Xi Jinping in Vietnam, Malesia e Cambogia: maggiore unità regionale contro il protezionismo americano

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  Antonella Franzelli
  08 maggio 2025
  4 minuti

Il presidente cinese Xi Jinping il 14 aprile scorso è partito per un tour di cinque giorni in tre Paesi del sud-est asiatico, visitando Vietnam, Malesia e Cambogia. Per quanto sia molto probabile che questo viaggio fosse già stato organizzato da tempo, si è trasformato in un’importante occasione per approfondire e fortificare la sua diplomazia del vicinato nel tentativo di trarre vantaggio dall’instabilità e dalle pressioni causate dalla guerra commerciale iniziata dall’amministrazione Trump. Xi ha infatti avuto cura di presentare la Cina come un alleato in grado di fornire e promuovere ciò che Washington sta mettendo a repentaglio, ovvero stabilità, pace, nonché prosperità ed integrazione economica a livello regionale.

Nonostante la sospensione di 90 giorni concessa, i Paesi del blocco ASEAN sono infatti tra i più colpiti dalle tariffe reciproche del 2 aprile: alla Cambogia sono stati stabiliti dazi pari al 49%, al Vietnam del 46%, mentre alla Malesia del 24%. Questi dati risultano ancora più impressionanti se si tiene presente che queste tre economie lo scorso anno dipendevano principalmente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Nello specifico, queste ultime in Cambogia rappresentavano il 38% dell’export complessivo del Paese, mentre in Vietnam e in Malesia rispettivamente il 34 e il 16%.

In questo quadro ha voluto inserirsi la Cina. Rafforzare i legami economici e commerciali con i vicini, consolidare la cooperazione reciproca, ribadire l’idea di appartenenza ad un’unica comunità legata da un destino condiviso, è questo il nucleo della strategia di Pechino contro il crescente unilateralismo e protezionismo statunitense che andrebbero a minare l’ordine economico globale e il sistema di commercio multilaterale. “Together we will safeguard the bright prospects of our Asian family” ha affermato infatti Xi durante la sua permanenza in Malesia.

Indubbiamente, il tour nel sud-est asiatico ha prodotto esiti importanti, tra i quali vale la pena citare il rafforzamento dei legami bilaterali con i Paesi visitati. In ognuno di essi il Presidente cinese ha infatti concluso e siglato svariati accordi (45 con il Vietnam, 31 con la Malesia e 37 con la Cambogia) per approfondire la cooperazione tra le parti in diversi ambiti, da quello digitale a quello ambientale, da quello infrastrutturale a quello tecnologico, quello industriale e quello agricolo. In Vietnam, ad esempio, si è concordata la costruzione di una nuova via ferroviaria per collegare fisicamente il nord del Vietnam sud della Cina. O ancora, Pechino ha promesso ad Hanoi l’apertura dei propri mercati ad un maggior numero di prodotti agricoli vietnamiti, così da permettere all’alleato di diversificare la propria dipendenza economica ed essere meno esposta alle tariffe statunitensi. In Malesia, invece, Xi e il primo ministra malesiano Anwar Ibrahim hanno rafforzato la loro cooperazione industriale approfondendo l’iniziativa “Two Countries, Twin Parks” e hanno creato il “Joint Foreign and Defense Dialogue Mechanism” per favorire il coordinamento tra i due in materia di sicurezza e difesa. Infine, durante la sua ultima tappa, Xi ha concluso accordi con Phnom Penh sulle energie rinnovabili e non ha mancato di ribadire il proprio supporto al Funan Techo Canal project per la costruzione di un canale di collegamento tra il fiume Mekong e il porto di Kep. Quindi, si può affermare che il viaggio e gli accordi si inseriscono perfettamente nell’iniziativa strategica della Nuova Via della Seta che vuole promuovere collegamenti e interconnessioni nella regione euroasiatica attraverso progetti in diversi ambiti in modo da creare nuove opportunità di sviluppo per tutti.

Restano tuttavia dei limiti all’effettivo successo della strategia cinese. Molti Paesi del sud-est asiatico rimangono infatti restii a sbilanciarsi su un solo lato. Aspirando ad un’autonomia strategica e non volendo essere assorbiti nella rivalità tra le due superpotenze, molti Paesi propendono per mantenere un equilibrio strategico con più potenze e non nascondono, quindi, la volontà di negoziare separatamente anche con gli Stato Uniti. Inoltre, bisogna tenere presente che questi accordi non cancellano e non fanno dimenticare latenti tensioni territoriali con la Cina, come quelle legate al Mar Cinese Meridionale. L’approccio cinese sull’area, infatti, desta preoccupazioni di natura securitaria per i Paesi vicini che vi si affacciano e che rivendicano territori.

Di conseguenza, per quanto il viaggio di Xi nel sud-est asiatico abbia portato a dei risultati positivi, specialmente con riferimento all’intensificarsi delle relazioni e della cooperazione tra Pechino, Hanoi, Kuala Lumpur e Phnom Penh, è difficile pensare che questo possa segnare una svolta negli equilibri mondiali.

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Antonella Franzelli

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Asia Orientale

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Cina Sud-est asiatico USA Asian family