Framing The World, edizione n. 162

Le notizie dal mondo che potreste esservi persi durante le vacanze

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  Redazione
  25 agosto 2025
  19 minuti, 15 secondi


AFRICA SUBSAHARIANA

Importante impulso alle relazioni tra Giappone e Africa grazie alla firma di 300 accordi di cooperazione durante la 9a Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo dell'Africa (TICAD9), tenutasi questa settimana. Si tratta di un numero di tre volte superiore a quello raggiunto durante l'ultimo vertice in Tunisia nel 2022. L'annuncio è stato dato giovedì, durante il secondo giorno della conferenza, in una sessione di alto livello alla quale hanno partecipato il presidente angolano João Lourenço, attuale presidente dell'Unione Africana, e il primo ministro giapponese Shigeru Ishida. Gli accordi riguardano settori chiave dello sviluppo, tra cui infrastrutture, sanità, tecnologia, istruzione e agricoltura, tutti ambiti fondamentali per la crescita e la trasformazione dell'Africa. I funzionari affermano che questo forte aumento dei partenariati riflette il rinnovato impegno del Giappone nella cooperazione a lungo termine con i paesi africani, nonché il ruolo crescente dell'Africa sulla scena economica globale.


Venerdì scorso, il pubblico ministero della Repubblica Democratica del Congo ha chiesto la pena di morte per l'ex presidente Joseph Kabila, processato in contumacia per tradimento, crimini di guerra e sostegno al gruppo ribelle M23. Kabila, che ha governato dal 2001 al 2019, è salito al potere a soli 29 anni dopo l'assassinio di suo padre, l'ex presidente Laurent Kabila. In seguito ha rinviato le elezioni di due anni oltre la fine del suo mandato, scatenando disordini diffusi. Il governo lo accusa di sostenere i ribelli dell'M23, appoggiati dal Ruanda, che negli ultimi mesi hanno conquistato le principali città del Congo orientale. Kabila è tornato dall'esilio autoimposto ad aprile, arrivando a Goma, una città sotto il controllo dei ribelli, sollevando ulteriori interrogativi sui suoi legami con l'insurrezione. La sua attuale ubicazione rimane sconosciuta.

Aurelia Puliafito


AMERICA DEL NORD

Stati Uniti d’America, nuove sanzioni contro la Corte Penale Internazionale. Mercoledì 20 agosto il Dipartimento di Stato americano ha annunciato nuove sanzioni contro due giudici e due pubblici ministeri della Corte Penale Internazionale, accusati di strumentalizzare la loro posizione per attaccare gli Stati Uniti e Israele. “È un flagrante attacco contro l’indipendenza di un’istituzione giudiziaria imparziale” denuncia la CPI, mentre il governo israeliano accoglie con favore la decisione statunitense. Questo non è che l’ultimo di una serie di attacchi che l’amministrazione Trump ha indirizzato alla Corte dello Statuto di Roma in questi ultimi mesi.

(Lorenzo Graziani)

Stati Uniti d’America, raid nella casa dell’ex consigliere alla sicurezza nazionale. Venerdì, la casa dell’ex consigliere alla sicurezza nazionale durante la prima amministrazione Trump John Bolton è stata soggetta ad un raid dell’FBI. Bolton, che è sotto investigazione per determinare se abbia illegalmente condiviso o posseduto informazioni classificate, era diventato particolarmente critico dell’operato del Presidente in carica dopo aver lasciato la sua amministrazione. Dopo l’incontro di Trump e Putin in Alaska, Bolton aveva dichiarato che il meeting fosse stata una vittoria per il presidente russo, ricevendo come risposta da Trump un tweet dove veniva definito “molto stupido” e “un perdente”. La Casa Bianca ha negato qualsiasi correlazione tra il raid e le dichiarazioni di Bolton.

(Giovanni Ferrazza)

USA, ordine di chiusura per il famigerato “Alligator Alcatraz” : Il centro di detenzione per migranti chiamato “Alligator Alcatraz”, costruito nelle Everglades dalla presidenza Trump, è stato ordinato alla chiusura da un giudice federale. La struttura era stata realizzata in tempi record per rispondere alla linea dura sull'immigrazione. La sentenza si fonda sulla mancanza di una valutazione d’impatto ambientale e sui danni all’ecosistema. Non potranno essere accolti nuovi detenuti, mentre quelli già presenti verranno trasferiti altrove. La decisione ha suscitato forti polemiche politiche, con la Florida che ha già presentato appello.

(Bianca Colli)

Lorenzo Graziani, Giovanni Ferrazza e Bianca Colli


AMERICA LATINA E CARAIBI

Colombia colpita da attacchi mortali dei dissidenti delle FARC. Giovedì, la Colombia è stata colpita da due attentati che hanno provocato almeno 18 morti e oltre 70 feriti, attribuiti a gruppi dissidenti delle FARC, l’ex principale milizia rivoluzionaria del paese. Nel primo attacco, un drone ha abbattuto un elicottero della polizia in una zona rurale vicino a Medellín, nel nord-ovest, causando la morte di almeno 12 persone. L’elicottero era impegnato in un’operazione volta a distruggere coltivazioni di foglie di coca, utilizzate per la produzione di cocaina. Poche ore più tardi, a Cali, circa 400 chilometri a sud, un’autobomba è esplosa in una strada molto trafficata, uccidendo 6 persone e ferendone decine. A seguito dell’attacco, il sindaco Alejandro Eder ha dichiarato la legge marziale in città, mentre il governo ha annunciato che nelle prossime ore valuterà eventuali ulteriori misure di sicurezza. Al momento, nessun gruppo dissidente ha rivendicato la responsabilità degli attentati.

Venezuela : aumentano le tensioni con l’escalation del dispiegamento militare statunitense. Aumentano le tensioni tra USA e Venezuela a seguito del massiccio dispiegamento di forze navali statunitensi nelle acque venezuelane, accompagnato da discorsi sempre più bellicosi nei confronti dei cartelli della droga e del presidente Nicolás Maduro, definito da Trump “leader dei cartelli”. L’azione americana solleva dubbi sugli obiettivi: contrastare il traffico di droga o avviare una guerra mirata al cambiamento di regime. Lo scorso mese, Trump aveva firmato una direttiva, ancora classificata, che autorizza il Pentagono a usare la forza militare contro alcuni cartelli della droga in America Latina, definiti dall’amministrazione come gruppi terroristici. Quasi contemporaneamente, il governo statunitense ha dichiarato un gruppo criminale venezuelano organizzazione terroristica, identificando Maduro come suo leader. Da allora, il Pentagono sta mobilitando unità della Marina, comprese navi da guerra, nel sud dei Caraibi. In risposta, lunedì Maduro ha annunciato il dispiegamento di 4,5 milioni di miliziani in tutto il paese, dichiarando: “Difendiamo i nostri mari, i nostri cieli e le nostre terre”. Il governo degli Stati Uniti ha fornito poche informazioni sulle proprie intenzioni.

(Nicole Mancinelli)

Brasile, la difesa di Bolsonaro esclude la fuga in Argentina. La difesa di Jair Bolsonaro ha ribadito alla Corte Suprema che l’ex presidente non ha mai violato le misure cautelari a lui imposte. Il giudice Alexandre de Moraes aveva concesso due giorni per chiarire presunte irregolarità, dopo il ritrovamento sul telefono di Bolsonaro di una bozza di richiesta di asilo politico in Argentina datata febbraio 2024. Secondo i legali, quel documento non dimostra alcuna reale intenzione di fuga, anche perché il processo è iniziato un anno più tardi. La difesa sottolinea inoltre che Bolsonaro ha sempre rispettato le restrizioni, dagli arresti domiciliari al braccialetto elettronico, e ha partecipato a tutte le udienze. Nel frattempo, la Polizia Federale ha incriminato lui e il figlio Eduardo per ostruzione al procedimento sul presunto golpe. Il processo, che vedrà coinvolti anche circa quaranta alleati dell’ex presidente, è fissato per i primi di settembre.

Argentina, Milei conferma il veto contro l’aumento delle pensioni. L’ultra libertario della Casa Rosada ha ottenuto una vittoria politica schiacciante alla Camera dei deputati, che ha confermato il suo veto alla legge sull’aumento delle pensioni. L’opposizione non è riuscita a raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi, fermandosi a 83 voti contrari contro i 160 favorevoli al governo e 6 astensioni. La legge prevedeva un incremento del 7,2% delle pensioni e degli assegni familiari, oltre a un bonus per i percettori della pensione minima portato a 110.000 pesos mensili, circa 70 euro al cambio attuale. Secondo l’Ufficio di Bilancio del Congresso, il provvedimento avrebbe inciso sul PIL per 0,32 punti percentuali nel 2025 e fino allo 0,78% su base annua.

(Lucas Torres)

Nicole Mancinelli e Lucas Torres


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

India e Cina, si ricompone il dialogo bilaterale. Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha incontrato il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, segnando un chiaro miglioramento nei rapporti tra i due Paesi dopo anni di tensioni post-scontro di confine del 2020. Entrambi hanno riaffermato il rispetto reciproco e la necessità di progressi stabili e costruttivi, convenendo di ripristinare i voli diretti, facilitare i visti per giornalisti, promuovere scambi commerciali e culturali, e rilanciare i passi di frontiera di Lipulekh, Shipki La e Nathu La. Inoltre, Pechino ha garantito di affrontare le necessità indiane riguardo a terre rare, fertilizzanti e macchine perforatrici. Il tutto prepara il terreno alla prossima visita di Modi alla Cina, prevista per il summit SCO.

(Valeria Picciolo)

Cina, Wang Yi invita l’Afghanistan nella BRI. Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si è recato in visita a Kabul, dove ha incontrato il ministro degli Esteri ad interim dell’Afghanistan, Amir Khan Muttaqi. Durante i colloqui, Wang Yi avrebbe espresso l’interesse di Pechino a sfruttare le ingenti risorse minerarie del Paese e avrebbe invitato il governo afghano ad aderire formalmente alla Belt and Road Initiative. Durante l’incontro Wang Yi avrebbe inoltre sollecitato Kabul ad intensificare la lotta contro i gruppi terroristici, in particolare l’East Turkestan Islamic Movement, una condizione imprescindibile per lo sviluppo dei rapporti economici bilaterali. La Cina condivide infatti un breve tratto di confine con l’Afghanistan, attraverso lo Xinjiang, che in passato è stato teatro di violenze che Pechino attribuisce ai militanti islamisti e ai separatisti uiguri impegnati nella creazione di un ipotetico Turkestan orientale indipendente.

(Francesco Oppia)

India - La DRDO ha portato a termine con successo il primo test del nuovo sistema integrato di difesa aerea (IADWS) lungo le coste dell’Odisha. Questo progetto rientra nella “Missione Sudarshan Chakra”, con cui l’India mira a creare entro il 2035 uno scudo protettivo interamente nazionale. Il sistema è composto da diversi strati difensivi che includono missili a corto raggio, sistemi avanzati a portata molto ridotta e un’arma laser ad alta energia. La sua funzione è quella di contrastare minacce aeree di varia natura, dai missili balistici agli aerei, fino ai droni. Il progetto prevede anche il coinvolgimento del settore privato e sarà integrato con le reti di comando già in uso dalle Forze Armate. Il ministro della Difesa ha elogiato i risultati, definendoli una prova delle capacità nazionali nel campo delle difese multilivello.

(Ratí Mugnaini Provvedi)

Ratì Mugnaini Provvedi, Francesco Oppia, Valeria Picciolo


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Tecnologia, segnali d’allarme? I titoli tecnologici americani hanno subito forti vendite martedì, con il Nasdaq in calo dell’1,4% e lo S&P 500 dello 0,7%. A guidare il ribasso sono stati Palantir, che ha perso il 9,2%, Arm (-4,5%), Nvidia (-3,4%) e Oracle (-5,9%). Il crollo è stato innescato da un rapporto del MIT secondo cui il 95% delle aziende non ottiene ritorni dagli investimenti in AI generativa. Il documento ha alimentato i timori di sopravvalutazione, già rafforzati dalle dichiarazioni del CEO di OpenAI, Sam Altman, che ha parlato di “periodi di euforia irrazionale” e di possibili perdite per gli investitori. Il sell-off ha colpito soprattutto i titoli legati all’AI, che avevano guidato il rally di quest'anno. Al contrario, settori difensivi come utility, beni di consumo e immobiliare hanno registrato dei rialzi. Secondo Danske Bank, tuttavia, il calo riflette più una presa di profitto dopo i rialzi dell’estate, più che un cambio di scenario fondamentale.

Jackson Hole, Powell apre ai tagli. Il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, ha segnalato per la prima volta che un taglio dei tassi a settembre è sul tavolo, sottolineando come l’indebolimento del mercato del lavoro possa bilanciare i rischi legati all’inflazione derivante dai nuovi dazi. Intervenuto al simposio di Jackson Hole, Powell ha riconosciuto che la politica monetaria resta in territorio restrittivo e che il mutato equilibrio dei rischi potrebbe giustificare un allentamento. La Fed ha mantenuto finora i tassi fermi tra il 4,25% e il 4,5%, dopo il taglio di un punto nel 2024. Powell ha chiarito che l’impatto dei dazi sui prezzi appare transitorio e che il vero rischio è un indebolimento occupazionale, giustificando una politica monetaria più accomodante. Le sue parole hanno immediatamente innescato un rally sui mercati: il rendimento dei titoli del tesoro a due anni è sceso al 3,69%, l'S&P 500 ha guadagnato l’1,6% e il dollaro si è indebolito quasi dell’1%.

Intel, USA come azionisti. Donald Trump ha annunciato un accordo storico con Intel che assegna al governo USA una partecipazione del 9,9% nell’azienda in cambio dello sblocco degli $8,87 miliardi previsti dal Chips and Science Act e non ancora erogati. Le azioni ricevute da Washington sono prive di diritto di voto e non garantiscono un posto nel board, ma rappresentano un intervento senza precedenti in un’azienda privata americana. I mercati hanno tuttavia apprezzato, e Intel è salita di oltre il 7% in borsa. L’obiettivo dell’intervento è assicurare un ritorno diretto ai contribuenti e rafforzare la competitività di Intel, in difficoltà da anni di calo delle vendite e sorpassata dai rivali. Resta il rischio che l’ingresso dello Stato nel capitale crei distorsioni di mercato, ma l’iniezione di quasi $9 miliardi offre al gruppo nuove prospettive di crescita e di partnership tecnologiche. Per gli analisti, tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità di Intel di attrarre nuovi clienti e recuperare terreno sui concorrenti asiatici.

Petrolio, aumenta la produzione. L’OPEC+ ha approvato un aumento di produzione pari a 547.000 barili al giorno, completando con un anno di anticipo il ritorno ai livelli del 2023. La mossa ha calmato i prezzi, offrendo sollievo ai consumatori e un vantaggio politico a Donald Trump. Resta però incerto il destino di altri 1,66 milioni di barili al giorno, ancora congelati fino al 2026: l’organizzazione potrebbe decidere di riattivarli, prendersi una pausa o addirittura invertire l’aumento se i mercati dovessero indebolirsi. Un nuovo vertice è fissato per il 7 settembre. Il contesto resta fragile: la domanda globale tiene, ma il rallentamento della Cina e l’espansione delle forniture americane rischiano di creare un surplus di 2 milioni di barili. I prezzi del greggio, già in calo del 6,7% quest’anno a circa $70 al barile, potrebbero scivolare verso i $60, ben al di sotto delle esigenze di bilancio di Riyad. Per questo, analisti come Goldman Sachs e JPMorgan prevedono che OPEC+ manterrà i livelli attuali, con una pausa negli aumenti.

Leonardo Aldeghi


EUROPA OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA

Incendi in Europa. Nel 2025, l’Europa ha vissuto la peggiore stagione di incendi dal 2006: secondo il programma spaziale Copernicus, sono andati in fumo circa 8.948 km² di boschi in tutto il continente. La Penisola iberica è tra le aree più colpite: in Spagna, dopo 16 giorni consecutivi di ondata di calore, sono bruciati 3.482 km², con oltre 31.000 sfollati. Anche il Portogallo affronta incendi record, con 2.162 km² di superficie bruciata. In Francia, un rogo ha distrutto un’area più vasta di Parigi, il peggiore evento da 80 anni. Altri incendi sono stati registrati in Grecia, Italia, Albania e Montenegro. Il caldo estremo, la siccità e i venti hanno creato condizioni perfette per la diffusione delle fiamme, aggravate dalla scarsa preparazione da parte degli Stati, mentre il continente si riscalda sempre più velocemente.

(Bianca Franzini)

Bruxelles e Washington hanno firmato la “tregua tariffaria” che formalizza l'accordo sui dazi raggiunto il 27 luglio. Il punto centrale della dichiarazione è un tetto massimo del 15% sui dazi applicati alla gran parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, inclusi i veicoli. L’intesa avrà efficacia retroattiva dal 1° agosto ed entrerà in vigore una volta che Bruxelles ridurrà i dazi sui prodotti industriali statunitensi. Mentre prodotti come farmaci e aeromobili beneficeranno dell’esenzione, Washington manterrà dazi dal 25% al 50% su acciaio e alluminio, così come anche il settore di vino, birra e liquori rimarrà fuori dall’accordo. Sul fronte degli impegni economici, l’UE ha concordato l’acquisto di 750 miliardi di dollari in energia e 40 miliardi in chip AI dagli USA, mentre le imprese europee investiranno 600 miliardi in settori strategici americani, inclusi gli equipaggiamenti militari. L’intesa, dunque, punta a ristabilire prevedibilità e a rafforzare le relazioni transatlantiche.

(Susanna Fazzi)

Bianca Franzini e Susanna Fazzi


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Guerra Russia-Ucraina, bilaterale tra Putin e Trump in Alaska. Il 15 agosto il presidente della Federazione russa Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si sono incontrati in Alaska, nell’ambito del primo atteso incontro faccia a faccia tra le due cariche dall’inizio della guerra in Ucraina. I due hanno discusso delle condizioni della Russia per porre fine al conflitto, tra cui il ritiro dell’Ucraina dal Donetsk, il riconoscimento del russo come lingua ufficiale in Ucraina e garanzie di sicurezza per le chiese ortodosse che fanno capo al patriarcato di Mosca. Condizioni chiaramente inaccettabili per l’Ucraina. Il bilaterale si è concluso con un nulla di fatto, se non la riabilitazione internazionale di Putin dopo anni di isolamento. Successivamente Trump ha ricevuto a Washington Zelensky e i rappresentanti di UE, NATO e altri paesi occidentali, dove si è discussa la possibilità di un incontro Putin-Zelensky entro poche settimane.

Ungheria, nuovi scontri con l’Ucraina sul petrolio russo. Oltre a continuare ad ostacolare il percorso di adesione di Kiev all’UE, l’Ungheria di Orban ha recentemente minacciato l’Ucraina di interrompere le forniture di elettricità da parte di Budapest come ritorsione per il bombardamento ucraino dell’oleodotto Druzhba, da cui l’Ungheria importa il petrolio russo. I ministri degli esteri dei due paesi si sono scambiati messaggi via social, accusandosi a vicenda di tenere un comportamento irresponsabile. Successivamente Trump ha chiamato Orban, chiedendogli spiegazioni sulla posizione ungherese circa l’ingresso di Kiev nell’UE. Orban avrebbe poi proposto Budapest come sede dell’incontro Putin-Zelensky.

(Silvia Pasetto)

Le promesse sulle garanzie di sicurezza ucraine: Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che Kiev e i suoi alleati stanno definendo i contenuti delle future garanzie di sicurezza. L’iniziativa è guidata dalla “Coalizione dei Volenterosi”, un gruppo di oltre 30 Paesi promosso da Keir Starmer ed Emmanuel Macron per assicurare protezione all’Ucraina dopo un eventuale accordo di pace. L’adesione alla NATO resta esclusa, ma si valutano misure come il pattugliamento dello spazio aereo, il controllo del Mar Nero e il rafforzamento dell’esercito ucraino. Gli Stati Uniti, pur escludendo truppe sul terreno, hanno aperto a un possibile sostegno aereo in caso di nuove offensive russe. Resta il dubbio sulla reale efficacia di queste garanzie: secondo diversi esperti, le promesse americane non bastano a rassicurare Kiev e gli alleati europei. La Coalizione dei Volenterosi, al momento, appare più un progetto politico che una struttura militare operativa. I prossimi mesi saranno decisivi per verificarne la credibilità.

(Luca Baldazzi)

Armenia-Azerbaijan: Costa, impegno dell’Ue a sostenere il processo di pace. “Questa settimana ho avuto delle telefonate molto positive con il presidente azero Ilham Aliyev e il premier armeno Nikol Pashinyan. La storica firma dell’Accordo di pace e di instaurazione di relazioni interstatali tra Armenia e Azerbaijan segna un significativo passo avanti verso una pace duratura, per entrambi i Paesi e per l’intera regione”. Lo scrive su X il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “L’Ue rimane pienamente impegnata a sostenerne l’attuazione e a rafforzare la connettività regionale, aiutando le comunità a superare anni di conflitto e a progredire verso una pace, una stabilità e una prosperità durature”, aggiunge.

(Giuliana Cătălina Băruş)

Silvia Pasetto, Giuliana Cătălina Băruş e Luca Baldazzi

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA

Israele usa la fame come arma di guerra a Gaza. Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International, Israele starebbe perseguendo una "politica deliberata" per affamare la popolazione di Gaza. L'organizzazione per i diritti umani basa le sue accuse sulle testimonianze dirette di palestinesi sfollati e operatori sanitari che curano bambini colpiti dalla malnutrizione. Il rapporto denuncia una "campagna deliberata di affamamento" che starebbe distruggendo "la salute, il benessere e il tessuto sociale della vita palestinese". Nonostante le forti restrizioni agli aiuti imposte da Israele, il governo ha sempre respinto le accuse di voler affamare la popolazione. Finora, né l'esercito israeliano né il Ministero degli Esteri hanno commentato le ultime accuse.

(Chiara Bertolotto)

Armenia-Azerbaigian, storico accordo di pace: tramite la mediazione e la pressione statunitense, Yerevan e Baku hanno raggiunto un accordo di pace. L’Azerbaigian ottiene un corridoio di transito per collegare il paese all’exclave del Nakhchivan situata tra Armenia, Turchia e Iran. Questo corridoio verrà nominato Trump Route for International Peace and Prosperity e la sua gestione sarà affidata a un consorzio di aziende private statunitensi che si occuperà di promuovere lo sviluppo economico e garantire la sicurezza. I vincitori di questo accordo sono prevalentemente Baku che vede accolte almeno in parte alcune delle sue principali richieste e Washington che si posiziona come principale potenza esterna di riferimento della regione caucasica.

(Michele Magistretti)

Michele Magistretti e Chiara Bertolotto

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Colombia, due attentati nelle città di Cali e Medellin. Giovedì scorso due gravi attentati hanno scosso la Colombia causando almeno 18 vittime e oltre 70 feriti. Secondo fonti investigative, gli attacchi sarebbero da ricondurre a gruppi dissidenti legati alle FARC, sebbene gli stessi non siano ancora stati rivendicati da nessuna milizia. Il primo attentato è avvenuto in una zona rurale nei pressi di Medellín, dove un drone ha colpito un elicottero della polizia impegnato in operazioni di eradicazione delle piantagioni di foglie di coca: nello schianto sono morte 12 persone. Poche ore dopo, nell’area urbana di Cali, un’autobomba è esplosa in una delle arterie più trafficate della città, provocando 6 morti e numerosi feriti. A seguito degli attentati, il sindaco di Cali, Alejandro Eder, ha deciso di introdurre la legge marziale, mentre il governo nazionale ha annunciato ulteriori misure estreme per rafforzare la sicurezza.

(Davide Shahhosseini)

Gaza: carestia e rischio destabilizzazione. Gaza City è tornata epicentro della crisi: mentre Israele prepara un’offensiva su larga scala, l’ONU conferma che la popolazione vive ormai in condizioni di carestia. La prospettiva di un assalto permanente al principale centro urbano dell’enclave palestinese non ha solo implicazioni militari, ma anche geopolitiche: mette sotto pressione le relazioni tra Israele e Stati Uniti e rischia di accrescere la frattura con il mondo arabo. La distruzione della città, un tempo abitata da 800.000 persone, produrrebbe conseguenze umanitarie catastrofiche e al tempo stesso alimenterebbe nuove tensioni regionali. L’assenza di un accordo sugli ostaggi e il rifiuto di soluzioni negoziali segnalano una fase di ulteriore incertezza, in cui la guerra a Gaza rischia di trasformarsi da crisi locale a detonatore di instabilità mediorientale.

(Federica Placidi)

Iran: una nuova esercitazione militare. A due mesi dalla cosiddetta “Guerra dei 12 giorni” contro Israele avvenuta lo scorso giugno, l’Iran ha avviato la sua prima esercitazione militare su larga scala, giovedì 21 agosto. L’operazione, denominata “Sustainable Power 1404”, ha coinvolto la Marina militare in un’esercitazione missilistica condotta nel Golfo di Oman e nell’Oceano Indiano. Missili da crociera a gettata variabile e droni in mare aperto sono stati utilizzati per colpire bersagli designati in mare.L’esercitazione acquisisce una certa rilevanza simbolica; l’Iran ha colto l’occasione per dimostrare le sue capacità difensive, la sua potenza deterrente e testare le ultime armi di produzione nazionale. Infatti, a seguito di una guerra che ha visto Israele distruggere i sistemi di difesa aerei iraniani, Teheran sta cercando di riaffermare la propria immagine militare, scoraggiando futuri attacchi.

(Beatrice Baroni)

Federica Placidi, Davide Shahhosseini e Beatrice Baroni

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