Energia, PNRR e Difesa: quando la transizione ecologica diventa una questione di sicurezza nazionale

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  Alessia Bernardi
  23 ottobre 2026
  5 minuti, 14 secondi

Per molto tempo la transizione energetica è stata raccontata soprattutto attraverso il linguaggio dell'ambiente: ridurre le emissioni, aumentare le rinnovabili, diminuire il consumo di combustibili fossili. Oggi questo racconto non è più sufficiente. L'energia è diventata una questione di sicurezza, e la guerra in Ucraina ha reso evidente quanto la dipendenza energetica possa trasformarsi rapidamente in una vulnerabilità politica ed economica.

Per l’Italia, la sicurezza energetica non riguarda solo il costo dell’energia, ma anche la capacità dello Stato di garantire il funzionamento delle infrastrutture strategiche in caso di crisi internazionali. In questo quadro si inserisce il PNRR, che, pur non essendo nato come piano di sicurezza nazionale, attraverso la Missione 2 investe in rinnovabili, reti, efficienza energetica, mobilità sostenibile, idrogeno e resilienza del territorio. Il punto centrale è capire se questi investimenti rendano davvero l’Italia meno vulnerabile agli shock esterni. Per garantire la sicurezza energetica, infatti, non basta aumentare le fonti rinnovabili: servono fonti diversificate, infrastrutture solide, maggiore produzione interna, sistemi di accumulo e reti intelligenti, capaci di assicurare la continuità dell’energia anche durante le crisi. La questione energetica è quindi diventata anche una questione geopolitica e di sicurezza, modificando il modo in cui devono essere progettati gli investimenti pubblici.

Il PNRR rappresenta quindi una sorta di banco di prova della capacità italiana di trasformare una vulnerabilità strutturale in una politica di resilienza. Gli investimenti nelle reti e nella produzione da fonti rinnovabili possono infatti avere una conseguenza che va oltre la dimensione climatica: ridurre la dipendenza da alcuni approvvigionamenti esterni e rendere il sistema più distribuito. Ma proprio qui emerge uno dei problemi principali della politica energetica italiana. Produrre più energia rinnovabile non significa automaticamente avere un sistema più sicuro. Le fonti rinnovabili sono distribuite sul territorio e, soprattutto nel caso di solare ed eolico, hanno una produzione variabile. Per questo la vera partita si gioca anche sulle reti, sugli accumuli e sulla capacità di gestire flussi energetici sempre più complessi. Il rischio, altrimenti, è quello di costruire nuova capacità produttiva senza riuscire a garantire la stessa velocità di adeguamento delle infrastrutture che devono trasportare e gestire quell'energia. La sicurezza energetica diventa così un problema infrastrutturale prima ancora che tecnologico.

La sicurezza riguarda anche le infrastrutture energetiche e digitali, che sono diventate asset strategici sempre più interconnessi e quindi esposti a rischi fisici, climatici e informatici. Eventi climatici estremi possono danneggiarle, mentre interruzioni o attacchi ai sistemi energetici possono avere conseguenze sull’intero Paese. La resilienza non significa quindi solo produrre energia pulita, ma riuscire a mantenere operativo il sistema anche in caso di crisi. Il PNRR offre strumenti per intervenire su questi aspetti, ma la sua efficacia dipende dalla capacità delle istituzioni di coordinare politiche che vengono tradizionalmente gestite separatamente, come energia, ambiente, infrastrutture e sicurezza. La principale difficoltà è quindi capire se la governance pubblica sia abbastanza integrata da affrontare la sicurezza energetica come un obiettivo comune e trasversale.

La Difesa considera l’energia non solo una questione economica o ambientale, ma una condizione di sicurezza e operatività: basi, caserme, aeroporti e infrastrutture militari hanno bisogno di energia continua. Per questo punta sempre più su autonomia ed efficientamento energetico, anche per aumentare la resilienza di fronte al cambiamento climatico. La resilienza energetica è quindi una priorità: attraverso rinnovabili, sistemi di accumulo, microgrid e gestione intelligente dell’energia, la Difesa può ridurre sia le emissioni sia la dipendenza dalla rete esterna. Nel 2024 Difesa ed ENEA hanno inoltre avviato una collaborazione su rinnovabili, decarbonizzazione, efficientamento e infrastrutture critiche, coinvolgendo anche industria, ricerca e università. Queste tecnologie possono avere applicazioni dual-use, cioè sia civili sia militari. L’energia diventa così un punto di incontro tra politica ambientale, politica industriale e sicurezza nazionale. Il PNRR e la spesa della Difesa restano strumenti distinti, con obiettivi e programmazioni proprie, ma alcuni investimenti pubblici possono contribuire alla stessa esigenza strategica: rendere il Paese meno vulnerabile e più resiliente.

A questo punto emerge la vera questione di policy: l'Italia dovrebbe continuare a gestire energia, ambiente e sicurezza attraverso politiche sostanzialmente separate oppure dovrebbe costruire un coordinamento più strutturato tra questi settori? La prima strada presenta il vantaggio della chiarezza delle competenze, ma rischia di lasciare scoperti proprio quei punti in cui le diverse politiche si sovrappongono. La seconda richiederebbe invece una maggiore integrazione tra Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Ministero della Difesa, amministrazioni territoriali, industria e mondo della ricerca. Una possibile direzione potrebbe essere quella di introdurre la resilienza energetica tra i criteri con cui vengono progettate e valutate le infrastrutture strategiche, affiancandola agli obiettivi tradizionali di costo, efficienza e sostenibilità. Un'altra potrebbe essere quella di utilizzare maggiormente i programmi di ricerca e innovazione per sviluppare tecnologie capaci di avere applicazioni contemporaneamente civili e strategiche. Tuttavia, la resilienza non deve restare solo uno slogan: bisogna usare indicatori concreti, come quanta energia può essere autoprodotta, quanto a lungo le infrastrutture possono funzionare senza rete, quali reti sono critiche, quanto velocemente possono essere ripristinate e quanto gli investimenti riducono realmente la vulnerabilità.

Il PNRR mostra come ambiente, energia e sicurezza siano ormai sempre più collegati. La transizione energetica può contribuire alla sicurezza nazionale, mentre la necessità di maggiore sicurezza energetica può spingere ad accelerare la transizione. La sfida è trasformare questa convergenza in una strategia coerente, senza militarizzare le politiche ambientali né ridurre la sicurezza energetica a una questione puramente tecnica. Il PNRR può quindi essere visto come uno degli strumenti attraverso cui l’Italia sta cercando di costruire infrastrutture più efficienti, autonome e resilienti e di integrare politiche finora gestite separatamente.


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Alessia Bernardi

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