirizzano miliardi di dollari e le popolazioni indigene che promuovono la tutela delle foreste. Questo sforzo dell’intera società non si fermerà con la chiusura delle elezioni: continua, incessantemente, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno”, ha dichiarato Dan Ioschpe, Climate High-Level Champion per la COP30 che giudica molto positivo il nuovo ruolo della società civile e il suo grande impegno per rispettare, e fare rispettare dai propri rappresentanti politici, gli impegni a favore di un clima migliore.

Si può dire che la società civile non è mai stata così presente, così pronta ad affiancare le autorità e i decisori politici nel lungo cammino che ci aspetta per arrivare finalmente ad un pianeta pulito e vivibile. C'è tanta voglia di collaborare e cooperare per il nostro pianeta, per gli animali, per noi stessi perché abbiamo solo un mondo in cui è possibile abitare e bisogna rispettarlo e curarlo.

Una piccola flotta di indigeni, con le proprie canoe, ha protestato contro i cambiamenti climatici e la deforestazione dell’Amazzonia. Sono arrivati fin dentro le sale della conferenza e, per la prima volta, il mondo intero si è accorto di queste popolazioni che vivono sempre a contatto con la natura e hanno molto da insegnarci su come mitigare i danni del cambiamento climatico. Per la prima volta, ci siamo accorti che tutta la tecnologia e il progresso non servono, se non utilizzati per il bene del nostro pianeta e di tutte le creature che lo abitano. È questo il messaggio che la società civile ha voluto portare alla conferenza.

In conclusione, la società civile non vuole più essere lasciata ai margini, ma vuole partecipare e impegnarsi per rendere il nostro pianeta un posto migliore, più pulito e più accogliente in cui vivere. La grande partecipazione alla COP30 ha dimostrato che le idee valide possono arrivare anche dalle persone più umili e spesso sono quelle migliori.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025

Condividi il post

L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

Tag

conferenza sul clima società civile Istituzioni partecipazione lotta contro i cambiamenti climatici COP30 climate change