Diritto d’asilo negato, siriani agiscono in giudizio contro Frontex

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  Ilaria Morlando
  21 febbraio 2025
  4 minuti, 11 secondi

L’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) è stata portata davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea con sede a Lussemburgo da una famiglia di siriani curdi, la quale chiede che venga riconosciuta la responsabilità dell’agenzia in una serie di violazioni dei diritti umani nell’ambito di alcuni respingimenti manifestatisi ai confini dell’Unione europea. Il caso è arrivato alla Grande Camera della Corte martedì 4 febbraio 2025.

I ricorrenti, rappresentati dallo studio legale per i diritti umani Prakken d'Oliveira, appoggiato dal Consiglio olandese per i rifugiati, chiedono che Frontex sia condannata in quanto essi sarebbero stati forzatamente imbarcati su un volo diretto in Turchia, detenuti e costretti a fuggire nuovamente: Frontex non sarebbe stata, quindi, in grado di adempiere al proprio dovere, ossia controllare il rispetto dei loro diritti fondamentali.

La causa è stata presentata nel 2021, ma i fatti risalgono al 2016, quando la famiglia non appena arrivata in Grecia aveva registrato la propria domanda d’asilo e solo pochi giorni dopo è stata imbarcata dalle autorità greche su un volo verso la Turchia. Così facendo, i figli sono stati separati dai propri genitori e non è stato concesso loro di ricongiungersi una volta arrivati a destinazione. Tutto ciò sarebbe stato assecondato da Frontex sulla base di una lista di persone da rimpatriare compilata dalle autorità greche; sennonché non fu mai emesso alcun ordine di rimpatrio nei confronti della famiglia curda, la quale, dopo essere stata rilasciata, col timore di essere allontanata in Siria, è fuggita in Iraq.

Secondo gli avvocati dei richiedenti asilo, questi sono stati vittime di un respingimento illegale. Essere vittima di ciò, comporta l'essere allontanati forzatamente senza la garanzia di un giusto processo. Quest’ultimo, insieme al principio di non respingimento (che vieta il rimpatrio in un Paese in cui si è a rischio di persecuzione), costituisce un obbligo giuridico a cui Frontex sarebbe vincolata secondo il diritto comunitario. Peraltro, l’agenzia avrebbe violato anche i diritti dei minori, sanciti all’articolo 3 par. 5 del Trattato sull’Unione europea.

Questo caso mette in dubbio la competenza dell’agenzia di garantire il rispetto dei diritti umani. Difatti, la decisione della Corte potrebbe portare a conseguenze rilevanti non solo per Frontex, ma per tutte le istituzioni dell'Unione, influenzando le loro competenze di controllo e il loro dovere di azione davanti alle violazioni dei diritti della persona umana.

Va precisato che nessuna istituzione comunitaria è sovraordinata alla legge e che il fatto che la Grande Camera della Corte di giustizia abbia acconsentito ad ascoltare il caso conferma l’intenzione del sistema giuridico comunitario di voler consolidare i valori di giustizia dell’Unione.

L’avvocata dell’accusa sostiene che "La famiglia siriana attende con ansia la sentenza perché deve essere riconosciuto che Frontex ha agito in modo illegale e non ha protetto i loro diritti fondamentali e quindi non è stata all'altezza del ruolo che le è stato assegnato".

Secondo Frontex la responsabilità di tali violazioni sarebbe degli Stati membri, in quanto Frontex richiede agli Stati di darle una serie di conferme: innanzitutto che ai soggetti per i quali è richiesta l’assistenza dell’agenzia al fine di un loro rimpatrio sia stata notificata la decisione di rimpatrio esecutiva e successivamente che abbiano avuto l’occasione di richiedere protezione internazionale. Inoltre, nel caso in cui tali soggetti abbiano colto questa opportunità, gli Stati dovrebbero confermare che le domande siano state valutate adeguatamente.

Lo stesso giorno si è tenuta un’altra udienza che ha avuto come protagonista Alaa Hamoudi, un cittadino siriano arrivato in Grecia nel 2020 e successivamente costretto dalla guardia costiera alla deriva in mare aperto con una ventina di persone. In tutto ciò, Frontex ha semplicemente monitorato l’operazione senza alcuna obiezione. In primo grado l’agenzia fu assolta a causa del suo ruolo “meramente esecutivo”, mentre in appello la Corte è sembrata più propensa a valutare le responsabilità dell’Agenzia. La difesa ha dichiarato che il proprio assistito ha il compito di fornire alle autorità degli Stati membri dell’Unione un semplice sostegno tecnico e di dover essere, dunque, esentata dall’imputazione di errori compiuti da questi. Sennonché l’agenzia durante le proprie operazioni è giuridicamente vincolata a rispettare i diritti umani sanciti dal proprio regolamento, dai Trattati comunitari e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea; in quest’ultima è contenuto anche il diritto d’asilo che implica il diritto ad accedere agli Stati membri.

Il caso è decisivo in quanto avrà una grande incidenza sui comportamenti dell’agenzia e poiché è il primo caso avente ad oggetto la responsabilità di Frontex per violazione di diritti delle persone alle frontiere. Dunque si spera che con la causa presentata da Hamoudi e con quella portata avanti dalla famiglia siriana si possa finalmente arrivare ad un esito che renda chiare le competenze dell’agenzia e i suoi obblighi nei confronti degli Stati comunitari.

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Ilaria Morlando

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Diritti Umani

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Dirittoasilo Frontex #CortediGiustizia respingimento