I fatti
Da un mese la Francia è in subbuglio per le manifestazioni e le proteste.
Il movimento di rivolta era partito dal comparto della scuola che protestava contro i tagli all'istruzione, ma si è ingrossato nelle ultime settimane di altri settori sociali e di altre motivazioni: crisi economica, caro carburante, inflazione e perdita del potere d’acquisto.
I cortei sfilano nelle principali città della Francia: Parigi, Lione, Strasburgo, Nantes, Marsiglia e tante altre. Lo scorso sabato hanno radunato, secondo gli organizzatori, circa 800.000 persone.
Ma a fare notizia sono soprattutto i danni, gli arresti e i feriti a seguito degli scontri fra le frange violente e la polizia.
Gli elementi di una protesta che poi è degenerata in guerriglia ci sono tutti: lacrimogeni, barricate, vetrine rotte e roghi nei centri storici, in particolare quelli di Parigi, Lille e Marsiglia.
L’immagine simbolo di questo sabato di proteste è stato il gilet giallo fatto indossare alla statua della Marianna (il simbolo della Francia a Place de la République, Parigi).
I nuovi elementi
Se la Francia non è nuova a proteste e scontri nella sue vite repubblicane (è pur sempre il Paese che ha dato vita alla Rivoluzione del 1789), sono certamente attuali e strutturali i motivi sia per cui si protesta; a questi vanno aggiunti però anche altri elementi di novità esogeni alle dinamiche francesi.
1) La crisi economica
La crisi del caro carburante, l'inflazione alle stelle e gli effetti delle guerre in corso si sono riflessi immediatamente sul piano finanziario e di tenuta dei conti pubblici: il risultato è che il debito pubblico francese nel 2026 è schizzato al 119% del PIL (il limite europeo del rapporto debito pubblico/PIL è fissato al 60%). Gli interessi per rifinanziarsi arrivano vicino al 5% (superando i BTP italiani) e il rapporto deficit/PIL al 5,4% (il limite fissato da Bruxelles è del 3%).
Ma tutto questo sottintende una realtà con cui il governo attuale, e quello che uscirà dalle elezioni del 2027, deve urgentemente fare i conti: il welfare state francese, uno fra i più complessi e costosi d'Europa, deve essere ripensato. Questo senza aggravare o alterare il benessere dei cittadini che hanno il diritto di ricevere servizi in cambio delle tasse. Facile a dirsi, ma è difficile cambiare la struttura di uno stato sociale costruito in oltre 70 anni e con una preminenza statale in moltissimi settori economici. I tagli alla spesa però già incombono sulla prossima legge di bilancio che prevede pesanti tagli ai servizi pubblici.
2) Elezioni 2027:
Non c’è dubbio che il clima pre-elettorale per la presidenza della Repubblica rientri nelle motivazioni dei manifestanti. Per chi protesta, l’obiettivo è avere un cambiamento rispetto all’attuale assetto politico francese, divenuto estremamente fragile negli ultimi 4 anni, con governi che cadono come le foglie in autunno. La polarizzazione tra destra e sinistra radicale la fa da padrona e infiamma il dibattito politico.
La risposta del governo di Lecornu è una flebile accusa di irresponsabilità nei confronti delle forze dei partiti radicali. Poco, rispetto all’ordine pubblico ormai perso durante le manifestazioni.
Al contrario, i partiti radicali cercano di fare il pieno con le piazze: la sinistra di Mélenchon è in testa alle manifestazioni (quelle non violente), la destra del Rassemblement National invece invoca il ripristino dello stato di diritto e pugno duro contro la violenza.
3) Il fattore Trump
"La Francia è in fiamme! L'immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso, che portano odio nei loro cuori, ha mandato in frantumi quello che un tempo era un gran Paese. Chiudete le frontiere e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi!”
È davvero inusuale che un presidente degli Stati Uniti commenti e fomenti il clima di tensione e che, soprattutto, si faccia portavoce dei temi usati dall'opposizione del governo in carica, con cui comunque si dovrà interfacciare fino a marzo 2027.
Questo sembra, infatti, un bell'assist al partito di Marine Le Pen in corsa per le presidenziali 2027. Sicuramente più esplicito delle sibilline interferenze russe.
Non solo la Francia
Le proteste sociali dilagano anche in Spagna e Italia, Paesi che, insieme alla Francia, andranno al voto nei prossimi mesi.
Inflazione, crisi economica e sociale e cambiamenti climatici, rifletteranno anche sulle politiche europee comuni; il dibattito sul prossimo bilancio comunitario (2028-2034) in discussione in questi giorni è frutto degli stravolgimenti in atto.
Per approfondire il bilancio UE 2028/2024
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