G7 Italia: l'Ucraina più vicina all'ingresso nella NATO? Tra nuovi aiuti e scenari futuri

Dall'accordo sull’invio a Kyiv di 50 miliardi di dollari entro la fine dell'anno, al bilaterale di sicurezza firmato tra Biden e Zelensky. Il G7 in Puglia segna un apparente successo per l'Ucraina, ancora nell'agenda dei leader mondiali dopo più di due anni dall'invasione. Resta però la divisione tra i partner occidentali. E la pace un miraggio forse (ir)raggiungibile.

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  Giuliana Băruș
  22 giugno 2024
  5 minuti, 10 secondi

Se ne discuteva da mesi, e da Borgo Egnazia (Fasano, Brindisi) è giunta la conferma: al 50° vertice del G7 è stato trovato l'accordo sull’invio all’Ucraina di 50 miliardi di dollari entro la fine del 2024.


Il piano di G7 e UE


Come il G7 e l'Unione Europea pianificano di utilizzare gli asset russi bloccati da febbraio 2022 per finanziare la ricostruzione dell'Ucraina?

Puglia, 13-15 giugno 2024. Ancora prima di iniziare il loro vertice, i leader del G7 hanno raggiunto un accordo sull’invio a Kyiv di 50 miliardi di dollari. La somma, da versare al Paese aggredito entro la fine dell'anno, sarà finanziata con gli interessi generati dai beni russi “congelati” in Europa dall’inizio dell’invasione. I dettagli tecnici saranno discussi e definiti nelle prossime settimane, e il flusso di denaro raggiungerà la capitale ucraina entro la fine dell'anno. Il piano pluriennale dovrebbe così garantire il sostegno a Kyiv per la ricostruzione post-conflitto indipendentemente da chi sarà alla guida del G7 o della coalizione occidentale.

Nonostante si sia discusso anche di migrazioni, Medio Oriente e intelligenza artificiale, il tema prioritario sul tavolo del G7 a presidenza italiana è stato, quindi, proprio l’Ucraina.


G7 Italia 2024


L’evento, che ha visto la partecipazione dei Capi di Stato e di Governo dei sette Stati membri, oltre al Presidente del Consiglio Europeo e alla Presidente della Commissione Europea in rappresentanza dell’Unione Europea, si è tenuto a Borgo Egnazia, nel comune di Fasano in Puglia, dal 13 al 15 giugno 2024. Come da tradizione, hanno preso parte ai lavori anche i rappresentanti di alcuni Stati e Organizzazioni Internazionali invitati dalla Nazione che detiene la presidenza di turno, quest'anno l'Italia. E per la prima volta nella storia del summit, il 50° vertice del G7 ha ospitato anche un pontefice, Papa Francesco.

Il Gruppo dei Sette (G7) è un forum informale che riunisce Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, ovvero le sette principali democrazie mondiali. Istituito come piattaforma di cooperazione economica e finanziaria in risposta alla crisi energetica del 1973, negli anni il G7 ha progressivamente ampliato i suoi obiettivi e il focus tematico: da incontro ad hoc per discutere le sfide finanziarie, nel nuovo millennio si è trasformato in una sede più formale e profilata in cui vengono affrontate le principali questioni globali.

Il 1° gennaio 2024 l’Italia ha assunto la Presidenza per la settima volta nella sua storia, succedendo al Giappone, e la cederà al Canada il 31 dicembre 2024. Diversamente da un’organizzazione internazionale, il G7 opera infatti senza una struttura organizzativa permanente. È la Nazione che detiene la Presidenza a fungere da segretariato temporaneo, ospitando i lavori del Gruppo e il Vertice dei Leader. Soprattutto, la Presidenza svolge un ruolo fondamentale nella definizione dell’agenda e nell’individuazione delle priorità.

Quest'anno, sullo sfondo del settimo Vertice ospitato in Italia, c'è dunque il Mar Mediterraneo, il “mare di mezzo” in cui l’Italia ricopre storicamente e culturalmente una posizione centrale e che collega i due grandi spazi marittimi del mondo – l’Atlantico da una parte e l’Indo-Pacifico dall’altra –, bagnando tre continenti.


Sfide per il futuro


A latere del G7 pugliese, il presidente ucraino Zelensky, presente al summit, ha conseguito un successo importante: la firma di un accordo bilaterale di sicurezza tra Ucraina e Stati Uniti. Si tratta di un’intesa della durata di 10 anni con cui Washington si impegna a fornire assistenza e attrezzature militari a Kyiv, che sarebbe stata presentata come una potenziale pre-adesione nell'Alleanza atlantica, avvicinando dunque lo Stato dell'Europa orientale all'ingresso nella NATO. Come i precedenti patti bilaterali siglati dall’Ucraina, l’accordo non imporrà però all’America di intervenire in difesa dell’alleato in caso di attacco. Ha invece l'obiettivo di garantire il sostegno a Kyiv anche da parte delle future amministrazioni statunitensi – molto probabilmente a guida repubblicana –, nella speranza che trascenda le laceranti divisioni politiche all’interno degli Stati Uniti. Tuttavia, non essendo formalmente un trattato – quindi non sarà sottoposto alla ratifica del Congresso –, Trump o qualsiasi futuro presidente potrebbero ritirarsi dall’accordo in qualsiasi momento. Una vittori effimera per Kyiv?

Altra iniziativa intrapresa dagli Stati Uniti è l’allargamento delle maglie delle sanzioni economiche (e in particolare di quelle secondarie) a tutte le società e banche che sostengono “l’economia di guerra russa”. La misura mira a colpire soprattutto la rete di Paesi che – dai Balcani al Medio Oriente e Asia centrale – fungono da mediatori per aggirare le sanzioni contro il Cremlino.

E mentre Giorgia Meloni cerca in Puglia la sua consacrazione sulla scena internazionale, “i leader indeboliti dell’Occidente si riuniscono in Italia per discutere di un mondo ingovernabile”, sentenzia lapidario il New York Times, a cui fa eco gran parte della stampa estera.
Molti dei nomi politici riuniti in Puglia sono infatti già alle prese con i loro problemi di consenso, reduci da clamorose sconfitte elettorali. Il risultato incerto delle elezioni statunitensi di novembre grava ulteriormente sulla coalizione occidentale, mai così debole e divisa, sempre più esposta ai rischi di un brusco cambio di rotta a Washington. Una coalizione, quindi, che sembra incapace di governare un mondo (quello occidentale) sempre più ingovernabile e da troppo tempo in pericolosa attesa della svolta decisiva. Svolta che arriverà invece da Oriente.



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L'Autore

Giuliana Băruș

Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.

Da sempre “permanently dislocated un voyageur sur la terreabita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.

Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.

In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione Organizzazioni Internazionali”.

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