Gli IPCEI: l’avanguardia della ricerca industriale nella UE

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  Jacopo Biagi
  31 maggio 2024
  3 minuti, 57 secondi

In un’epoca in cui la sovranità tecnologica è la chiave per la prosperità e la competitività economica, l’Unione Europea sta adottando misure incisive per rafforzare la propria posizione all’interno dell’industria mondiale. Il fulcro portante della strategia europea è costituito dagli Important Projects of Common European Interest (IPCEI).

Gli IPCEI sono innovativi strumenti transfrontalieri di politica industriale che si occupano di aggregare conoscenza, expertise, risorse economiche e aziende da tutta l’Unione Europea con il fine ultimo di generare uno scambio positivo di idee tra i ricercatori della UE.

Questi strumenti trovano fondamento e disciplina all’articolo n. 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) in cui si prevede la possibilità per gli Stati membri di disporre aiuti economici al fine di “promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro”.

Sebbene l’adozione del Regolamento sugli IPCEI da parte della Commissione europea sia avvenuto nel 2014, per l’approvazione del primo progetto, che mirava alla ricerca e sviluppo di tecnologia e componenti innovativi di microelettronica, si dovette aspettare fino al 2018. Con un finanziamento complessivo di 35 mld di euro e con l’intenzione di attivare altri 57 mld da finanziamenti privati, gli otto progetti attualmente approvati coinvolgono oltre 21 Stati e più di 200 aziende distribuite sull’intero territorio europeo.

Gli IPCEI rappresentano una risposta concreta della UE al crescente e sempre più necessario potenziamento e rinforzo della propria politica industriale. Questi strumenti di ricerca e sviluppo si concentrano strategicamente in settori fondamentali, quali energia pulita e infrastrutture digitali. I progetti di ricerca, a oggi approvati e finanziati, sono suddivisi nelle seguenti macroaree tematiche: microelettronica, batterie, idrogeno, infrastrutture e servizi cloud di nuova generazione.

Questi progetti di interesse comune mirano a incentivare l’innovazione finanziando progetti di ricerca ambiziosi e promuovendo, al tempo stesso, tecnologie che possano avere ripercussioni positive per l’economia e la sfera sociale in tutta l’Europa. La stretta collaborazione tra gli Stati partecipanti che si è instaurata con questi progetti di ricerca ha permesso alle imprese europee di elevarsi e di competere più efficacemente sui mercati internazionali, affrontando la competizione delle aziende concorrenti di tutto il mondo.

Un altro elemento fondamentale che questi progetti di ricerca si impegnano a portare avanti è lo sviluppo di tecnologie ecosostenibili, al fine di supportare la transizione green dell’Europa fino al raggiungimento degli obiettivi di salvaguardia per l’ambiente prefissati. Lo sviluppo di tecnologie come le batterie green e la ricerca nel campo dell’idrogeno permetterebbero infatti un grande vantaggio nel percorso verso il traguardo della neutralità carbonica che l’Unione europea si è posta per l’anno 2050.

La partecipazione dell’Italia

L’Italia, da sempre all’avanguardia nel campo della ricerca e dello sviluppo di nuove tecnologie, partecipa attivamente alla collaborazione su alcuni di questi importanti progetti. Anche quest’anno il nostro paese ha sovvenzionato il Fondo IPCEI, integrando le risorse già a disposizione per supportare il programma di ricerca. Il Ministero degli Interni e del Made in Italy ha, infatti, disposto con il decreto direttoriale dell’8 maggio 2024 un versamento pari a 1,5 miliardi di euro da ripartire per i progetti Batterie 1, Idrogeno 1, Idrogeno 2, Infrastrutture e servizi cloud e Microelettronica 2.

L’Italia inoltre risulta uno degli Stati proponenti del recentissimo quarto progetto avente ad oggetto l’idrogeno. La Commissione europea, in data 28 maggio 2024, ha approvato “Hy2Move” il nuovo Importante Progetto di Comune Interesse Europeo realizzato congiuntamente da Italia, Estonia, Francia, Germania, Olanda, Slovacchia e Spagna, con un totale di 11 imprese. In particolare, questo progetto si propone di perseguire il comune interesse di sostenere la catena del valore focalizzandosi, tra le altre cose, su tecnologie dell’idrogeno applicate ai mezzi di trasporto, tecnologie a cella combustibile e tecnologie per il rifornimento di idrogeno in loco con carburante pressurizzato.

L’importanza di questi progetti di ricerca risulta fondamentale per l’industria europea: unendo expertise, risorse economiche e mezzi produttivi, l’Unione europea ha la capacità di competere a livello internazionale con superpotenze come Stati Uniti e Cina che da innumerevoli anni dominano il mercato globale e risultano essere da tempo un modello di ispirazione anche nell’ambito della ricerca. Nonostante le motivazioni economiche siano determinanti, è fondamentale tenere conto anche dell’importanza che queste nuove tecnologie rappresentano per la tutela dell’ambiente riducendo drasticamente, se non eliminando totalmente, l’inquinamento prodotto quotidianamente dalla nostra società.


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