Conflitto in Yemen: raid USA, vittime civili e crisi umanitaria

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  Veronica Grazzi
  30 marzo 2025
  4 minuti, 6 secondi

È dal 15 marzo che sono iniziati i bombardamenti aerei statunitensi contro gli Houthi in Yemen, giustificati come risposta alle azioni del gruppo ribelle che ha iniziato a colpire asset strategici e navi commerciali israeliane e americane che attraversano il Mar Rosso. Fino ad ora sono state uccise almeno 53 persone nei bombardamenti, tra le vittime ci sarebbero anche donne e bambini. Secondo fonti internazionali, almeno dieci attacchi hanno colpito diverse aree strategiche controllate dagli Houthi, inclusa la capitale Sana’a, mentre gli Houthi dichiarano che gli attacchi aerei statunitensi sono stati ben più numerosi, con almeno 17 raid che hanno preso di mira varie località chiave. L’azione militare solleva seri dubbi, sorti spesso negli ultimi mesi, su temi fondamentali come la protezione dei civili, il rispetto del diritto internazionale umanitario e la legittimità di tali interventi, visto che in vari scenari di guerra le norme internazionali sono state violate, e i civili sono stati uccisi senza nessuna conseguenza o senza giustizia.

Nel caso dello Yemen, i bombardamenti hanno colpito aree densamente popolate, come la capitale Sana'a e altre città, causando danni importanti alle infrastrutture civili. La distruzione di ospedali, scuole e abitazioni ha ulteriormente compromesso l'accesso ai servizi essenziali, lasciando molte comunità senza assistenza medica e rifugi sicuri. C’è molta preoccupazione per l'escalation del conflitto, che può solo aumentare il numero delle vittime civili e ancora una volta violare il diritto internazionale umanitario. Va tenuto a mente, inoltre, che la situazione umanitaria nello Yemen è tra le peggiori al mondo. Secondo Human Rights Watch, oltre 18,2 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria. A inizio 2025 l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha lanciato un appello per 2,47 miliardi di dollari al fine di fornire aiuti urgenti nel 2025. A ogni modo, l'accesso umanitario e la distribuzione di aiuti vitali è al momento ostacolato dai continui combattimenti e dalle restrizioni imposte dalle parti in conflitto.

Le critiche alla strategia americana non si sono fatte attendere: molti analisti ed esperti di diritti umani hanno sottolineato come le azioni intraprese dall’amministrazione Trump possano alimentare ulteriormente il conflitto e aggravare le sofferenze della popolazione civile.

Alla delicata situazione geopolitica e umanitaria, si aggiungono altri sviluppi e dettagli riguardo all’azione statunitense. Negli ultimi giorni è stato diffuso un documento riservato, condiviso accidentalmente con un giornalista, che delineava i dettagli degli attacchi, gettando ombre sulla gestione operativa e sulla trasparenza delle operazioni militari statunitensi. La causa è stata una falla significativa nella sicurezza delle informazioni: nello specifico, un messaggio destinato a una chat interna del Dipartimento della Difesa è stato erroneamente inviato a un giornalista americano, rivelando dettagli sensibili sugli obiettivi e sulla tempistica degli attacchi. L’errore ha suscitato un’ondata di polemiche, non solo per l’imbarazzo diplomatico, ma anche per le possibili implicazioni sulla sicurezza delle operazioni e sull’esposizione di informazioni che potrebbero essere sfruttate dal gruppo dei ribelli Houthi.

Nel frattempo, anche gli Houthi hanno intensificato i loro attacchi contro obiettivi sensibili e asset strategici degli Stati Uniti e di Israele, come basi militari e navi commerciali. La questione dell’attacco di navi in acque internazionali era già stata sollevata tra novembre e dicembre 2023: Israele aveva iniziato il suo attacco sulla Striscia di Gaza, e gli Houthi in supporto al popolo palestinese avevano iniziato ad attaccare navi cargo in transito, creando grossi ritardi nelle forniture e dirottamenti su rotte molto più lunghe e costose. La ripresa degli attacchi viene legata nuovamente alle azioni strategiche israeliane e statunitensi. Nelle ultime settimane, infatti, Israele non solo ha bloccato l’accesso di aiuti umanitari all’interno della Striscia di Gaza, ma ha anche interrotto la fragile tregua con Hamas, bombardando nuovamente la Striscia e uccidendo almeno 500 civili innocenti, che fanno salire il totale dei palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023 a circa 50.000.

Trump su X si rivolge direttamente al gruppo ribelle scrivendo che se non si fermeranno, “l'inferno pioverà su di voi come non avete mai visto prima”.

Nell’attuale situazione sarebbe invece fondamentale prediligere la soluzione diplomatica, specialmente in un contesto come quello yemenita dove la situazione umanitaria è già molto fragile. Ogni intervento militare, anche se mirato, comporta inevitabilmente il rischio di colpire civili innocenti e di violare il diritto internazionale. Gli attacchi statunitensi in Yemen si uniscono nel quadro più ampio della guerra tra Israele e Hamas ma anche in una storica rivalità e tensione nell’area, che andrebbe risolto non solo con un cessate il fuoco, ma anche con una strategia a lungo termine per ricostruire un Paese devastato dalla guerra e per garantire un disimpegno verso l’uso delle armi come soluzione alle tensioni regionali.


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L'Autore

Veronica Grazzi

Veronica Grazzi è originaria di un piccolo paese vicino a Trento, Trentino Alto-Adige ed è nata il 10 dicembre 1999.

Si è laureata in scienze internazionali e diplomatiche all’università di Bologna, ed è durante questo periodo che si è appassionata al mondo della scrittura grazie ad un tirocinio presso la testata giornalistica Il Post di Milano. Si è poi iscritta ad una Laurea Magistrale in inglese in Studi Europei ed Internazionali presso la scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento.

Grazie al Progetto Erasmus+ ha vissuto sei mesi in Estonia, dove ha focalizzato i suoi studi sulla relazione tra diritti umani e tecnologia. Si è poi spostata in Ungheria per svolgere un tirocinio presso l’ambasciata d’Italia a Budapest nell’ambito del bando MAECI-CRUI, dove si è appassionata ulteriormente alla politica europea ed alle politiche di confine.

Veronica si trova ora a Vienna, dove sta svolgendo un tirocinio presso l’Agenzia specializzata ONU per lo Sviluppo Industriale Sostenibile. È in questo contesto che ha sviluppato il suo interesse per l’area di aiuti umanitari e diritti umani, prendendo poi parte a varie opportunità di formazione nell’ambito.

In Mondo Internazionale Post, Veronica è un'Autrice per l’area tematica di Diritti Umani.

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Diritti Umani

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Diritti umani Yemen USA Bombardamenti