Dazi e Made in Europe per contrastare la Cina: Bruxelles verso una politica commerciale difensiva?

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  Francesca Rosti
  30 maggio 2026
  4 minuti, 57 secondi

È recente la notizia del documento confidenziale che Francia, Italia, Spagna, Lituania e Olanda avrebbero redatto congiuntamente ed inviato alla Commissione per chiedere l’approvazione di tempestivi provvedimenti in materia di difesa commerciale, un tema che sarà oggetto del prossimo summit del Consiglio Europeo di giugno 2026.

Il documento, che sarà discusso il prossimo giugno alla seduta estiva del Consiglio Europeo, pare essere stato fortemente voluto dal presidente Macron, il quale in passato aveva già messo in guardia Bruxelles dalla concorrenza sleale della Cina e della necessità per l’UE di rivedere la propria politica commerciale.

Il testo - sottoscritto dai cinque stati - si configura come un manifesto alla difesa del commercio europeo, ponendo a testimonianza la preoccupante situazione della crescita economica europea. I dati Eurostat del quinquennio 2022-2026 mostrano una diminuzione della crescita del PIL dei 27 rispetto agli anni precedenti, mentre i livelli di crescita dell’occupazione appaiono in inesorabile picchiata lungo tutto il periodo in analisi.

Per i cinque paesi firmatari la situazione è, in parte, giustificata dalle inevitabili ricadute economiche del panorama internazionale, ma sarebbe anche esasperata dallo scorretto comportamento di mercato di alcune potenze, soprattutto da parte della Cina e degli Stati Uniti. E’ bene sottolineare che il documento non fa esplicita menzione di nessuna delle due, ma sembrerebbe fare riferimento ad esse in modo generico. Tuttavia, l’intervento del Presidente Macron al Centro per l’Energia Atomica e l’Energie alternative (CEA) di Bruyères-le-Châtel, dello scorso 22 maggio non sembra lasciare dubbi. Il leader francese ha sottolineato la necessità per l’Unione di proteggere la propria sovranità quando minacciata da attori stranieri e di approvare misure che promuovano il Made in Europe, incentivando le aziende a “comprare europeo”. Il capo dell’Eliseo ha alluso addirittura all’introduzione di una serie di dazi protezionistici, in pieno stile trumpista.

Tuttavia, il discorso di Bruyères-le-Châtel e la lettera dei cinque stati alla Commissione non costituirebbero una novità, bensì si inseriscono in un periodo di grande fervore sul tema. La Commissione, infatti, avrebbe recentemente iniziato a lavorare all’elaborazione di una politica commerciale di tipo più difensivo, volta a schermare meglio l’economia aggregata dei 27 membri da shock e concorrenze esterne, in particolar modo da quella di Pechino. Preoccupante è infatti la dipendenza dei 27 dalla Cina: il volume di beni cinesi che approdano all’interno dei confini dell’Unione, supera attualmente di gran lunga il valore di prodotti che quest’ultima esporta verso Pechino. Non solo, nel 2025 l’UE ha importato prodotti cinesi per un totale di quasi 600 miliardi (+6% rispetto al 2024), mentre gli export in uscita verso il Paese del Dragone si sono fermati a circa 200 miliardi (-6%) (fonte:Eurostat).

La situazione sembra aver acceso un campanello d’allarme a Bruxelles, che ha deciso di abbozzare una nuova strategia. Gli strumenti in mano alla Commissione riguardano principalmente il rafforzamento delle indagini sui casi di concorrenza sleale e protezionismo. L’UE intenderebbe incrementare il personale dedicato a questo tipo di controlli, con l’obiettivo di renderli più efficaci e rapidi nell’individuare prodotti ed aziende cinesi con comportamenti irregolari. Il piano vedrebbe poi l’introduzione del cosiddetto strumento di sovracapacità produttiva (overcapacity instrument), destinato ad individuare e limitare quelle aziende che per effetto delle sovvenzioni statali, sono in grado di produrre un’enorme quantità di prodotti e venderli a prezzi artificiosamente bassi, rendendo impossibile la competizione delle aziende europee sul mercato.

L’obiettivo ultimo della nuova strategia sarebbe quello di promuovere il tanto auspicato Made in Europe, attraverso l’imposizione di dazi e tariffe alle imprese cinesi che si ritrovino nei criteri sopra indicati.

Alle preoccupazioni esposte da Pechino sulla possibile approvazione delle misure, Bruxelles ha risposto che i nuovi strumenti verranno applicati esclusivamente a quei settori strategici dove l’UE sta progressivamente perdendo competitività a favore dei prodotti cinesi, cercando di convincere che le luci siano puntate sulla perdita di competitività europea, e non sulla condotta scorretta di Pechino.

I settori strategici che saranno auspicabilmente coinvolti sono quello delle componenti elettriche e dei macchinari - da cui dipendono le nuove tecnologie AI e la transizione verde - la robotica, il settore tessile e dei fertilizzanti chimici.

E’ utile ricordare che nel 2025 la Commissione aveva già introdotto delle misure restrittive sulle importazioni di prodotti in acciaio - in risposta ai dazi americani - e che lo scorso aprile ha passato un nuovo pacchetto di misure con l’obiettivo di proteggere la produzione interna dalla concorrenza extra-UE (ancora in fase di approvazione dal Parlamento).

Infine, il Parlamento Europeo sarà presto chiamato a deliberare anche sull’iniziativa dell’Industrial Accelerator Act. La proposta ha lo scopo di aumentare la domanda di prodotti made in Europe in settori critici, come quello dei veicoli elettrici, delle batterie o dei pannelli fotovoltaici. Se dovesse essere approvata, la legislazione spingerebbe le aziende a diversificare i propri fornitori, introducendo una quota minima obbligatoria di rifornimenti da prodotti europei. Inoltre, verrebbero introdotti vincoli significativi per gli investimenti esteri nei settori strategici: le aziende extra-UE che investono nell’Unione dovrebbero tassativamente assumere lavoratori europei e acquistare un minimo fissato di componenti made in EU.

Gli sforzi europei per rilanciare i propri settori in calo, e proteggere la propria competitività rientrano nel programma del Competitiveness Compass, lanciato dalla Commissione nel 2025, in concomitanza con il Report Draghi sulla competitività europea.

Nonostante gli sforzi sembrino promettenti, bisognerà attendere il Consiglio Europeo di giugno per vedere se i 27 approveranno questa nuova linea difensiva o se decideranno di optare per il mantenimento di relazioni più morbide con Pechino.

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Francesca Rosti

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Europa

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Europa Cina Economia protezionismo politica commerciale