Framing the World è una rubrica di analisi che propone approfondimenti sulle principali dinamiche della politica internazionale. La rubrica è organizzata per aree geografiche — Asia, Americhe, Africa & MENA ed Europa — e ogni settimana offre un focus tematico composto da più contributi coordinati. L’obiettivo è fornire chiavi di lettura chiare e accessibili sui principali sviluppi globali, attraverso il lavoro collaborativo della redazione.
Questo e molto altro nell’ultimo numero di FtW!
Romania e Lettonia: quando i droni russi mettono alla prova la NATO e l’Unione Europea
L’episodio del drone russo caduto su un edificio residenziale a Galați, in Romania, segna un nuovo livello di preoccupazione per la sicurezza del fianco orientale della NATO. Il velivolo, lanciato nel quadro degli attacchi russi contro l’Ucraina, ha attraversato lo spazio aereo romeno prima di colpire il tetto di un palazzo, provocando un incendio e ferendo due persone. Non si tratta più soltanto di frammenti ritrovati in aree isolate: questa volta le conseguenze hanno raggiunto direttamente una zona abitata di uno Stato membro dell’Alleanza Atlantica.
Il caso romeno si inserisce in una dinamica più ampia. Dall’inizio della guerra, diversi Paesi dell’Europa orientale hanno dovuto confrontarsi con droni, detriti o violazioni dello spazio aereo legate agli attacchi russi contro l’Ucraina. La Lettonia ne offre un altro esempio significativo: la gestione di droni sospettati di provenire dall’Ucraina, probabilmente deviati dai sistemi di guerra elettronica russi, ha contribuito ad alimentare una crisi politica interna, portando alla caduta del governo precedente e alla formazione di un nuovo esecutivo guidato da Andris Kulbergs.
Questi episodi mostrano che la guerra in Ucraina non resta confinata al territorio ucraino. Anche quando non vi è necessariamente l’intenzione di colpire direttamente un Paese NATO, l’uso massiccio di droni, missili e strumenti di guerra elettronica aumenta il rischio di incidenti, errori di attribuzione e pressioni politiche sui governi europei. La minaccia non è solo militare, ma anche istituzionale: mette alla prova la capacità degli Stati di proteggere i cittadini, comunicare con chiarezza e mantenere il consenso interno sulle politiche di sostegno a Kyiv.
Per la NATO, la questione centrale diventa quindi la difesa anti-drone del fianco orientale. Romania, Lettonia e gli altri Paesi esposti non chiedono soltanto rassicurazioni politiche, ma capacità concrete: radar, sistemi di intercettazione, reazione rapida e coordinamento tra alleati. Il rischio, altrimenti, è che episodi apparentemente limitati producano effetti strategici più ampi, alimentando insicurezza, polarizzazione interna e pressione sulle scelte euro-atlantiche. La guerra dei droni sta così trasformando il confine orientale dell’Europa in una zona di vulnerabilità permanente.
Luca Baldazzi
La strategia di Mosca: minacce di attacchi a Kyiv e intimidazioni ai diplomatici stranieri
Pochi giorni dopo aver condotto una delle più grandi operazioni contro la capitale ucraina dall'inizio della guerra, Mosca ha minacciato di lanciare una nuova ondata di “attacchi sistematici” contro Kyiv. Da quando è scaduto il breve cessate il fuoco, coinciso con la parata annuale del Giorno della Vittoria il 9 maggio, il Cremlino ha infatti lanciato diverse ondate di attacchi missilistici e con droni contro la capitale dell’Ucraina.
Secondo quanto preannunciato, la nuova offensiva prenderà di mira “centri decisionali e posti di comando”, oltre agli impianti di produzione di droni nella città, ha dichiarato il ministero degli Esteri russo, Sergei Lavrov, in un comunicato stampa. Mosca ha quindi invitato i cittadini stranieri e i diplomatici a lasciare Kyiv “il prima possibile” e ha avvertito i civili di tenersi lontani dagli edifici amministrativi e militari. L'Ucraina ha definito le minacce della Russia “nient'altro che un ricatto spudorato” e ha esortato gli alleati ad aumentare la pressione su Mosca. Con questo avvertimento agli stranieri, il Cremlino “ammette di fatto che i suoi bombardamenti mirano, tra le altre cose, a intimidire il corpo diplomatico straniero”, prosegue il comunicato. Secondo quanto riportato, gli attacchi russi su Kyiv “non si sono praticamente interrotti per una sola settimana” dall'inizio della guerra e la minaccia alla sicurezza rappresentata da Mosca “rimane la stessa degli anni e dei mesi precedenti”.
Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha inoltre esortato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, a evacuare i diplomatici statunitensi da Kyiv. “Gli Stati Uniti sono pronti e preparati a fare tutto il possibile per contribuire a porre fine a questa guerra e speriamo che l'opportunità si presenti prima o poi”, è stata la risposta di Rubio. Molti interpretano però l'avvertimento della Russia ai cittadini stranieri di lasciare la capitale ucraina come una forma di pressione psicologica.
È del 28 maggio, invece, la notizia del contractor italiano ucciso sul campo di battaglia in Ucraina: la sua morte è stata annunciata dall'organizzazione Memorial - International Volunteers for Ukraine. Originario di La Spezia, Alex Pineschi, 42 anni, era partito volontario in difesa dell'Ucraina dopo l'invasione della Russia del 2022. Sarebbe stato ucciso da droni Fpv (first person view) nella zona di Lyman, in Donbas. Ex alpino e nome noto negli ambienti della sicurezza privata, Pineschi aveva anche combattuto contro l'Isis nel nord dell'Iraq. Aveva inoltre fatto il contractor in altri teatri di guerra, tra i quali Siria e Kurdistan.
Giuliana Cătălina Băruș
Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.
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