Giornata mondiale contro il lavoro minorile

  Articoli (Articles)
  Gabriele Bellono
  12 giugno 2026
  6 minuti, 30 secondi

Ogni anno, il 12 giugno, si celebra la “Giornata mondiale contro il lavoro minorile”, che riunisce governi, società civile, comunità e singoli individui con il fine di rafforzare l’azione volta a porre fine al lavoro minorile. Questa ricorrenza annuale, istituita dall'ILO (International Labour Organization) nel 2002, giunge quest'anno in un momento decisivo, a seguito della Sesta Conferenza globale sull’eliminazione del lavoro minorile tenutasi a Marrakech, dall’11 al 13 febbraio 2026. Il Direttore Generale dell’ILO, Gilbert F. Houngbo, ha sottolineato l’urgenza di accelerare i progressi per onorare gli impegni assunti a livello internazionale, ribadendo la necessità di trasformare gli impegni presi in azioni concrete, anche perché quasi 138 milioni di bambini sono ancora vittime del lavoro minorile, di cui 54 milioni impiegati in lavori pericolosi. L’ILO chiede un’azione concreta per cambiare questa realtà. Con lo slogan “Cartellino rosso al lavoro minorile: parità di trattamento per i bambini, lavoro dignitoso per gli adulti”, si chiede un’azione più incisiva in materia di istruzione di qualità, protezione sociale, lavoro dignitoso e leggi più rigorose oltre a una loro applicazione più efficace.

Infanzia rubata, cos è il lavoro minorile?

Il lavoro minorile è definito come l’attività lavorativa che priva i bambini e le bambine della loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psicofisico. Molti di loro vivono in contesti colpiti da guerre e da disastri naturali nei quali lottano per sopravvivere, rovistando tra le macerie o lavorando per strada; altri invece vengono reclutati come bambini soldato per combattere nelle guerre volute dagli adulti. Porre fine al lavoro minorile è possibile: infatti, le Convenzioni dell’ILO sono strumenti giuridici posti a tutela dei minori, che chiedono ai governi interventi mirati per l’eliminazione dello sfruttamento del lavoro minorile. Alcune delle Convenzioni più importanti in merito: La Convenzione ILO n.182 del 1999 afferma la necessità e l’urgenza di adottare delle strategie di azione per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile; la Convenzione ILO n.138 del 1973 fissa l’età minima in cui i bambini possono essere legalmente impiegati in attività lavorative. Fondamentale è anche la Dichiarazione dell’ILO sui principi e diritti fondamentali del lavoro del 1998 che prevede che gli Stati membri, che non hanno ancora ratificato queste Convenzioni, debbano rispettare, promuovere e realizzare i principi contenuti nelle Convenzioni. Sono molti i Paesi che hanno ratificato le Convenzioni dell’ILO, il problema di fondo però è che c’è una distanza ancora grande tra la ratifica e la loro effettiva applicazione.

L’abolizione del lavoro minorile rappresenta tutt’ora una priorità per l’ILO sin dalla sua creazione nel 1919; con l’Obiettivo 8.7 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, approvata nel settembre 2015, tutti i Paesi si erano presi l’impegno di adottare misure immediate per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2025, il punto è che 11 anni dopo, nel 2026, il problema resta ancora irrisolto.

Analisi e trend del lavoro minorile: i dati

Il lavoro minorile rimane un problema persistente nel mondo di oggi. Le ultime stime recenti del 2024, come accennato prima, indicano che circa 138 milioni di bambini sono coinvolti nel lavoro minorile, di cui 54 milioni sono impiegati in lavori pericolosi che mettono direttamente a rischio la loro salute e sicurezza. Il lavoro minorile è più diffuso nei paesi a basso reddito, eppure oltre la metà di tutti i casi di lavoro minorile si verifica nei paesi a reddito medio. A livello globale, il lavoro minorile è più diffuso nelle aree rurali con circa il 61% del totale che lavora nel settore agricolo.

Dal 2000 ad oggi il lavoro minorile si è quasi dimezzato (da 246 milioni a 138 milioni nel 2024). Dal 2020 si è registrata un’ulteriore riduzione di 20 milioni di bambini, invertendo il picco negativo del 2016-2020. Tuttavia, i progressi reali sono stati troppo lenti e il mondo non ha raggiunto l'obiettivo globale di eliminarlo entro il 2025 fissato con l’Agenda 2030. Per quanto riguarda le aree geografiche l’Asia e il Pacifico mostrano una tendenza al ribasso del numero di bambini impiegati nel lavoro minorile, ma la percentuale di prevalenza resta invariata; mentre l’Africa Subsahariana resta la regione più colpita, ospitando circa 87 milioni di bambini sfruttati, qui il trend non è in calo a causa della crescita demografica, della povertà, dei conflitti e di sistemi di protezione sociale molto deboli.

Fonte: elaborazione propria su dati del Rapporto congiunto ILO-UNICEF “Child Labour: Global estimates 2024, trends and the road forward”, (pag. 54, tabella "SDG regions"). I valori rappresentano le macro-regioni SDG e non stime nazionali.

La mappa in alto si basa sui dati dell’ultimo Rapporto congiunto ILO-UNICEF “Child Labour: Global estimates 2024, trends and the road forward”, in cui il totale dei bambini impiegati nel lavoro minorile risulta di 137.562 milioni, rappresentando il 7.8% dell’intera popolazione infantile globale (5-17 anni). Come si vede dalla mappa in alto, la geografia dello sfruttamento è drammaticamente spaccata, con l’Africa Subsahariana con l’incidenza percentuale più alta, in relazione al totale dei bambini (5-17 anni) che vivono in quella specifica regione.

Fonte: elaborazione propria su dati del Rapporto congiunto ILO-UNICEF “Child Labour: Global estimates 2024, trends and the road forward", (pag. 54, tabella "SDG regions").

Dalla tabella si possono leggere i numeri in milioni dei bambini impiegati nel lavoro minorile e nella colonna a fianco il numero in percentuale (incidenza %) che è relativo al rapporto tra bambini impiegati nel lavoro minorile e il numero dei bambini totali (5-17 anni) che vivono in ciascuna regione. Ad esempio, analizzando la tabella si può notare che in Europa e Nord America si contano quasi 1.3 milioni di bambini sfruttati, contro i 759 mila dell’Oceania. Eppure, calcolando l’incidenza sull’intera popolazione infantile locale (5-17 anni), la prospettiva si ribalta: in Occidente il tasso di incidenza si ferma allo 0.8% mentre in Oceania schizza al 6.7%. Questo è un chiaro esempio di come i numeri assoluti più bassi possano in realtà nascondere un impatto sociale in proporzione molto più grave.

Perché i bambini rinunciano al loro futuro?

La spinta principale del lavoro minorile è la necessità di sopravvivenza. I bambini finiscono a lavorare a causa di difficoltà e incertezze economiche delle famiglie, spesso innescate dalla povertà estrema o dalla perdita del lavoro degli adulti. Un rischio elevatissimo riguarda anche i bambini rifugiati e migranti che, fuggendo da conflitti o calamità naturali, diventano prede facili per la tratta e lo sfruttamento, specialmente se non accompagnati da un adulto. In generale il lavoro minorile priva i bambini dei diritti fondamentali, come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Oltre al settore agricolo che è predominante (61%), i bambini vengono impiegati anche nel lavoro domestico, nelle pulizie e nel piccolo commercio (27%), mentre i restanti vengono impiegati nell’industria e nelle miniere (13%).

È ora di agire: i cinque passi per sradicare il fenomeno

Per accelerare l’eliminazione di questo fenomeno l’UNICEF e l’ILO chiedono ai governi di intervenire su cinque fronti principali: 1) protezione speciale (creando reti di sicurezza economica per evitare che le famiglie vulnerabili facciano lavorare i figli); 2) protezione dell’infanzia (rafforzando i sistemi per prevenire e soccorrere i bambini a rischio); 3) istruzione di qualità (garantendo l’accesso universale specialmente nelle aree rurali e colpite da crisi); 4) lavoro dignitoso agli adulti (assicurare agli adulti stipendi adeguati e diritti sindacali per tutelare gli interessi della famiglia); 5) responsabilità delle imprese (applicare severamente le leggi per impedire lo sfruttamento minorile lungo tutte le filiere produttive commerciali).

Per concludere, il dramma persistente del lavoro minorile ci ricorda quanto sia ancora lunga la strada per restituire a questi bambini il diritto a un futuro che è stato loro rubato.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Condividi il post

L'Autore

Gabriele Bellono

Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST

Categorie

Diritti Umani

Tag

lavoro minorile sfruttamento minorile diritti dell'infanzia ILO unicef