Il 1° settembre 2025 sei dei nove giudici della Corte Suprema del Messico sono entrati in carica a seguito della riforma costituzionale approvata lo scorso anno. Il progetto era stato incentivato dall'allora presidente Obrador: la riforma era stata fortemente sostenuta con l'intenzione di creare un sistema giudiziario più sensibile all'opinione popolare e alle influenze politiche. Tuttavia, questo apre la strada a significative sfide: se da un lato soddisfa l'esigenza di creare un sistema più imparziale e democratico possibile, dall'altra solleva questioni riguardo l'effettiva indipendenza del sistema giudiziario dalle tendenze governative.
La riforma in breve
A settembre dello scorso anno, membri del congresso e senatori della coalizione politica dell'allora presidente Obrador e dell'attuale presidente Claudia Sheinbaum Pardo, hanno approvato una riforma costituzionale che elimina il mandato giudiziario e prevede elezioni periodiche per i giudici: sotto questo nuovo quadro, le elezioni si tengono in ogni distretto e gli elettori votano tra candidati presentati su una lista, già approvata dal Senato, dalla Corte Suprema e da tre comitati di valutazioni nominati dal presidente. Il vecchio sistema prevedeva la selezione dei giudici attraverso un sistema aperto e competitivo, valutato da un'apposita istituzione federale, rendendo i candidati di successo eligibili per ottenere la carica a vita dopo sei anni di ufficio. La riforma entrata in vigore prevede un'elezione periodica ogni nove anni secondo le modalità distrettuali e di selezione prima menzionate: questa drastica riforma costringerebbe quindi alle dimissioni circa 1650 giudici, che sarebbero rimpiazzati nella prima tornata elettorale del 2025 (i cui vincitori si sono insediati all'inizio di questo mese) e del 2027.
Le implicazioni della riforma: una giustizia politica?
Gli standard internazionali per l'indipendenza del potere giudiziario sono contenuti nel documento Basic Principles on the Indipendence of the Judiciary, adottato già nel 1985 dal settimo Congresso delle Nazioni Unite sulla prevenzione dei reati e sul trattamento dei delinquenti. Secondo tali principi, i giudici dovrebbero avere un mandato garantito e dovrebbero essere protetti da qualsiasi influenza politica, per evitare che le decisioni non siano imparziali e strettamente legate al rispetto delle leggi. La Special Rapporteur delle Nazioni Unite sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati, Margaret Satterthwaite, aveva già espresso preoccupazione, in una lettera a Obrador, riguardo le implicazioni di tale riforma: il rischio è che i giudici possano cercare consenso tra gli elettori e tra gli sponsor delle proprie campagne sperando in una (ri)elezione, non agendo così in senso puramente e strettamente giuridico nelle decisioni che devono prendere una volta assunta la carica. Lo stesso Human Rights Committee delle Nazioni Unite e la Corte Interamericana dei Diritti Umani hanno osservato come tali giudici non rispettino il diritto di ciascuno individuo ad un processo giusto, in quanto i giudici potrebbero trovarsi in una situazione di conflitto di interesse.
Un processo di selezione impreciso e una tornata elettorale spoglia
Gli stessi comitati di valutazione non hanno promulgato alcun tipo di regolamento o protocollo aggiuntivo per chiarire i metodi di selezione dei candidati, che rimangono quindi soggetti a criteri poco definiti quali l'onestà, la reputazione e la competenza. Secondo l'Observatorio Electoral Judicial, questo significa che i comitati avrebbero dovuto esaminare quaranta candidati al giorno, sette giorni su sette. Inoltre, l'Observatorio segnala mancanza di trasparenza nel dichiarare i fondi usati per sostenere e finanziare le campagne elettorali dei giudici. La tornata elettorale di giugno 2025 ha visto l'affluenza ai seggi ad un basso livello del 13%: solo poco più di un decimo degli aventi diritto ha espresso il proprio voto per l'entrata in carica di 6 giudici della Corte Suprema, 800 giudici federali e 1800 giudici locali.
Verso giugno 2027
Le problematiche evidenziate riguardo la riforma costituzionale sono non poche e pongono le basi per cercare di sistemare un regime che non sembra soddisfare i requisiti di trasparenza, democrazia e imparzialità e si rivela necessario indirizzare la rotta per giugno 2027 seguendo la strada che tutela concretamente l'indipendenza del potere giudiziario.
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