Il Tropical Forest Forever Fund (TFFF), annunciato dal governo brasiliano durante la COP30 di Belém nel novembre 2025, segna un passo avanti importante nella finanza climatica internazionale. Questo lancio rappresenta una continuità con le conversazioni sulla finanza climatica che sono state centrali in iniziative come la Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ). Diversamente dai tradizionali strumenti basati su trasferimenti pubblici o finanziamenti a progetto, il TFFF è pensato come un veicolo finanziario che mira a generare rendimenti e a valorizzare economicamente la conservazione delle foreste tropicali nei mercati dei capitali.
Il fondo ha due obiettivi principali: garantire un flusso di entrate stabile e prevedibile ai Paesi con molte foreste e attrarre capitali privati su larga scala, andando oltre i limiti della cooperazione climatica tradizionale. Per quantificare il primo obiettivo, il fondo mira a stabilire un futuro in cui le entrate forestali rappresentino almeno il 2% del PIL dei Paesi beneficiari, mentre il secondo obiettivo si traduce nell'aspirazione di mobilitare almeno 25 miliardi di dollari USA in investimenti privati entro cinque anni dalla sua creazione.
Architettura finanziaria del fondo
Dal punto di vista tecnico, il TFFF è strutturato come un fondo multilaterale con una capitalizzazione target di circa 125 miliardi di dollari. Il capitale iniziale, fornito da stati sovrani, banche multilaterali di sviluppo e fondazioni filantropiche, svolge una funzione di anchor capital: riduce il profilo di rischio complessivo del veicolo e migliora l’attrattività per investitori istituzionali.
Il fondo non distribuisce il capitale raccolto, ma lo investe in un portafoglio diversificato di attività finanziarie a basso rischio. La strategia punta a preservare il capitale e a generare rendimenti reali positivi nel lungo periodo. I pagamenti ai Paesi beneficiari provengono solo dai rendimenti finanziari, non dal capitale, rendendo il meccanismo teoricamente permanente (evergreen fund). Questa struttura rende il TFFF diverso sia dai fondi di sviluppo tradizionali sia dai mercati volontari del carbonio, posizionandolo tra la finanza pubblica e quella di mercato.
Meccanismo di incentivi e allocazione del rischio
Il punto centrale del fondo è il suo sistema di incentivi. I pagamenti ai Paesi partecipanti si basano su indicatori quantitativi di performance ambientale, soprattutto sulla variazione della superficie forestale misurata ogni anno con sistemi satellitari indipendenti. In questo modo, il modello collega direttamente la conservazione delle foreste ai flussi finanziari.
Per quanto riguarda la distribuzione del rischio, il TFFF ha una struttura asimmetrica. Gli investitori del fondo si assumono la maggior parte del rischio finanziario di mercato, come i tassi di interesse e la volatilità degli asset. Invece, il rischio legato alla performance ambientale ricade sui Paesi beneficiari, che ricevono meno pagamenti o nessuno se la deforestazione supera i limiti stabiliti. Questa distinzione aiuta a evitare uno dei problemi principali dei meccanismi basati sui crediti di carbonio, cioè l’incertezza sulla qualità e la durata dei risultati ambientali.
Impatti macroeconomici per i Paesi forestali
Dal punto di vista macroeconomico, il fondo può essere visto come uno strumento per stabilizzare le entrate dei Paesi ricchi di risorse naturali. Se i flussi dal TFFF sono abbastanza consistenti, possono funzionare come rendite ambientali condizionate e influire sulla bilancia dei pagamenti, sulla sostenibilità fiscale e sulla capacità di investimento pubblico.
A differenza delle rendite estrattive, questi flussi sono legati alla conservazione delle risorse naturali, non al loro sfruttamento. Questo riduce il rischio di problemi tipici della resource curse, almeno in teoria, e permette di integrare meglio il capitale naturale nei conti economici nazionali. Una parte obbligatoria dei trasferimenti va alle comunità locali e indigene. Questo elemento redistributivo, se applicato bene, può rafforzare la coesione sociale e ridurre i conflitti sull’uso del territorio.
Attrattività per i mercati finanziari
Per gli investitori istituzionali, il TFFF offre un profilo rischio-rendimento adatto a strategie di lungo periodo che puntano alla stabilità più che alla massimizzazione dei guadagni. In un contesto in cui i criteri ESG sono sempre più importanti, il fondo permette di investire in un tema ambientale rilevante senza dover assumere direttamente rischi sovrani o politici nei Paesi beneficiari.
Dal punto di vista della distribuzione degli investimenti, il TFFF può essere visto come un veicolo di impact finance simile a un fondo sovrano tematico. Tuttavia, la sua capacità di attrarre capitali privati dipenderà dalla credibilità della governance, dalla qualità della gestione finanziaria e dalla chiarezza delle regole operative.
Criticità strutturali
Nonostante il modello sia teoricamente ben costruito, ci sono ancora problemi importanti. Il primo riguarda la governance multilivello del fondo, che dovrà trovare un equilibrio tra gli interessi degli Stati contribuenti, degli investitori privati e dei Paesi beneficiari. Se le decisioni diventassero troppo politicizzate, la fiducia dei mercati potrebbe diminuire. Il secondo problema è il rischio di sostituzione: i flussi del TFFF potrebbero ridurre la motivazione dei governi a fare riforme interne sull’uso del suolo, portandoli a dipendere troppo dai trasferimenti esterni.
Infine, rimane il problema della scala. Solo una partecipazione ampia e una rapida crescita della capitalizzazione permetterebbero al fondo di influire davvero sui fattori economici che causano la deforestazione, ancora molto legati alle attività agricole, minerarie e infrastrutturali.
Il Tropical Forest Forever Fund è un esperimento avanzato che unisce la finanza globale alla tutela delle risorse naturali. La sua importanza non sta solo nelle risorse che può mobilitare, ma soprattutto nel tentativo di cambiare il rapporto tra mercati, Stati e beni ambientali. Se il modello si dimostrerà sostenibile dal punto di vista finanziario e credibile dal punto di vista politico, potrebbe diventare un esempio per nuove forme di finanza ambientale basate sulle risorse naturali, invece che su compensazioni a posteriori. Altrimenti, rischia di restare un progetto ambizioso ma incompiuto, che mostra quanto sia difficile trasformare la transizione ecologica in strumenti finanziari concreti.
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