Di uragani e assicurazioni

Gli USA tra crisi climatica e assicurativa

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  Matteo Gabutti
  28 ottobre 2024
  9 minuti, 49 secondi

Per decenni nel corso della mia carriera da meteorologo, ho tenuto un approccio non allarmista riguardo all’impatto del cambiamento climatico sul nostro pianeta. Ma diamine se è dura non essere allarmisti in questi giorni!


- John Morales, 24 ottobre 2024

Dal 1991 John Morales copre la sezione meteo delle notizie su Miami. Lunedì 7 ottobre 2024, la voce calma e baritonale che per oltre trent’anni ha accompagnato le famiglie della Florida del sud ha tremato di fronte alla spirale dell’uragano Milton. Una frase tronca, gli occhi umidi, e infine una chiusa strozzata: “Chiedo scusa, è solo… orribile”.

La clip ha presto raggiunto quasi due milioni di visualizzazioni su X. Ai microfoni del New York Times, Morales ha raccontato di essersi deciso a condividerla per mostrare, da “baby boomer”, che la crisi climatica è una questione intergenerazionale, e non un’ansia condivisa solo fra i più giovani.

Che si chiamino o meno le cose col loro nome, in meno di due settimane lo Stato di residenza del candidato presidenziale che si ostina a negare il cambiamento climatico è stato approdo di due uragani, Helene e Milton.

E sebbene i due fenomeni presentino importanti differenze e abbiano relativamente risparmiato la Florida rispetto al North Carolina, al di là della tragedia umana gli uragani hanno evidenziato un aspetto caro agli elettorati di entrambi i Partiti statunitensi: il costo economico.

Ma al di sotto della lampante distruzione si cela un problema annoso quanto ormai endemico negli States e non solo: la maggior parte dei danni non è assicurata.



Colpiti e non assicurati

Come riporta un articolo di AP News, stime iniziali suggeriscono che Helene e Milton hanno buone probabilità di raggiungere Katrina e Sandy nella lista dei “killer da oltre $50 miliardi”, rispettivamente il sesto e il settimo registrati negli ultimi sette anni.

Secondo John Dickson, presidente dell’Agenzia assicurativa Aon Edge, appena il 5 percento delle vittime di Helene era assicurato contro i danni subiti. L’impatto di quell’uragano è stato massimo nell’entroterra, impreparato ad affrontare un fenomeno tradizionalmente associato alle coste statunitensi.

Le tempeste di oggi, gli eventi di oggi sono semplicemente molto diversi dagli eventi di ieri”, Dickson ha raccontato ad AP News. “Il meteo sembra, in molti casi, muoversi più velocemente di quanto noi siamo in grado di starvi dietro come società”.

Fenomeni più intensi e più frequenti minacciano di estendersi in nuovi territori seguendo itinerari inediti. Con oltre 70 morti, uno dei centri più duramente colpiti da Helene è la cittadina di Asheville nel North Carolina occidentale, un’area montana a centinaia di miglia dall’Atlantico, stravolta da una combinazione letale di piogge, alluvioni e frane.

Ma anche gli Stati federali con più familiarità con questi eventi si stanno riscoprendo vulnerabili. In Florida, regolamenti edilizi anti-uragano e sistemi di allarme meglio collaudati hanno contribuito a limitare la portata di Milton. Eppure, ormai da qualche anno lo Stato è al centro di una vera crisi assicurativa riguardo alle protezioni da catastrofi naturali. Una crisi che si sta allargando all’intera nazione.



Più raro e più caro

Le assicurazioni sulle abitazioni stanno diventando sempre più costose e introvabili.

Grandi compagnie assicurative occupano una porzione risibile del mercato della Florida, dove le compagnie regionali e locali impongono premi fino a quattro volte superiori alla media nazionale. Dal 2021, nello Sunshine State ben nove compagnie di assicurazione sono andate in bancarotta. Nel mezzo, l’uragano Ian del 2022, il primo ad eccedere i 100 miliardi di dollari di danni (assicurati e non) nella storia della Florida.

Intanto sulla costa occidentale, nel 2023 il gigante assicurativo State Farm ha smesso di sottoscrivere nuove polizze immobiliari in California, citando fra le cause primarie i rischi da incendi. La stessa compagnia ha poi aumentato le tariffe per i proprietari di immobili del 30 percento nel 2024, anno che ha visto bruciare oltre un milione di acri del Golden State.

In tutti gli USA, nel corso di un decennio il costo dei danni assicurati da catastrofi naturali è più che sestuplicato, passando dai quasi $13 miliardi del 2013 a sfiorare gli $80 miliardi nel 2023.



Clima, ma non solo

Per quanto forte, la sola correlazione tra cambiamento climatico e crisi assicurativa non esaurisce un problema tanto complesso.

Altre concause includono l’aumento dei costi di ricostruzioni e riparazioni – più che raddoppiati tra il 2019 e il 2022 – e un balzo verticale dei premi delle compagnie riassicurative – ovvero quelle cui gli assicuratori si affidano per limitare i propri rischi. Inoltre, il settore punta il dito contro sistemi legali statali che promuovono richieste di risarcimento eccessive, descrivendo la crisi come “man-made”, come affermato da Mark Friedlander, portavoce dell’Insurance Information Institute.

In effetti, come denuncia un articolo del New York Times, il mercato statunitense per le assicurazioni immobiliari è sempre più distorto. Sebbene in generale i premi assicurativi riflettano i rischi climatici, nello specifico una serie di fattori sporcano l’equazione. Per esempio, laddove i regolatori indagano meno scrupolosamente le richieste di aumento dei tassi assicurativi, come in Oklahoma, i premi risultano più alti rispetto a Stati dove le autorità eseguono analisi più minuziose.

Ciò detto, l’incremento di fenomeni naturali catastrofici non piò che accelerare una crisi sempre più profonda.



Senza piani B

Una conseguenza è che opzioni supportate dagli Stati federali e nate come soluzioni temporanee o da ultima spiaggia finiscano per diventare l’unica scelta possibile.

Così il California FAIR Plan, stabilito nel 1968 per coprire coloro che non potevano procurarsi un’assicurazione privatamente, dal 2019 ha visto un’impennata del 164% delle proprie polizze. Similmente, nel solo 2023 le polizze di Citizens Property Insurance, il fornitore assicurativo statale della Florida, sono quasi raddoppiate, coprendo una sezione di mercato maggiore di quella di ogni altro assicuratore nazionale.

Per di più, fenomeni più diffusi e dirompenti rischiano di drenare anche le risorse di programmi sovvenzionati dai governi statali o persino da Washington.

Per esempio, Helene e Milton potrebbero aver spinto sull’orlo del baratro il National Flood Insurance Program. Il NFIP ad oggi offre oltre due terzi dell’intera copertura assicurativa da inondazione negli USA, ma è anche aggravato da un debito di $20 miliardi nei confronti del Dipartimento del Tesoro. Stando a Maxime Waters, la deputata Dem di più alto grado nel Comitato dei servizi finanziari della Camera, “Anche solo una tempesta in più potrebbe mandare l’intero NFIP in bancarotta, e prevenire i pagamenti di future richieste di risarcimento a comunità devastate”.



It’s (also) the economy, stupid

Ça va sans dir, il maggior peso della crisi assicurativa ricade sulle frange più povere della popolazione, nonché le più esposte e rese ancor più vulnerabili di fronte agli effetti del cambiamento climatico. Ma con assicurazioni sempre più rare e costose, il ventaglio di persone che non possono permettersele rischia di allargarsi a dismisura, come il numero di posti non assicurabili nei 50 Stati.

A giugno il senatore Dem Sheldon Whitehouse, a capo del Comitato del budget, avvertiva che gli effetti negativi del “caos climatico” sui costi assicurativi rischiassero di riversarsi sull’intera economia, minacciandone la stabilità. Addirittura, in un modo che “sembra sinistramente rievocativo del periodo precedente alla crisi dei subprime del 2008”.

Forse in questi termini anche a un homo œconomicus sarà più facile empatizzare con la sensazione d’impotenza che traspare dalla clip di John Morales.

Il meteorologo ha sfruttato la propria voce strozzata per far parlare delle sfide climatiche ancora troppo spesso minimizzate o ignorate. Una volta che la crisi climatica abbia toccato le nostre tasche ancor prima delle nostre case, starà a noi decidere se invertire la rotta o navigare ciecamente verso l’occhio del ciclone.

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L'Autore

Matteo Gabutti

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Matteo Gabutti è uno studente classe 2000 originario della provincia di Torino. Nel capoluogo piemontese ha frequentato il Liceo classico Massimo D'Azeglio, per poi conseguire anche il diploma di scuola superiore statunitense presso la prestigiosa Phillips Academy di Andover (Massachusetts). Dopo aver conseguito la laurea in International Relations and Diplomatic Affairs presso l'Università di Bologna, al momento sta conseguendo il master in International Governance and Diplomacy offerto alla Paris School of International Affairs di SciencesPo. All'interno di Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autore per l'area tematica Legge e Società, oltre a contribuire frequentemente alla stesura di articoli per il periodico geopolitico Kosmos.

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Matteo Gabutti is a graduate student born in 2000 in the province of Turin. In the Piedmont capital he has attended Liceo Massimo D'Azeglio, a secondary school specializing in classical studies, after which he also graduated from Phillips Academy Andover (MA), one of the most prestigious preparatory schools in the U.S. After his bachelor's in International Relations and Diplomatic Affairs at the University of Bologna, he is currently pursuing a master's in International Governance and Diplomacy at SciencesPo's Paris School of International Affairs. He works with Mondo Internazionale as an author for the thematic area of Law and Society, and he is a frequent contributor for the geopolitical journal Kosmos.

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