DeepSeek fa tremare il mercato AI americano

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  Leonardo Di Girolamo
  05 febbraio 2025
  5 minuti, 18 secondi

Nonostante l’etichetta “intelligenza artificiale” venga spesso utilizzata come uno slogan in contesti non appropriati alla tipologia descritta, gli sviluppi nel settore continuano a susseguirsi con velocità e impatto esponenziali. Gli Stati Uniti erano oramai considerati i leader indiscussi di questo nuovo settore tecnologico, dominato da giganti come OpenAI, Microsoft, Google e NVIDIA. Ma lunedì 27 gennaio 2025, gli investitori hanno constatato come in realtà la “corsa all’AI” non stia avendo luogo solamente entro i confini americani, e che la Cina potrebbe aver già sorpassato gli USA.

DeepSeek è una startup cinese di intelligenza artificiale che sviluppa modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) open source, fondata a Hangzhou solamente a maggio 2023. Nonostante gli investitori fossero inizialmente riluttanti ad investire nella startup, dubbiosi della capacità di rilasciare un prodotto convincente nel breve periodo, la prima serie di LLM di DeepSeek è stata pubblicata già nel novembre dello stesso anno. Un anno dopo, la serie di modelli DeepSeek-V2 fa il suo debutto con due modelli base e due chatbot, elogiati dal Financial Times per il loro prezzo molto più economico rispetto ai concorrenti.

Il 20 gennaio 2025, la startup cinese ha rilasciato i suoi nuovi LLM, DeepSeek-R1 e R1-Zero, basati sulla nuova architettura DeepSeek-V3. Sulla base di questi modelli, sugli store di iOS e Android è stata resa disponibile l’app chatbot di DeepSeek, un assistente AI che nel giro di pochi giorni ha superato ChatGPT come app gratuita con la valutazione più alta sull’App Store di iOS statunitense. Ciò che sorprende del nuovo chatbot dell’azienda cinese non è solamente la rapidità con cui questa ha conquistato il mercato, ma il fatto che DeepSeek-V3 avrebbe richiesto risorse significativamente inferiori rispetto ai suoi pari per lo sviluppo e per il funzionamento. In particolare, le principali aziende del settore utilizzano fino a 16.000 integrati nei propri supercomputer per addestrare i loro chatbot, DeepSeek afferma di aver necessitato solamente di 2.000 H800, chip per computer specializzati prodotti da NVIDIA. L’addestramento del chatbot cinese avrebbe richiesto meno di due mesi, per un costo complessivo di circa 5 milioni di dollari, ovvero circa il 5% delle risorse impiegate ad esempio da OpenAI per addestrare il modello o1, e ancora più sorprendentemente ridotte se comparate con quelle investite da OpenAI sui modelli precedenti.

Lunedì 27 gennaio il settore tecnologico statunitense ha subito un tracollo significativo, con perdite di valore di mercato senza precedenti. NVIDIA, la più rumorosa delle perdite, ha perso il 17%, pari a quasi 600 miliardi di dollari di valore di mercato: di gran lunga la più grande riduzione di valore di sempre per una società quotata in borsa in termini assoluti (il precedente record negativo era stato raggiunto da Meta, quando tre anni fa aveva registrato una perdita di valore di circa 240 miliardi). In una singola giornata, NVIDIA è passata da essere la società quotata dal valore più alto al terzo posto, dietro Apple e Microsoft. Anche META e Alphabet (il gruppo di cui fa parte Google) hanno subito perdite significative. In totale, le perdite registrate dal settore tech americano in borsa sono state di circa 1.000 miliardi di dollari.

Ciò che sembrava un settore oramai dominato dagli Stati Uniti e con barriere di ingresso estremamente proibitive, si scopre essere in realtà una corsa tecnologica in cui la Cina potrebbe essere molto più avanti di quanto si pensasse, nonostante gli sforzi americani per tagliarla fuori dal mercato. A ottobre 2022, infatti, l’amministrazione Biden aveva implementato nuovi controlli sulle esportazioni verso la Repubblica Popolare Cinese, allo scopo di impedirne l’accesso nel mercato dei microprocessori. Thea D. Rozman Kendler, Vice Segretaria al commercio per l’Amministrazione delle Esportazioni, aveva commentato l’emendamento dichiarando come la Cina avesse investito “enormi risorse nello sviluppo delle capacità di supercalcolo”, puntando a diventare “leader mondiale nell’intelligenza artificiale entro il 2030”. La Commissione per la Sicurezza Nazionale sull’Intelligenza Artificiale degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto nel 2021 secondo il quale, se la Cina dovesse superare gli Stati Uniti nel settore dei microchip, sarebbe in grado di conseguenza di ottenere un vantaggio militare “in ogni ambito della guerra”. Ciononostante, prima che gli Stati Uniti rendessero effettive queste restrizioni, Liang Wenfeng (fondatore di DeepSeek) aveva già accumulato un magazzino di circa 10.000 GPU A100 NVIDIA.

Questa corsa all’intelligenza artificiale ha solamente due partecipanti al momento? Sì, o perlomeno, solamente due partecipanti si stanno giocando realisticamente la vittoria. Nonostante l’Unione Europea abbia intensificato gli investimenti nel settore, questi non hanno ancora permesso all’UE di avvicinarsi a Stati Uniti e Cina. Non aiuta di certo l’AI Act, che con il nobile obiettivo di creare un quadro giuridico armonizzato per l’IA, rischia tuttavia di rallentare le innovazioni. L’India è un altro attore che potrebbe emergere come di importanza notevole nel settore: nel 2022 il mercato indiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto i 680 milioni di dollari, grazie ad un fiorente ecosistema di startup.

OpenAI e Microsoft hanno già accusato DeepSeek di aver rubato i dati raccolti da OpenAI per addestrare ChatGPT: mossa interessante, considerato che migliaia di content creators – incluso il New York Times – abbiano accusato proprio OpenAI di aver rubato materiali protetti da copyright per addestrare i propri LLM. Accusa che OpenAI non ha mai negato, dichiarando invece che non si tratti di “violazione del diritto d’autore” perché trattasi di contenuti che rientrano a loro dire nella dottrina legale dell’”uso legittimo”. Il sito 404 Media ha riassunto la questione in un titolo meravigliosamente ironico: “OpenAI furiosa: DeepSeek potrebbe aver rubato tutti i dati che OpenAI ha rubato a noi”.

In un contesto in costante evoluzione come questo, è difficile immaginare cosa accadrà in futuro: ciò che è certo è che l’impatto di DeepSeek sui mercati non sarà ricordato come un evento isolato, ma come il simbolo dell’inizio di una corsa tecnologica che avrà conseguenze su ogni altro settore civile, industriale e militare come mai prima d’ora. E proprio in questo contesto, la questione di Taiwan diventerà sempre più centrale.

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