Una regione che affronta lo spopolamento e una metropoli alle prese con la pressione abitativa non hanno le stesse priorità. Eppure, entrambe sono chiamate a contribuire agli obiettivi comuni dell'Unione europea. Chi deve decidere, allora, come tradurre queste ambizioni in interventi concreti? E fino a che punto le esigenze locali possono essere conciliate con una strategia europea condivisa?
Questa è stata una delle questioni al centro della 24ª edizione della Settimana europea delle regioni e delle città (EURegionsWeek), svoltasi a Bruxelles dal 12 al 14 ottobre 2026. Organizzato dalla Commissione europea e dal Comitato europeo delle regioni, l'evento ha riunito rappresentanti istituzionali, amministratori locali ed esperti per confrontarsi sul futuro della politica di coesione. Il motto di quest'anno, Strong regions, strong Europe, suggerisce un legame diretto tra la forza dei territori e quella dell'Unione. Ma come si costruisce concretamente questo rapporto?
Durante la conferenza stampa inaugurale, il vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto ha individuato due priorità: il diritto a restare e la competitività. La prima riguarda la possibilità per i cittadini di costruire il proprio futuro nel territorio in cui vivono, senza essere costretti a partire per mancanza di opportunità. La seconda richiama la necessità di rafforzare il potenziale economico dell'Europa, coinvolgendo anche le regioni che rischiano di rimanere indietro. Le due ambizioni sono strettamente collegate, ma mettono in evidenza un problema: perseguire obiettivi comuni non significa necessariamente applicare le stesse soluzioni ovunque. Una politica europea può fissare la direzione, ma la sua efficacia dipende spesso dalla capacità di adattarsi alle condizioni economiche, sociali e demografiche dei singoli territori.
Eppure, riconoscere queste differenze non risolve automaticamente la questione. Anzi, ne apre un'altra: quanto spazio dovrebbero avere le autorità regionali nella definizione delle politiche e non soltanto nella loro attuazione? Il dibattito sul prossimo bilancio pluriennale dell'UE, relativo al periodo 2028-2034, rende questa domanda particolarmente attuale. La proposta di introdurre piani di partenariato nazionali e regionali ha infatti sollevato preoccupazioni sul rischio di concentrare le decisioni relative agli investimenti nelle mani dei governi nazionali.
Durante l'apertura di EURegionsWeek, la presidente del Comitato europeo delle regioni, Kata Tüttő, ha messo in guardia contro una possibile centralizzazione, sottolineando come questa potrebbe indebolire il ruolo delle autorità locali e accentuare le disparità territoriali. Secondo il Comitato, una politica di coesione efficace deve poter contare sulla conoscenza e sulle capacità di investimento delle regioni, evitando che le opportunità si concentrino nei territori già più sviluppati.
Il confronto mette in luce una tensione che va oltre la distribuzione dei fondi. Da un lato, l'Unione ha bisogno di coordinare gli investimenti per rispondere a sfide condivise, dalla competitività industriale alla transizione energetica. Dall'altro, una strategia eccessivamente uniforme rischia di ignorare proprio quelle differenze che la politica di coesione dovrebbe contribuire a ridurre. Non si tratta, però, di scegliere tra Bruxelles e le regioni. Un coordinamento europeo più forte non deve necessariamente tradursi in una maggiore centralizzazione, così come una maggiore partecipazione territoriale non dovrebbe comportare la frammentazione degli obiettivi comuni.
È in questa prospettiva che EURegionsWeek assume un significato particolare. Attraverso dibattiti, workshop e scambi di esperienze, l'evento crea uno spazio di confronto tra chi definisce le priorità europee e chi è chiamato a tradurle in realtà. Ma soprattutto, permette di ribaltare una concezione spesso unidirezionale dell'integrazione: le regioni non devono limitarsi a ricevere e attuare le politiche europee, ma possono anche contribuire a definirle.
La sfida che emerge da EURegionsWeek 2026 non è dunque trovare una formula valida per tutti i territori, ma costruire un sistema capace di valorizzarne le differenze senza perdere una direzione comune. Perché la forza dell'Europa non dipende soltanto dalla capacità di fissare obiettivi condivisi, ma anche da quella di riconoscere che esistono percorsi diversi per raggiungerli.
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L'Autore
Valentina Orbacchi
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EURegionsWeek2026 European Union Multilevel governance Regional development Cohesion Policy