Framing The World: edizione 150

Le ultime notizie dal mondo

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  Redazione
  26 maggio 2025
  21 minuti, 36 secondi

AFRICA SUBSAHARIANA

Joseph Kabil, presidente della Repubblica Democratica del Congo, si è scagliato contro il governo del suo successore, definendolo una “dittatura”. Il 53enne ha tenuto un discorso di 45 minuti in diretta su YouTube venerdì sera da una località non specificata, un giorno dopo che il Senato ha revocato la sua immunità dal processo. Le autorità della RD Congo intendono accusare l'ex presidente di tradimento e crimini di guerra, collegandolo ai ribelli dell'M23, sostenuti dal Ruanda, che hanno preso il controllo di diverse città nell'est del Paese. Kabila, al potere tra il 2001 e il 2019, ha dichiarato di aver rotto il silenzio perché riteneva che l'unità del Paese fosse a rischio.

(Aurelia Puliafito)

Trump accusa Ramaphosa: scintille alla Casa Bianca. Durante l’incontro di mercoledì, previsto per risanare i rapporti bilaterali, Trump ha iniziato ad accusare il presidente sudafricano Ramaphosa di giustifcare il presunto genocidio della popolazione bianca nel paese, in particolare all’interno della comunità contadina. Oltre al video del leader di un partito minoritario (già espulso dal partito del Presidente e denunciato) che canta una canzone chiamata “Kill the Boer”, e uno (falso) di un presunto cimitero di migliaia di bianchi uccisi, Trump ha mostrato anche dei documenti, rivelatosi poi inerenti a degli omicidi in Congo. Di circa 26 mila omicidi in Sudafrica nel 2024, non vi è alcuna prova di una sistematica caccia alla popolazione bianca, men che meno alla popolazione contadina, vittima di “solamente” 44 assassini. Di fronte alle accuse il presidente Ramaphosa ha preferito un atteggiamento composto ma è stato spesso interrotto dallo stesso Trump.

(Giovanni Ferrazza)

Aurelia Puliafito e Giovanni Ferrazza

AMERICA DEL NORD

Stati Uniti d’America, la Corte Suprema decide sullo status dei venezuelani. La Corte Suprema statunitense ha garantito la richiesta avanzata dalla Segretaria della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America Kristi Noem di poter revocare lo status di protezione temporanea ai cittadini venezuelani. Questo status era stato garantito da Biden a seguito del conflitto politico ed economico scoppiato nel paese sudamericano durante la presidenza di Maduro. Biden aveva poi esteso la protezione temporanea per altri 18 mesi poco prima che Trump riprendesse il controllo della Casa Bianca, proprio in contrasto all’annunciata politica di deportazione, ma la decisione della Corte Suprema rischia ora di gravare sulla vita e la sicurezza di oltre 350.000 venezuelani negli States. L’unico membro della Corte Suprema che ha pubblicamente contrastato la decisione è la giudice liberale Ketanji Brown Jackson.

(Lorenzo Graziani)

JD Vance torna in Vaticano e incontra Papa Leone XIV, il primo Papa statunitense della storia. Il 19 maggio, Papa Leone XIV ha ricevuto in visita il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Vance ha consegnato al Pontefice dei doni simbolici ed un invito formale da parte del presidente Trump, che si augura di poterlo incontrare prossimamente in visita nella sua terra natale. “Prima o poi,” ha replicato il Pontefice. Di grande rilevanza anche la presenza di Rubio, con il quale Papa Leone XIV ha avuto modo di discutere delle più rilevanti problematiche contemporanee, ponendo particolare enfasi sulla necessità di raggiungere degli accordi di pace che possano porre fine, in maniera equa e durevole, alle sofferenze di tutti i popoli che sono attualmente coinvolti in conflitti. A tal proposito, Papa Leone XIV ha ripetutamente sottolineato la volontà di offrire un contributo attivo ad eventuali negoziazioni tra i paesi interessati, aprendo le porte della Santa Sede affinché “i nemici si incontrino e si guardino negli occhi.”

(Federica Iannò)

Harvard chiude agli studenti internazionali? Recentemente, l'università di Harvard ha affrontato una grave minaccia alla sua capacità di accogliere studenti internazionali. Il governo degli Stati Uniti ha revocato la certificazione del programma Student and Exchange Visitor Program (SEVP) dell'università, impedendole di ospitare studenti stranieri. Questa decisione è stata presa in risposta al rifiuto di Harvard di conformarsi a una serie di richieste da parte dell'amministrazione Trump, che includevano la consegna di dati sensibili sugli studenti e la modifica delle sue politiche interne. La revoca ha avuto un impatto significativo, minacciando la presenza di oltre 6.700. Questa situazione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla libertà accademica e alla politica migratoria degli Stati Uniti, con implicazioni significative per l'istruzione superiore e la mobilità internazionale degli studenti.

(Bianca Colli)

Lorenzo Graziani, Federica Iannò e Bianca Colli


AMERICA LATINA E CARAIBI

La presenza cinese in America Latina. Pechino amplia la sua presenza in America Latina con nuovi programmi economici e infrastrutturali: a maggio il presidente Xi ha annunciato un credito di 66 miliardi di yuan (circa 9,2 mld $) ai paesi della CELAC, mentre nel 2024 il commercio bilaterale ha superato i 515 miliardi di dollari. La Cina ha firmato nuovi accordi, come quello di cooperazione Belt & Road con la Colombia e punta a investire in energia e trasporti. Gli Stati Uniti hanno reagito rilanciando accordi commerciali regionali e dialoghi di sicurezza, ma diversi leader latinoamericani insistono sull’autonomia della regione. La risposta russa si è concentrata sul settore energetico: le esportazioni petrolifere russe verso il continente hanno raggiunto circa 300.000 barili al giorno dopo lo scoppio della crisi ucraina. I paesi latinoamericani, nel frattempo, cercano di rafforzarsi attraverso l’integrazione regionale: alla Cumbre CELAC di Tegucigalpa (gennaio 2023) sono state ribadite l’indipendenza strategica e la cooperazione intra-continente contro le interferenze esterne, temi che saranno centrali anche nella prossima riunione del blocco a novembre in Colombia.

(Alessia Boni)

​​Ecuador, l’insediamento di Noboa e il suo secondo mandato presidenziale. Nella mattinata di sabato 24 maggio, il presidente ecuadoregno, Daniel Noboa ha partecipato alla propria cerimonia d’insediamento presso l’Assemblea Nazionale di Quito. Al termine della funzione, Noboa ha ribadito gli obiettivi principali della sua presidenza: la lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Già durante la campagna elettorale aveva sottolineato che, per il raggiungimento del “Nuevo Ecuador” - concetto cardine del suo governo - fosse necessaria una politica di tolleranza zero verso ogni forma di criminalità. Secondo Noboa, queste misure dovrebbero “ridare dignità, pace e progresso a coloro che sono stati ignorati durante le ultime presidenze”, rimarcando la netta differenza politica tra il suo movimento neoliberale, Acción Democrática Nacional (ADN), e la storica opposizione progressista Revolución Ciudadana (RC).

Cuba, nuove proteste contro il regime a causa degli estenuanti blackout. Negli ultimi giorni, numerosi municipi dell’isola hanno subito pesanti interruzioni di corrente, alcuni di oltre venti ore. Diverse città nei distretti di Bayamo, Santiago e Pinar del Río hanno registrato delle proteste civili contro il regime e le politiche adottate, denunciando la scarsa gestione delle problematiche che, ormai da anni, affliggono il paese caraibico. Non è mancata la risposta delle istituzioni, la segretaria del Partito Comunista del distretto di Granma, Yanetsy Rodríguez, ha ammesso la “complessa situazione energetica” di Cuba, invitando la popolazione ad un dialogo pacifico. Anche Alfredo López, direttore dell’Unione Elettrica Cubana, ha riconosciuto il problema, affermando che le difficoltà energetiche sarebbero da legate all’incapacità dell’isola di accedere agli strumenti necessari per potenziare il proprio sistema elettrico, causate principalmente dall’embargo statunitense applicato a Cuba.

(Lucas Torres)

Lucas Torres e Alessia Boni

ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Giappone, ministro dell'Agricoltura si dimette dopo gaffe sul riso. Il ministro giapponese dell'Agricoltura, Taku Eto, ha rassegnato le dimissioni in seguito a una controversa dichiarazione: "Non compro riso, me lo regalano". La frase ha suscitato indignazione pubblica, in un periodo in cui i prezzi del riso sono ai massimi storici nel Paese. Nonostante i suoi tentativi di chiarimento, le sue spiegazioni non hanno placato le critiche. Il primo ministro Ishiba ha accettato le dimissioni di Eto e ha nominato Shinjiro Koizumi, ex ministro dell'Ambiente e figlio di un ex premier, come nuovo responsabile dell'Agricoltura, il quale ha promesso di affrontare con urgenza la crisi del riso, aggravata da cattivi raccolti e speculazioni di mercato. Il governo ha già rilasciato scorte d'emergenza e importato riso dalla Corea del Sud per la prima volta in 25 anni. La vicenda ha ulteriormente indebolito l'esecutivo di Ishiba, già sotto pressione in vista delle elezioni di luglio.

(Valeria Picciolo)

Il divieto americano sui chip alla Cina è stato controproduttivo. Mercoledì 21 maggio, durante una conferenza stampa a Taipei, l’amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang ha dichiarato che il controllo delle esportazioni verso la Cina è stato un fallimento. Tali restrizioni sono state introdotte a partire dal 2022 dall’amministrazione Biden, e riguardavano principalmente i ch ip necessari per l’intelligenza artificiale – in particolare quelli prodotti da Nvidia – allo scopo di limitarne l’accesso alle aziende cinesi. Second Huang, le regole di Washington hanno dato alle aziende cinesi “lo spirito, l’energia e il supporto governativo per accelerare il loro sviluppo.” Nonostante i chip di Huawei non siano in grado di sostituire pienamente le capacità dei chip Nvidia, sono abbastanza potenti da permettere alle aziende cinesi di sviluppare nuove intelligenze artificiali e di farne uso. Il Dipartimento del Commercio americano ha minacciato di ritorsioni qualunque persona o azienda che utilizzi chip Huawei, scatenando la rabbia di Pechino.

(Leonardo Di Girolamo)

Cina, incontro trilaterale con Pakistan e Afghanistan. Il 21 maggio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, il vice primo ministro pakistano Mohammad Ishaq Dar e il ministro degli Esteri afghano ad interim Amir Khan Muttaqi si sono ritrovati a Pechino per un incontro informale. Discutendo sulla possibilità di approfondire le relazioni diplomatiche e sfruttare al meglio la cooperazione tra i tre Paesi, il colloquio, afferma Wang Yi, ha prodotto sette risultati concreti. Tra questi vale la pena menzionare l’ampliamento della BRI, grazie al progetto di estendere il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) fino all’Afghanistan, promuovendo così la connettività regionale e lo sviluppo infrastrutturale; l’impegno dei tre Paesi verso un maggior coordinamento per contrastare azioni terroristiche e promuovere la sicurezza della regione; e l’aiuto da parte di Cina e Pakistan per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Afghanistan. I tre ministri hanno infine concordato la convocazione nel breve termine del sesto vertice trilaterale a Kabul.

(Antonella Franzelli)

Filippine, Marcos chiede le dimissioni di tutti i ministri. Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr ha chiesto giovedì le dimissioni di tutti i suoi ministri, in un gesto interpretato come un tentativo di rilanciare la propria agenda politica e rafforzare il controllo sull'esecutivo nella seconda metà del suo mandato. La decisione arriva all’indomani delle elezioni del 12 maggio, in cui i candidati alleati di Marcos non sono riusciti a conquistare la maggioranza dei seggi in Senato. Con meno di tre anni rimasti alla guida del Paese, Marcos è sotto crescente pressione per ottenere risultati concreti e individuare un successore in grado di arginare un’eventuale candidatura di Sara Duterte, figlia dell’ex presidente Rodrigo Duterte, alle presidenziali del 2028. Il consenso verso Marcos è in forte calo: il suo indice di approvazione è sceso dal 42% al 25%. A pesare sul malcontento popolare è soprattutto l’inflazione, nonostante i dati mostrino un calo.

(Francesco Oppia)

Al consiglio direttivo del NITI Aayog, dedicata al tema Viksit Rajya per Viksit Bharat 2047, si è discusso della necessità di rafforzare la cooperazione tra Stati-Centro per raggiungere lo status di nazione sviluppata entro il 2047. L’incontro, presieduto dal Primo Ministro Narendra Modi, ha registrato l’assenza dei leader del Bengala Occidentale, Kerala e Karnataka. Presenti i Primi Ministri di Tamil Nadu, Telangana, Punjab e Himachal Pradesh. Stalin ha chiesto che la quota delle entrate fiscali devolute agli Stati salga al 50% e ha denunciato il blocco di 2.200 crore di rupie del Samagra Shiksha Abhiyan, fondi essenziali per l’istruzione pubblica secondo il Right to Education Act. Mann ha chiesto una revisione dell’accordo del 1954 sulle acque del fiume Yamuna e denunciato un trattamento discriminatorio. L’ Himachal Pradesh ha richiesto una maggiore flessibilità nell’assegnazione dei fondi agli Stati montani e presentato un piano per rilanciare il turismo.

(Ratì Mugnaini Provvedi)

Ratì Mugnaini Provvedi, Francesco Oppia, Leonardo Di Girolamo, Antonella Franzelli, Valeria Picciolo


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

USA, tornano i dazi? Donald Trump riaccende le tensioni commerciali minacciando dazi del 50% sulle importazioni dall’UE e del 25% su Apple, nel caso in cui l’azienda non porti la produzione di iPhones negli Stati Uniti. Le sue dichiarazioni hanno immediatamente mandato in rosso i mercati: l’S&P 500 ha perso lo 0,7% e il Nasdaq il 0,9%, con Apple a guidare il calo del settore tech (-3%). La mossa arriva mentre le trattative con Bruxelles sono in stallo, nonostante il quadro negoziale proposto negli scorsi giorni che, almeno sulla carta, rispondeva agli interessi americani su standard ambientali, sicurezza economica e graduale eliminazione dei dazi su prodotti agricoli e beni industriali, con l'aggiunta di una cooperazione su investimenti reciproci e appalti strategici in settori chiave come l’energia, l’intelligenza artificiale e la connettività digitale. Dietro le quinte, i negoziatori europei cercano di mantenere il dialogo aperto, ma restano scettici sulle reali intenzioni dell’amministrazione americana.

USA, inflazione in calo nonostante i dazi. In aprile, il mese in cui sono entrati in vigore i dazi voluti da Trump, l’inflazione negli Stati Uniti è scesa al 2,3%, sorprendendo gli analisti che si attendevano una stabilità rispetto al 2,4% di marzo. Il rallentamento dell’inflazione è stato trainato dal calo dei prezzi nei servizi e da una discesa dei prezzi alimentari, in particolare le uova, diminuite del 12,7% dopo i recenti picchi legati all’influenza aviaria. Anche l’inflazione “core” è rimasta stabile al 2,8%, segnalando una tenuta dei prezzi di fondo nonostante i fattori volatili. Tuttavia, gli economisti restano cauti poiché gli effetti delle tariffe doganali — sebbene in seguito ridotte per consentire le trattative commerciali— devono ancora manifestarsi pienamente sull’economia e sui prezzi. La Federal Reserve, sotto pressione da parte della Casa Bianca per tagliare i tassi d’interesse, prevede comunque un possibile ritorno delle pressioni inflazionistiche nei mesi a venire.

EU, dati positivi. Regno Unito, Norvegia e Svizzera hanno registrato risultati economici sorprendentemente positivi. La crescita del PIL britannico è salita dello 0,7% nell’ultimo trimestre, il ritmo più rapido degli ultimi 12 mesi, trainata da servizi, edilizia e un’impennata di esportazioni verso gli USA prima dell’entrata in vigore dei dazi. Anche Norvegia e Svizzera hanno fatto la loro parte: Oslo ha beneficiato di una solida stagione di pesca e un'abbondante produzione idroelettrica, mentre Berna ha visto la sua espansione economica più robusta degli ultimi due anni (+0,7%, stimato +0,2%), trainata dai servizi e, in misura minore, dall'industria. Questi segnali di forza potrebbero indurre la BCE a rallentare il ritmo del taglio dei tassi, anche se la decisione dipenderà dall'impatto deflazionistico che il dirottamento delle esportazioni cinesi dagli USA e verso il Vecchio Continente comporterà, concorrenza che a sua volta potrebbe sottrarre quote di mercato ai produttori locali.

Germania, lieve ripresa. L’economia tedesca è cresciuta dello 0,4% nel primo trimestre del 2025, il doppio rispetto alla stima iniziale, grazie a un aumento di consumi privati, investimenti ed esportazioni di farmaci e veicoli, in particolare verso gli Stati Uniti. Secondo l’ufficio statistico, la corsa delle aziende per anticipare i dazi americani ha contribuito alla spinta, e gli economisti avvertono che si tratta probabilmente di un effetto temporaneo. Il contesto resta però incerto: il consiglio di esperti economici del cancelliere Merz ha abbassato le previsioni per il 2025 a stagnazione, e la Bundesbank (banca centrale) non esclude una nuova contrazione, ma Commerzbank ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per il 2025 dallo 0% allo 0,2%, mentre una ripresa più marcata è attesa nel 2026 (+1,2%) e nel 2027 (+1,7%).

Leonardo Aldeghi

EUROPA OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA

Approvato il SAFE, fondo da 150 mld€ per rafforzare l’autonomia militare dell’UE: la sua adozione formale è prevista per martedì 27 maggio. Le crescenti incertezze internazionali, il calo del sostegno americano e le pressioni degli Stati membri per aumentare le spese per la difesa hanno spinto Bruxelles ad accelerare sul piano “Readiness 2030”, che punta all’autonomia difensiva entro cinque anni. Il programma privilegerà forniture militari interne — da Paesi UE, Ucraina, membri del SEE o partner strategici esterni, previo accordo bilaterale — che copriranno almeno il 65% degli approvvigionamenti. L’erogazione dei fondi avverrà per fasi, con regole stringenti e favorendo Paesi a basso posizionamento creditizio. Inoltre, la flessibilità d’uso prevista consentirà di destinare parte delle risorse all’incremento del sostegno militare all’Ucraina.

A nove anni dalla Brexit, si è svolto a Londra il primo vertice formale tra Regno Unito e Unione Europea. Il 19 maggio, il Primo ministro britannico Starmer ha accolto i vertici europei — tra cui U. Von der Leyen e A. Costa — per siglare un accordo volto a rilanciare la cooperazione bilaterale. Tra i temi principali, la pesca: Londra ha concesso una proroga fino al 2028 per l’accesso dei pescherecci UE alle proprie acque. In cambio, l’UE ridurrà controlli e burocrazia per l’importazione di carne e pesce britannici. L’intesa prevede anche il rafforzamento della cooperazione energetica, inclusa la possibilità per il Regno Unito di accedere nuovamente al mercato elettrico europeo. In ambito sicurezza e difesa, Londra parteciperà al fondo SAFE e a progetti europei su mobilità e gestione della crisi contribuendo a colmare alcune lacune strategiche dell’UE. Sul fronte educativo, si è discusso il ritorno del Regno Unito nei programmi di scambio giovanili, con l’ipotesi di una nuova associazione a Erasmus+ come Paese terzo.

(Susanna Fazzi)

Romania, respinto il ricorso di Simion per annullare le presidenziali vinte da Dan. La Corte costituzionale della Romania ha respinto all’unanimità il ricorso del candidato sovranista George Simion, che chiedeva l’annullamento delle elezioni presidenziali perse contro l’europeista Nicușor Dan. Simion aveva sostenuto che al ballottaggio vi fossero state interferenze straniere, in particolare dalla Francia, diffondendo teorie vicine alla propaganda russa. Pur non mettendo in dubbio lo scrutinio, Simion aveva denunciato presunte anomalie legate a Telegram e al voto all’estero in Moldavia. Il ricorso mirava a creare un parallelo con il primo turno delle elezioni tenutosi a novembre, annullato per interferenze russe a favore di Călin Georgescu, alleato di Simion. Dopo la decisione della Corte costituzionale, Simion ha parlato di "colpo di stato", rilanciando la retorica già usata per riferirsi al primo turno e all’esclusione di Georgescu. È probabile che il ricorso fosse anche un tentativo di giustificare la sconfitta di Simion, dopo la sua vittoria al primo turno.

(Bianca Franzini)

L’UE vicina a una revisione degli accordi commerciali con Israele. Dopo le numerose critiche da parte dell’opinione pubblica, l’Unione sembrerebbe aver preso una posizione dopo i tragici epiloghi della situazione a Gaza. L’Alto rappresentante per la politica estera Kallas, si è espressa in modo negativo verso le azioni e i blocchi agli aiuti umanitari. Bruxelles sembra aver accolto la richiesta del governo olandese, che da aprile chiedeva di usare gli accordi bilaterali come leva, per fare pressioni su Netanyahu. I paesi che si sono accostati a questa richiesta (17 per ora, tra cui non figura l’Italia) sosterrebbero la violazione dell’art. 2 degli accordi di stabilizzazione e associazione con Israele. L’articolo prevede il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici come elemento essenziale e base per la validità delle relazioni e degli accordi. Intanto Kallas e altri esponenti UE hanno tenuto colloqui a porte chiuse con i diplomatici israeliani: una risposta si fa attendere, mentre la situazione a Gaza rimane tragica.

(Francesca Rosti)

Bianca Franzini, Francesca Rosti e Susanna Fazzi

EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Ucraina, falliti i colloqui di pace a Istanbul. Venerdì 16 maggio si sono incontrati a Istanbul le delegazioni diplomatiche della Russia e dell’Ucraina per discutere di un cessate il fuoco richiesto dall’Ucraina e della pace. L’incontro però è durato appena due ore, e si è concluso con un nulla di fatto, ad eccezione di un accordo sullo scambio di 1000 prigionieri di guerra. Inizialmente si pensava che anche Putin e Zelensky avrebbero presenziato, ma nessuno dei due ha partecipato ai colloqui, principalmente a causa della decisione di Putin di non recarsi in Turchia. Successivamente, il presidente USA Trump ha avuto una conversazione telefonica con Putin, in seguito alla quale Trump ha dichiarato che la Russia e l’Ucraina sono prossime all’inizio dei colloqui di pace, le cui condizioni potranno essere negoziate solo tra le due parti.

(Silvia Pasetto)

Vilnius, 19 maggio 2025 – La Lituania ha presentato un ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) contro la Bielorussia, accusandola di orchestrare un consistente flusso di migranti illegali. Secondo Vilnius, il regime di Minsk avrebbe facilitato l’aumento dei voli provenienti dal Medio Oriente, coordinato il rilascio dei visti e scortato i migranti fino al confine lituano. Il ministro della Giustizia, Rimantas Mockus, ha affermato che il governo bielorusso è legalmente responsabile non solo della crisi migratoria, ma anche delle gravi violazioni dei diritti umani ad essa connesse: “Presenteremo il caso alla Corte per lanciare un messaggio inequivocabile, nessuno Stato può sfruttare persone vulnerabili come strumenti politici senza affrontarne le conseguenze”. Vilnius richiede il riconoscimento della responsabilità di Minsk e il risarcimento per i danni economici e di sicurezza provocati. Nel frattempo, il conflitto migratorio coinvolge anche Lettonia e Polonia, mentre la Bielorussia continua a respingere ogni accusa.

(Eleonora Tirolese)

Eleonora Tirolese e Silvia Pasetto

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Roma, il Ministro Tajani chiede la sospensione dell’offensiva israeliana a Gaza. Sabato, il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha chiesto a Israele di fermare l’offensiva militare nella Striscia di Gaza. In una dichiarazione rilasciata alla stampa, riferendosi alle nuove operazioni militari e rivolgendosi al governo israeliano, ha affermato che non si vuole assistere a ulteriori sofferenze della popolazione palestinese. Tajani ha chiesto un cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e la possibilità per "un popolo vittima di Hamas" di vivere in pace. Le dichiarazioni del Ministro arrivano poco dopo l’annuncio, da parte dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane), di una nuova mobilitazione e di ulteriori attacchi volti a occupare definitivamente la Striscia di Gaza.

(Matteo Francescucci)

Israele, Netanyahu apre a tregua ma fissa condizioni per la pace. In una conferenza stampa tenutasi il 21 maggio a Gerusalemme, il Primo Ministro Benyamin Netanyahu ha dichiarato che Israele è “pronto per un cessate il fuoco temporaneo, se ce ne sarà l’opportunità”, ma ha sottolineato che la fine del conflitto è legata al raggiungimento di precisi obiettivi, tra cui il ritorno di tutti gli ostaggi, la resa di Hamas e la completa smilitarizzazione di Gaza. Netanyahu ha inoltre espresso preoccupazione per la crisi umanitaria a Gaza, accusando Hamas di saccheggiare gli aiuti e di venderli a prezzi elevati per finanziare le proprie attività.

(Chiara Bertolotto)

Siria, la grande corsa a Damasco. La normalizzazione delle relazioni politico-economiche con il resto del mondo procede a gonfie vele. Varie potenze con al seguito le proprie grandi aziende si affrettano alla corte del nuovo leader di Damasco per provare a stringere remunerativi accordi di natura economica e commerciale. Il colosso francese di trasporto marittimo CMA CGM si è assicurato la gestione dei terminal dei container del porto di Latakia. La multinazionale emiratina, DP World, operante nel settore della logistica, ha siglato un MoU da circa 800 milioni di dollari per lo sviluppo del porto di Tartus. Inoltre, Damasco ha firmato alcuni accordi con l’azienda cinese Fidi Contracting per numerosi investimenti nelle aree industriali di Homs e della stessa capitale.

(Michele Magistretti)

Matteo Francescucci, Michele Magistretti e Chiara Bertolotto

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Due diplomatici israeliani uccisi a Washington: possibili risvolti internazionali. Il 21 maggio, due funzionari dell’ambasciata israeliana sono stati uccisi davanti al Capital Jewish Museum di Washington. Il sospetto, Elias Rodriguez, 30 anni, avrebbe gridato “Free Palestine” al momento dell’arresto. L’FBI indaga per possibile atto terroristico. Israele ha parlato di attacco antisemita, chiedendo più sicurezza per le sedi all’estero. Il premier Netanyahu e il presidente Herzog hanno condannato l’episodio. Trump ha parlato di “crimine d’odio inaccettabile”. L’attacco rischia di incrinare i rapporti USA-Medio Oriente e di aumentare la pressione sulle comunità ebraiche e sul personale diplomatico israeliano nel mondo.

(Federica Placidi)

Romania, chiesto l’annullamento del risultato delle presidenziali da parte di Simion. George Simion, candidato conservatore nel ballottaggio che lo ha visto perdere contro l’europeista Nicușor Dan, ha fatto ufficialmente ricorso alla Corte Suprema chiedendo che venga revocato il risultato degli scrutini. Attraverso un post su X, Simion ha dichiarato come l’esito delle elezioni sia stato largamente condizionato da interferenze da parte di paesi terzi, facendo esplicito riferimento a Francia e Moldavia, affermando inoltre di avere prove a sostegno delle accuse. Queste ultime sarebbero state motivate da un tweet di Pavel Durov - CEO di Telegram -, secondo cui alti esponenti della politica francese lo avrebbero intimato a prevenire il flusso di “voci conservatrici” durante le elezioni romene. Tali accuse sono state riprese e diffuse anche dal portavoce russo Dmitry Peskov durante il ballottaggio. Il Ministero degli Esteri francese ha negato qualsiasi coinvolgimento nella questione, definendo le accuse come mera propaganda da parte di Mosca.

(Davide Shahhosseini)

Federica Placidi e Davide Shahhosseini

Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Antonella Franzelli: Asia ed Estremo Oriente

Alessia Boni: America Latina e Caraibi

Aurelia Puliafito: Africa Sub-Sahariana

Beatrice Baroni: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Bianca Colli: America del Nord

Bianca Franzini: Europa Occidentale e Unione Europea

Caterina De Rosa: America del Nord

Chiara Bertolotto: Medio Oriente e Nord Africa

Davide Shahhosseini: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Eleonora Tirolese: Europa Orientale e Russia

Federica Iannò: America del Nord

Federica Placidi: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Francesca Rosti: Europa occidentale e Unione Europea

Francesco Oppia: Asia ed Estremo Oriente

Giovanni Ferrazza: America del Nord

Giulio Ciofini: Africa Sub-Sahariana

Giuliana Báruş: Europa Orientale e Russia

Gonzalo Pereyra: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Lorenzo Graziani: America del Nord

Lucas Torres: America Latina e Caraibi

Matteo Francescucci: Medio Oriente e Nord Africa

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Nicole Mancinelli: America Latina e Caraibi

Ratì Mugnaini Provvedi: Asia ed Estremo Oriente

Silvia Pasetto: Europa Centro-Orientale e Russia

Valeria Picciolo: Asia ed Estremo Oriente

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