Nel corso degli ultimi mesi, la GenZ ha organizzato diverse manifestazioni in vari Paesi di tutto il mondo: Nepal, Francia, Bulgaria, Madagascar…
Uno dei continenti maggiormente colpiti da questa ondata di proteste è senza dubbio l’America Latina, in cui i giovani lamentano la presenza di governi corrotti, la criminalità organizzata e molte riforme che non badano ai bisogni dei cittadini.
Il malcontento della popolazione e la Presidentessa sottoposta ad impeachment: il caso del Perù
Venerdì 10 ottobre 2025, la prima Presidentessa donna del Perù, Ercilia Boluarte Zegarra, è stata messa sotto accusa dal Parlamento, sottoposta a un processo di impeachment e rimossa dall'incarico per "incapacità morale permanente". I tre anni della sua Presidenza sono infatti stati caratterizzati da numerosi scandali e da un forte aumento della criminalità. A tale situazione, sono inevitabilmente seguite delle proteste da parte della popolazione, soprattutto giovanile, che a partire dal 2020 ha dimostrato il suo malcontento contro la criminalità, le politiche messe in atto dalla Presidentessa, la sospensione del procuratore generale e le accuse di corruzione di alto livello che coinvolgono ministri del gabinetto.
I protagonisti principali di queste proteste sono stati i membri della GenZ, i quali hanno manifestato contro una legge del 5 settembre che prevedeva che i giovani contribuissero a fondi pensione privati, nonostante l'alto tasso di lavoro informale. Inoltre, al centro delle manifestazioni permaneva grande attenzione sul problema della criminalità organizzata.
In seguito, la Boluarte è stata immediatamente sostituita dall’attuale Presidente, il 38enne José Jerí, membro del partito di centro-destra “Somos Perú”, che guiderà il Paese fino alle elezioni che si terranno ad aprile 2026. Recentemente, Jerì ha colto le richieste derivanti dalla GenZ e ha infatti dichiarato che “Il nemico principale è fuori, nelle strade: bande criminali, gang. Dobbiamo dichiarargli guerra”, dichiarando così di combattere contro la criminalità che sta affliggendo il Paese.
Sulla scia del Perù, anche in Paraguay la GenZ è scesa in piazza
Anche in Paraguay, sulla scia delle proteste avvenute in Perù, la GenZ ha invocato una protesta contro il Governo sotto il logo “Somos el 99,9%” (Siamo il 99,9%). I giovani paraguaiani sono scesi in strada cantando cori contro la corruzione, l’inefficienza dei servizi pubblici e le scarse opportunità lavorative. Inoltre, i manifestanti hanno portato con sé le immagini del manga comico “One Piece” raffiguranti un teschio con un sombrero di paglia, utilizzata anche in altri Paesi (tra cui il Perù) come simbolo di lotta contro l’oppressione.
Tali proteste sono state disperse dagli agenti attraverso spray al peperoncino, ma i manifestanti hanno risposto lanciando loro le pietre, con conseguenti feriti.
La riforma voluta da Milei e la rabbia degli argentini
Anche in Argentina si sono svolte numerose proteste contro la recente riforma voluta dal Presidente Javier Milei, che prevede una serie di misure in linea con la sua politica di austerità che, a detta dei cittadini, minerebbe molti dei diritti dei lavoratori. Tali misure comprendono una limitazione a effettuare scioperi, maggiore facilità a procedere ai licenziamenti, un aumento delle ore lavorative (da 8 a 12 ore), un taglio dei sussidi e altro.
Secondo gli alleati del Presidente, invece, l’implementazione di tali misure aumenterebbe gli investimenti e il lavoro formale, dal momento che il 40% dei lavoratori argentini non lo possiede, e avrebbe anche il vantaggio di ridurre le tasse per gli imprenditori.
Sebbene il Presidente abbia abbassato l’inflazione dal 150% al 32% nel corso di soli due anni, le sue politiche hanno avuto delle ripercussioni negative sugli stipendi e sull’occupazione. Proprio per questo motivo, lavoratori di vari settori a fine febbraio hanno organizzato il più grande sciopero da quando Milei è Presidente, durante la quale il 90% delle attività è rimasta bloccata.
L’indignazione dei giovani scatena proteste anche in Messico
Stessa situazione si è verificata in 52 città messicane, in cui la GenZ ha indetto delle manifestazioni che sono state scatenate dall’omicidio del sindaco di Uruapan Carlos Manzo, avvenuto il 1° novembre 2025, colpevole di aver incitato il Governo a prendere provvedimenti contro la criminalità organizzata presente nel Paese. Tale evento ha suscitato la rabbia dei giovani, che hanno dunque deciso di scendere in piazza per protestare non solo contro un sistema corrotto, violento e indisponibile nei confronti dei cittadini, ma anche contro il peggioramento del tenore di vita e l’aumento della disoccupazione.
In Messico, la GenZ si definisce come un movimento “civico, realista e apartitico”, il cui slogan è: "Non siamo né di destra né di sinistra, siamo la generazione che è stanca di chinare la testa".
Prima di iniziare la marcia, i giovani membri hanno pubblicato una petizione di 12 punti, le cui richieste sono maggiore democrazia, sicurezza e trasparenza, così come migliori opportunità di lavoro e una migliore qualità di vita dei cittadini. Tali manifestazioni hanno visto partecipi studenti, contadini e membri di partiti di opposizione di tutte le età. Inizialmente pacifiche, le marce sono diventate violente quando hanno raggiunto lo Zòcalo della capitale, ove si è aggiunto un gruppo definito “blocco nero” che ha colpito le recinzioni attorno al Palazzo Nazionale con l’utilizzo di martelli, ferendo 10 civili e centinaia di agenti della polizia.
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