Framing The World, Edizione CLI
Questo e molto altro nell’ultimo numero di FtW!
AFRICA SUB SAHARIANA
AMERICA DEL NORD
AMERICA LATINA E CARAIBI
ASIA ED ESTREMO ORIENTE
ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE
EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA
EUROPA ORIENTALE E RUSSIA
MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)
TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE
AFRICA SUB SAHARIANA
Burkina Faso, il 10 e 11 marzo le autorità hanno condotto una vasta operazione di polizia in alcuni villaggi intorno a Solenzo, nell’ovest. In questa regione al confine con il Mali sono attive diverse organizzazioni jihadiste. A Solenzo l’intervento è degenerato perché i giovani arruolati nel corpo dei Volontari per la difesa della patria hanno commesso gravissime violenze contro gli abitanti della zona, in particolare contro quelli di etnia peul. L’ong Human rights watch ha esaminato una decina di video pubblicati sui social media che mostrano almeno 58 civili uccisi, tra cui donne e bambini, e molte persone, ancora in vita, ma ferite o con le mani e i piedi legati.
(Aurelia Puliafito)
Guinea, l’ex leader Camara graziato dopo la condanna per il massacro del 2009. L’ex dittatore della Guinea Moussa Dadis Camara, condannato nel 2024 a 20 anni di carcere per crimini contro l’umanità, è stato graziato per motivi di salute dal capo della giunta militare Mamady Doumbouya. La decisione è stata annunciata in un decreto letto in televisione nazionale. Camara era stato riconosciuto colpevole per il massacro del 28 settembre 2009 con altri sette ufficiali, quando le forze di sicurezza aprirono il fuoco su una manifestazione pro-democrazia nello stadio di Conakry, uccidendo almeno 157 persone. Oltre 100 donne furono violentate e molti manifestanti torturati nei giorni successivi. Il governo ha annunciato che pagherà i risarcimenti ordinati dalla corte: oltre 20 milioni di dollari complessivi alle vittime e alle famiglie dei dispersi.
Sudan, Al-Burhan: “Khartoum è libera dai paramilitari”. Il capo dell’esercito sudanese Abdel Fattah al-Burhan ha dichiarato che Khartoum è “libera” dalle Forze di Supporto Rapido (RSF), annunciando l’ingresso al palazzo presidenziale. In un messaggio trasmesso dalla TV di Stato, ha escluso ogni possibilità di riconciliazione con il gruppo paramilitare, promettendo di “schiacciarlo”. L’annuncio arriva dopo l’avanzata dell’esercito nell’area di Omdurman, dove ha preso il controllo del mercato Souq Libya, usato dalla RSF come base logistica. Secondo uno studio, nella sola capitale potrebbero esserci state oltre 60.000 vittime. L’esercito mira ora a controllare l’intera area metropolitana, mentre la RSF mantiene ancora alcune posizioni.
(Giulio Ciofini)
Aurelia Puliafito e Giulio Ciofini
AMERICA DEL NORD
Canada, lo scandalo di Signal preoccupa Carney. Commentando la notizia del giornalista aggiunto per sbaglio in una chat di gruppo di ufficiali americani, dove si discuteva dell’organizzazione di bombardamenti contro i ribelli Yemeniti, il nuovo Primo Ministro canadese Mark Carney ha detto che tutte le nazioni alleate dovrebbero progressivamente cominciare a “badare a se stessi”. Il Canada fa parte dell’accordo sull’intelligence “Five eyes”, con USA, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, e proprio per questo motivo Carney ha considerato la vicenda un “serio, serio problema”, dichiarando che per proteggere al meglio il Canada ci sarà bisogno di diventare “più e più canadesi nella difesa”.
(Lorenzo Graziani)
Stati Uniti d’America, continuano gli arresti degli studenti. Mercoledì, le più importanti testate giornalistiche mondiali riportavano il video della dottoranda turca della Tufts University Rumeysa Ozturk che veniva arrestata da alcuni agenti incappucciati dell’ICE, l’agenzia federale responsabile dell’immigrazione, per aver protestato in favore della Palestina. L’incidente non è un caso isolato. Nelle ultime settimane, infatti, gli studenti arrestati dall’ICE, sono stati numerosi: tre alla Columbia University, altri alla Brown, Cornell, University of Alabama e University of Minnesota. Ufficiali governativi hanno dichiarato che queste detenzioni riflettono l’inizio di una più ampia repressione nei confronti dei manifestanti pro-palestinesi. Il presidente Trump su tutti ha definito l’arresto di Mahmoud Khalil, ex studente palestinese della Columbia, “il primo di molti casi a venire”.
(Giovanni Ferrazza)
JD Vance in Groenlandia : la battaglia per l’isola continua. In questi giorni, il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha visitato la base militare americana di Pituffik, nel nord della Groenlandia, dove ha affermato che l’isola più grande del mondo “sarebbe molto più sicura” se indipendente dalla Danimarca e se scegliesse di collaborare con il governo di Donald Trump. Il governo danese è stato il bersaglio delle critiche del vicepresidente, che lo ha accusato di non averne garantito la sicurezza necessaria contro le mire aggressive della Russia e della Cina, nonché di non aver saputo investire a sufficienza sulle potenzialità del territorio. A tali affronti ha risposto il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, che ha denunciato aspramente l’amministrazione americana per le irrispettose parole.
(Bianca Colli)
Lorenzo Graziani, Giovanni Ferrazza e Bianca Colli
AMERICA LATINA E CARAIBI
Brasile: L’ex presidente Bolsonaro al processo per tentato colpo di Stato. Il 26 Marzo la Corte Suprema del Brasile ha ufficialmente avviato la procedura penale contro l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro accusandolo, insieme ad altri 7 deputati, di tentativo di colpo di Stato. L’accusa fa riferimento ai fatti dell’8 gennaio 2023, quando, in seguito alla vittoria di Lula alle elezioni presidenziali del 2022, i sostenitori di Bolsonaro presero d’assalto le Istituzioni Governative nella capitale Brasilia su sua diretta indicazione. Secondo dettagliate ricostruzioni della polizia federale brasiliana, il piano originale dell’ex presidente - chiamato “Il Pugnale Verde e Giallo” - prevedeva l’assassinio di Lula, del vice presidente Geraldo Alckmin e il giudice della Corte Suprema Alexandre Moraes, con l’obiettivo di boicottare la transizione democratica. Tale progetto non poté concretizzarsi a causa della mancata collaborazione dei principali comandanti dell’esercito. Si prevede una condanna per Bolsonaro tra i 12 e 43 anni di carcere.
Ecuador: il dibattito tra Noboa e González alimenta la confusione dei cittadini a poche settimane dal ballottaggio. A poco più di due settimane dal secondo turno delle elezioni presidenziali in Ecuador, il Paese appare più polarizzato che mai. I risultati del primo turno hanno visto il presidente in carica, Daniel Noboa, candidato del partito di destra Acción Democrática Nacional (ADN), in testa con il 44,1% dei voti, seguito da Luisa González, esponente del movimento di sinistra Revolución Ciudadana, con il 44%: un sostanziale pareggio. Il 23 marzo si è tenuto il dibattito televisivo che avrebbe dovuto aiutare gli ecuadoregni a orientarsi in vista delle elezioni del 13 aprile. Tuttavia, il confronto si è trasformato in uno scontro caratterizzato da attacchi reciproci e accuse, senza che i candidati presentassero soluzioni concrete per affrontare le gravi sfide del Paese, tra cui la violenza, la sicurezza sociale, l’istruzione e la corruzione.
(Nicole Mancinelli)
Argentina, accordo da 20 miliardi tra FMI e Casa Rosada. Nelle ultime settimane le voci su un nuovo presunto accordo tra il Fondo Monetario Internazionale e Buenos Aires, il terzo dal 2018, sono state confermate dalle parole del ministro dell’economia Luis Caputo. L’intesa, secondo Caputo, porterebbe alle finanze argentine un flusso di 20 miliardi di dollari che saranno impiegati secondo le direttive del Fondo, in particolare con l’obiettivo di stabilizzare le finanze pubbliche e rimborsare parte del debito con la Banca Centrale, oltre a una serie più ampia di politiche economiche del governo Milei. La portavoce del FMI, Julie Kozak, ha confermato l’intensificarsi delle relazioni con il Governo argentino, senza però ratificare il valore dell’accordo, affermando che “qualsiasi pacchetto concordato è soggetto all’approvazione del Comitato esecutivo del FMI”, rallentando così gli entusiasmi di coloro favorevoli ad un nuovo ciclo di prestiti tra FMI e l’Argentina.
Perù, Boluarte convoca nuove elezioni presidenziali. Il forte dissenso nei confronti dell’attuale Presidente Dina Boluarte ha costretto l’esecutivo a indire nuove elezioni presidenziali, programmate per il 12 aprile 2026. L’impopolarità del Governo Boluarte è da attribuire al crescente aumento della criminalità organizzata a danno della popolazione, inoltre, la posizione “ereditiera” dell’attuale Presidente non giova all’opinione pubblica. L’ombra di Castillo ha continuato a macchiare la reputazione dell’ex vice, ora Presidente Dina Boluarte, vanificando i tentativi di riscatto per redimersi dagli scandali verificatisi durante la presidenza di Castillo. Toccherà ora attendere l’evolversi delle dinamiche politiche nel paese, se queste si trasformeranno in instabilità dovuta alla mancanza di lungimiranza della vita politica dell’esecutivo o meno.
(Lucas Torres)
Lucas Torres e Nicole Mancinelli
ASIA ED ESTREMO ORIENTE
Indonesia, studenti in piazza contro la riforma militare. Migliaia di manifestanti indonesiani continuano a protestare davanti al Parlamento contro la riforma che amplia i poteri dell’esercito nella vita civile. La legge, voluta dal presidente Prabowo, ex generale, riaccende i timori di un ritorno al passato autoritario. A Jakarta e Surabaya, la polizia ha caricato i manifestanti con idranti e lacrimogeni mentre i cortei chiedevano il ritiro del provvedimento, definendolo «un pericolo per la democrazia». Critici e ONG denunciano il rischio di un ritorno alla “dwifungsi”, la dottrina del regime Suharto che legittimava il controllo militare sulla società civile. Nonostante le rassicurazioni del governo, secondo cui la riforma finalizzata alla sicurezza nazionale, la protesta non si placa.
(Valeria Picciolo)
Cina, smentita la possibilità dell’invio di forze di pace cinesi in Ucraina. Il 22 marzo il quotidiano tedesco ‘die Welt’ ha pubblicato un’indiscrezione, fatta da dei diplomatici europei in forma anonima, circa un possibile coinvolgimento della Cina nella “coalizione dei volenterosi” a guida europea. Due giorni dopo, il ministro degli esteri cinese, Guo Jiakun, in una conferenza stampa ha dichiarato che le affermazioni sono falsefalse, ribadendo che la “posizione della Cina sulla crisi ucraina rimane coerente e chiara”. Ufficialmente la Cina si dichiara infatti neutrale, supportando da un lato l’integrità territoriale dell’Ucraina, e rimanendo dall’altro fedele ai suoi legami economici e strategici con la Russia, anche se di fatto il sostegno per quest’ultima è stato innegabile per tutto il conflitto. Ed è proprio in virtù di questa alleanza tra le due potenze asiatiche che è sorta questa idea, nella speranza che la presenza di caschi blu cinesi possa rendere più accettabile per Mosca la presenza di forze di peacekeeping in Ucraina a garanzia della pace.
(Antonella Franzelli)
Un terremoto di magnitudo 7.7 ha devastato il Myanmar, e non solo. Con epicentro a 16 chilometri a nord-ovest di Sagaing, in Myanmar, un terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il paese alle 12:50 ora locale, seguito da una seconda scossa di magnitudo 6.4 pochi minuti dopo. Al momento della stesura di questo articolo, si contano poco più di 1.000 vittime, in particolare a Mandalay, la seconda città più popolosa del Myanmar, che si trova a circa 100 chilometri dall’epicentro. Il bilancio delle vittime è tuttavia destinato a salire esponenzialmente: secondo alcuni soccorritori, circa un quinto delle abitazioni di Mandalay sono state rase al suolo. Le operazioni di soccorso e di pubblica informazione sono rese ancora più difficili dall’operato della giunta militare che dal 2021 governa il paese, impegnata a reprimere gli oppositori. Diverse testate hanno ripreso il curioso caso del crollo di un grattacielo in costruzione a Bangkok, a più di 1.300 chilometri di distanza dall’epicentro.
(Leonardo Di Girolamo)
Filippine, visita del Segretario della Difesa americano Hegseth. Durante il suo intervento a Manila, Pete Hegseth ha dichiarato che l’amministrazione Trump “darà la priorità e si concentrerà su questa regione del mondo in un modo senza precedenti”. Le Filippine hanno rappresentato la prima tappa del suo tour in Asia, che include anche il Giappone. Hegseth ha annunciato che gli Stati Uniti condurranno un’esercitazione con le forze speciali filippine nelle isole Batanes, situate a circa 120 miglia a sud di Taiwan, un'area sensibile nel contesto delle tensioni tra Washington e Pechino. Inoltre, ha anticipato il dispiegamento di un sistema missilistico antinave e di veicoli di superficie a comando remoto nelle Filippine, in occasione delle esercitazioni militari congiunte previste per aprile. Il presidente Marcos Jr. spera di consolidare così i legami con gli Usa a causa delle rivendicazioni territoriali sempre più aggressive di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.
(Francesco Oppia)
India, Modi valuta l’abrogazione dei dazi sul GNL statunitense. Durante la recente visita negli Stati Uniti, il presidente indiano si è impegnato ad aumentare le importazioni energetiche americane di 10-25 miliardi di dollari. L’eliminazione della tassa renderebbe il GNL statunitense più competitivo e favorirebbe la riduzione del surplus commerciale indiano, pari a 45,4 miliardi di dollari lo scorso anno. Attualmente, l’India applica un dazio del 2,5% e un’imposta aggiuntiva dello 0,25% sul GNL, ma le importazioni dagli Emirati Arabi Uniti e Australia sono esenti grazie ad accordi bilaterali. Le importazioni dagli Stati Uniti, guidate dalla società statale GAIL, rappresentano il 20-25% del totale e potrebbero aumentare. Come riportato da Reuters, GAIL e altre aziende indiane stanno negoziando nuovi accordi con fornitori statunitensi, mentre il governo ha chiesto di ampliare le importazioni di energia, inclusi etano, propano e butano.
(Ratì Mugnaini Provvedi)
Ratì Mugnaini Provvedi, Francesco Oppia, Leonardo Di Girolamo, Antonella Franzelli, Valeria Picciolo
ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE
USA, tassi invariati. Per il secondo incontro consecutivo, la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi d’interesse, preoccupata per il rallentamento economico e l’inflazione ancora elevata. Il presidente Powell ha riconosciuto l’incertezza derivante dalle politiche del presidente Trump, ma ha ribadito che la Fed non ha fretta di modificare il costo del denaro. Powell ha segnalato che l’inflazione è in ripresa, forse a causa dei dazi, sebbene sia difficile quantificarne l’impatto. Le nuove proiezioni economiche indicano infatti una crescita più debole nel 2025 (1,7% invece del 2,1%) e un’inflazione core in aumento al 2,8%, con il tasso di disoccupazione atteso al 4,4% entro fine anno, anch'esso in leggero rialzo. Powell ha inoltre minimizzato i rischi di recessione, pur riconoscendo un calo della fiducia nei mercati. A partire da aprile, infine, la Fed rallenterà il ritmo della riduzione del suo bilancio, diminuendo i titoli del Tesoro che lascerà scadere senza reinvestimento da $25 a 5 miliardi al mese.
USA, dati contrastanti. L’economia statunitense è cresciuta più del previsto nel quarto trimestre, con un PIL in aumento del 2,4% su base annua, mentre l'indice di inflazione preferito dalla Fed, il PCE core, è stato rivisto al ribasso al 2,6%. La crescita è stata sostenuta da esportazioni nette, spesa pubblica e investimenti aziendali, mentre i consumi privati sono stati ridimensionati al +4%. Gli economisti prevedono invece un rallentamento nel 2025, a causa delle politiche economiche di Trump che preoccupano imprese e famiglie, e che hanno indotto la Fed a rivedere al ribasso le stime di crescita. Dopo alcuni giorni in cui sembrava tornato l'ottimismo, i mercati finanziari hanno però reagito con preoccupazione al calo della fiducia dei consumatori evidenziato dal sondaggio dell'Università del Michigan, che temono l’impatto dei dazi su occupazione, redditi e inflazione, e venerdì Wall Street ha infatti chiuso in forte calo, con l’S&P 500 a -2% e il Nasdaq a -2,7%.
Germania, un po’ di ottimismo. L’economia tedesca mostra segnali di ripresa, con il settore privato che registra la crescita più rapida degli ultimi dieci mesi. L’indice PMI composito di S&P Global è infatti salito a 50,9 a marzo, sopra la soglia di espansione (50), sebbene inferiore alle attese degli analisti, grazie alle aspettative di un massiccio aumento della spesa pubblica per gli investimenti in difesa e infrastrutture da parte del nuovo governo del cancelliere Merz. Tuttavia, il miglioramento sarà graduale. La Bundesbank prevede infatti solo un lieve aumento del PIL nel primo trimestre, dopo il calo dello 0,2% alla fine del 2024, mentre le incertezze restano elevate, con possibili effetti negativi dalle tariffe USA e dalla debole crescita dei servizi.
Automotive, i nuovi dazi americani. Tra le aziende che saranno più duramente colpite dai nuovi dazi annunciati da Donald Trump sulle importazioni di auto negli USA si trovano Porsche e Mercedes-Benz, con un impatto stimato di €3,4 miliardi, pari a circa un quarto dei loro utili operativi previsti per il 2026. I dazi del 25%, in vigore dal 3 aprile, mettono a rischio il modello di esportazione dell’industria automobilistica europea, in particolare per i due produttori tedeschi, che producono in Germania e inviano negli USA molti dei loro modelli più redditizi, come la Porsche 911 e la Mercedes Classe S. La reazione in borsa è stata dura: Porsche e Mercedes hanno perso fino al 5,7%, mentre BMW e Volkswagen, che producono negli Stati Uniti, hanno limitato i danni. La lobby automobilistica tedesca VDA ha definito la mossa di Trump un colpo al commercio libero e ha esortato l’Unione Europea a negoziare con Washington.
Leonardo Aldeghi
EUROPA OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA
1/notizie dal Consiglio Europeo del 20 Marzo. Al summit dei 27 i temi centrali sono stati il riarmo, il supporto a Kiev e i dazi americani. Ben accetto il programma ReArm, per l’incremento delle spese alla difesa, solo i premier di Spagna e Olanda hanno manifestato alcune perplessità, soprattutto sui metodi di finanziamento. Il piano è stato accolto anche come opportunità per rilanciare il settore industriale europeo, intersecando il tema della competitività industriale - una delle voci focali dell’ordine del giorno. Il summit ha poi visto il consenso sul rinnovo degli aiuti all’Ucraina, fatta eccezione per il presidente ungherese Orban, l’unico a votare contro, spezzando l’unità europea. Per ultimo, grande preoccupazione è emersa nei confronti degli imminenti dazi americani: i leader si sono confrontati su possibili strategie che possano arginare l’ondata inflazionistica - prevedibile conseguenza dell’imposizione di tariffe di risposta sui prodotti statunitensi.
2/notizie dal Consiglio europeo del 20 marzo. Il nuovo piano di aiuti per Kiev dell’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’UE, ha riscosso ampie critiche al Consiglio Europeo del 20 marzo. Kallas, aveva già presentato il suo ambizioso programma da 40 miliardi per l’invio di aiuti militari - da subito ridimensionato a 5 miliardi, in seguito alle numerose critiche dei governi nazionali. Il piano ha ricevuto il colpo di grazia durante la riunione del Consiglio: tutti e 27 i capi di stato si sono detti fortemente contrari e preoccupati per le ricadute negative del programma sui già gravosi debiti pubblici nazionali. La clausola che introdurrebbe una contribuzione di tipo proporzionale - in base al reddito interno lordo dei singoli paesi membri - ha lasciato perplessi (se non infastiditi) i leader di Francia e Italia, che assieme alla Germania sarebbero così i maggiori sponsor del piano.
(Francesca Rosti)
UE, lanciata strategia per casi di emergenza. La Commissione UE ha presentato una strategia per rafforzare la preparazione dell’Europa di fronte a minacce emergenti come tensioni e conflitti geopolitici, minacce ibride, cybersecurity, manipolazione ed interferenza di informazioni straniere, cambiamenti climatici e catastrofi naturali. Il piano prevede la creazione di un hub di crisi UE per coordinare meglio la risposta alle emergenze e protegge servizi essenziali come ospedali, scuole, trasporti e telecomunicazioni. Bruxelles punta poi a promuovere la preparazione della popolazione incoraggiando ad adottare misure come il mantenimento di scorte essenziali per almeno 72 ore nel caso di emergenze. La strategia include anche la creazione di una task force pubblico-privata, per garantire la disponibilità di beni e servizi essenziali, e la collaborazione con partner strategici come la Nato su mobilità militare, clima e sicurezza, tecnologie emergenti, cibernetica, spazio e industria della difesa.
(Bianca Franzini)
Bianca Franzini e Francesca Rosti
EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA
Guerra Russia-Ucraina. Momento di stallo nelle trattative di pace. Putin ha riaffermato la sua posizione, sostenendo che l’attuale governo di Kiev non sia legittimo e proponendo l’istituzione di un’amministrazione temporanea sotto la supervisione delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, dei Paesi europei e dei partner della Russia. Secondo lui, ciò sarebbe necessario per avviare negoziati di pace concreti. Tuttavia, un portavoce degli Stati Uniti ha respinto queste dichiarazioni. Le trattative restano in una fase di stallo, poiché Putin pone condizioni inaccettabili per l’Ucraina, inclusa la richiesta che il cessate il fuoco nel Mar Nero entri in vigore per la Russia solo dopo il soddisfacimento di determinate condizioni, come la revoca delle sanzioni sulla banca statale russa.
Polonia. Le organizzazioni non governative hanno espresso critiche verso la misura adottata da Varsavia per limitare l’ingresso dei migranti richiedenti asilo in Polonia dalla Bielorussia. Il presidente polacco Andrzej Duda ha affermato che la decisione è "necessaria per rafforzare la sicurezza dei confini". In generale, la Polonia sta rafforzando il confine esterno dell'Unione Europea, nel tentativo di difendersi dal presunto sfruttamento dei flussi migratori da parte di Russia e Bielorussia per esercitare pressioni sull’UE. In precedenza, Varsavia ha accusato Minsk di rilasciare visti con troppa facilità a cittadini di Paesi dell’Africa e Medio Oriente e di indirizzare questi flussi verso il confine polacco, con l'obiettivo di destabilizzare la Polonia e creare disordine.
Silvia Pasetto
MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)
Gaza, Hamas condanna le proteste e accusa Israele. Le tensioni nella Striscia di Gaza si inaspriscono ulteriormente: una serie di proteste, scoppiate il 25 marzo, hanno preso di mira la leadership di Hamas, che ha subito espresso una netta condanna. Sami Abu Zuhri, infatti, ha usato parole molto dure per descrivere i manifestanti, definendoli "megafoni di Israele" e accusandoli di agire in modo da minare gli interessi del popolo palestinese. Ancora più diretto è stato l'alto funzionario Osama Hamdan, che ha accusato Israele di essere la mente dietro queste proteste, suggerendo un tentativo esterno di destabilizzare la situazione interna di Gaza.
Iran, Teheran accetta negoziati indiretti con Washington. L'Iran ha aperto alla possibilità di colloqui indiretti con gli Stati Uniti sulla questione nucleare, pur ribadendo la sua opposizione a negoziati diretti in un contesto di "massima pressione" e minacce militari. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che l'Iran ha risposto a una lettera del presidente Trump tramite il Sultanato dell'Oman, che svolge il ruolo di mediatore tra i due Paesi. Araghchi ha anche chiarito che il rifiuto di negoziati diretti con gli Stati Uniti è una tattica, non una strategia, e ha sottolineato che i colloqui in corso con Francia, Germania e Gran Bretagna sono di fatto negoziati indiretti con gli Stati Uniti.
(Chiara Bertolotto)
Israele, bombardamenti su Beirut: primo attacco dal cessate il fuoco. Israele ha colpito i sobborghi meridionali di Beirut per la prima volta dal cessate il fuoco di novembre, prendendo di mira un edificio che Tel Aviv dichiara essere usato da Hezbollah come deposito di droni. L’attacco è avvenuto in risposta al lancio di razzi dal Libano verso Israele. L’operazione ha scatenato il panico tra i residenti, molti dei quali sono fuggiti a piedi. Il cessate il fuoco appare sempre più fragile, con reciproche accuse di violazioni. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito la volontà di difendere la sicurezza nazionale, mentre cresce la preoccupazione per una possibile escalation del conflitto.
(Matteo Francescucci)
Turchia, arrestato il leader dell’opposizione: una nuovo clamoroso arresto politicamente motivato rischia di far scivolare definitivamente la repubblica turca nel completo autoritarismo del leader islamista Recep Tayyip Erdoğan. Il popolare sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoğlu, è stato arrestato con l’accusa di corruzione e di terrorismo. Immediatamente le opposizioni, guidate dal partito kemalista CHP, hanno iniziato una lunga serie di mobilitazioni che sono culminate con una immensa manifestazione sabato 29 marzo a Istanbul, dove si sono radunate circa 2 milioni di persone. Durante le manifestazioni il governo ha tentato in più modi di oscurare i media, allontanare o arrestare diversi giornalisti, anche stranieri. Gli studenti e il CHP non sembrano intenzionati ad abbandonare la piazza, in uno scenario di tensione politica che non veniva sperimentato dai tempi delle proteste del 2013.
(Michele Magistretti)
Matteo Francescucci, Michele Magistretti, Chiara Bertolotto
TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE
Israele intercetta due missili balistici lanciati dagli Houthi. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno intercettato con successo due missili balistici lanciati dai ribelli Houthi dello Yemen, gruppo armato sostenuto dall’Iran. I missili erano diretti verso Israele, ma sono stati abbattuti prima di raggiungere il territorio. Secondo il portavoce militare degli Houthi, i missili erano destinati all’aeroporto Ben Gurion e a un obiettivo militare vicino a Tel Aviv. Inoltre, il gruppo ha rivendicato un attacco contro una nave da guerra statunitense nel Mar Rosso. Questo episodio è l’ultimo di una serie di attacchi provenienti dallo Yemen nelle ultime settimane, segnando un’ulteriore escalation nel conflitto regionale. Gli Houthi hanno intensificato le operazioni contro Israele in solidarietà con Hamas, mentre gli Stati Uniti hanno risposto colpendo obiettivi Houthi in Yemen. La situazione resta tesa, con il rischio di un allargamento del conflitto in Medio Oriente.
(Federica Placidi)
Canada, dura risposta ai dazi e alle minacce di annessione di Trump. Il neo Premier canadese Mark Carney, a margine di una conferenza stampa, ha annunciato l’introduzione di una serie di dazi sui beni statunitensi, gli stessi come risposta a quelli recentemente imposti da Washington sull’export canadese verso gli USA. Nella giornata di mercoledì, il presidente Donald Trump ha infatti ufficializzato imposte del 25% su tutte le auto importate. Per l’industria manifatturiera canadese, il settore automobilistico rappresenta il 10% degli utili; inoltre, quasi il 90% delle auto e della componentistica che produce sono diretti proprio verso il mercato statunitense, pertanto è indubbio come i dazi avranno un impatto significativo sull’economia canadese. Il Premier canadese ha quindi sottolineato come la nuova postura statunitense obblighi Ottawa a mettere in discussione il “vecchio ordine” sul quale si reggevano i rapporti tra i due Paesi. Ad amplificare il dissidio, vi è la retorica di Trump circa la possibilità che il Canada diventi il 51esimo Stato USA.
(Davide Shahhosseini)
Federica Placidi e Davide Shahhosseini
Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.
Antonella Franzelli: Asia ed Estremo Oriente
Alessia Boni: America Latina e Caraibi
Aurelia Puliafito: Africa Sub-Sahariana
Beatrice Baroni: Terrorismo e Sicurezza Internazionale
Bianca Colli: America del Nord
Bianca Franzini: Europa Occidentale e Unione Europea
Caterina De Rosa: America del Nord
Chiara Bertolotto: Medio Oriente e Nord Africa
Davide Shahhosseini: Terrorismo e Sicurezza Internazionale
Federica Placidi: Terrorismo e Sicurezza Internazionale
Francesca Rosti: Europa occidentale e Unione Europea
Francesco Oppia: Asia ed Estremo Oriente
Giovanni Ferrazza: America del Nord
Giulio Ciofini: Africa Sub-Sahariana
Giuliana Báruş: Europa Orientale e Russia
Gonzalo Pereyra: Terrorismo e Sicurezza Internazionale
Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale
Lorenzo Graziani: America del Nord
Lucas Torres: America Latina e Caraibi
Matteo Francescucci: Medio Oriente e Nord Africa
Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa
Nicole Mancinelli: America Latina e Caraibi
Ratì Mugnaini Provvedi: Asia ed Estremo Oriente
Silvia Pasetto: Europa Centro-Orientale e Russia
Valeria Picciolo: Asia ed Estremo Oriente
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