Gli Stati Uniti tornano a curare il giardino di casa

Le ingerenze di Trump negli affari interni brasiliani

  Articoli (Articles)
  Lorenzo Graziani
  11 agosto 2025
  4 minuti, 45 secondi

Negli ultimi mesi, i rapporti tra Stati Uniti e Brasile hanno raggiunto livelli di tensione inediti. A innescare la crisi è stata principalmente la decisione di Donald Trump di colpire duramente il Governo di Luiz Inàcio Lula da Silva con dazi al 50% sulle importazioni brasiliane e di promulgare sanzioni dirette contro Alexandre de Moraes, giudice della Corte Suprema brasiliana e magistrato chiave nel processo contro l’ex Presidente brasiliano Jair Bolsonaro, accusato di aver organizzato un colpo di stato dopo la sconfitta elettorale del 2022. Lungi dal rappresentare un mero contrasto regionale, la politica dell’amministrazione americana potrebbe rappresentare il ritorno all'ingerenza statunitense negli affari interni sudamericani, politica che aveva caratterizzato il secolo scorso.

Il processo a Bolsonaro

Il procedimento giudiziario contro Bolsonaro si è intensificato questo luglio, quando la Corte Suprema ha imposto misure ampiamente restrittive in attesa della decisione finale. Queste misure comprendono l’applicazione di un braccialetto elettronico, il divieto di usare i social media e di comunicare con diplomatici esteri, e l’obbligo di rimanere in casa durante la notte e i weekend. Le misure cautelari si sono poi inasprite in seguito alla violazione di alcune delle restrizioni i primi di agosto.

Nonostante si tratti di misure cautelari, però, è importante specificare che le prove raccolte dai magistrati brasiliani contro Bolsonaro sono pressanti e sconvolgenti: oltre al piano per sovvertire l’ordine democratico del Paese con un colpo di stato, è stato rivelato anche un piano organizzato per assassinare l’avversario politico e attuale Presidente Lula da Silva.

Le sanzioni americane

Le azioni del sistema giurisdizionale brasiliano hanno scatenato reazioni forti negli Stati Uniti d’America, dove Trump, che considera Bolsonaro un importante alleato, ha cominciato a imporre una pericolosa pressione diplomatica. Trump sostiene che Bolsonaro sia vittima di una “caccia alle streghe”, espressione cara al Presidente americano, e ha scritto una lettera a Lula da Silva per chiedere di porre fine alla “disgrazia internazionale” che il processo al suo alleato costituirebbe.

Per rispondere a quella che Washington considera una “dittatura giudiziaria”, Trump ha deciso di imporre dazi al 50% sulle importazioni brasiliane, in un utilizzo politico della forza commerciale americana ormai noto.

L’azione della Casa Bianca si è poi rivolta direttamente ad Alexandre de Moraes, a capo della Corte Suprema brasiliana. Utilizzando il Magnitsky Act del 2016, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni personali al magistrato, consistenti nel congelamento dei suoi beni negli States, nel divieto di transazioni con aziende e cittadini statunitensi e nello stralcio del visto. Si tratta di sanzioni particolarmente gravose, che il Magnitsky Act permette di rivolgere a cittadini stranieri che si siano macchiati di gravi violazioni dei diritti umani. Ed è proprio nell’accusa di violazioni dei diritti umani e di persecuzione politica che Trump ha trovato la base legale per bersagliare Moraes.

“Gli USA condannano l’ordine imposto da Moraes […] e considereranno responsabile chiunque aiuti o favoreggi queste sanzioni”, ha dichiarato il Dipartimento di Stato americano, arrivando a stralciare nel tempo i visti di otto giudici della Corte Suprema brasiliana.

Reazioni all’azione americana

La politica aggressiva americana è stata fortemente criticata nel Paese sudamericano, a partire dal Governo stesso: “L’interferenza del Governo americano nel sistema giudiziario brasiliano è inaccettabile”, ha dichiarato il Presidente Lula da Silva.

La risposta del Governo brasiliano è stata più netta dopo il post pubblicato sui social dell’Ambasciata americana in Brasile: “Il Ministro Moraes è la mente dietro la censura e la persecuzione di Bolsonaro e dei suoi sostenitori. Le sue flagranti violazioni dei diritti umani hanno portato alle sanzioni del Magnitsky Act, imposte dal Presidente Trump. Gli alleati di Moraes sono stati avvisati di non supportare o facilitare le sue azioni. Stiamo monitorando attentamente la situazione”.

Considerata la gravità del post, il Ministro degli Affari Esteri brasiliano ha richiamato il Chargé d’Affaires americano Gabriel Escobar, essendo l’Ambasciata americana a Brasilia ancora sprovvista di un ambasciatore. L’incontro ai massimi livelli non è però stato commentato dalla Casa Bianca, anche se secondo fonti autorevoli il Governo brasiliano avrebbe espresso la profonda indignazione per l’interferenza negli affari interni e l’inaccettabile minaccia contro le sue autorità.

Moraes stesso ha definito l’attacco nei suoi confronti come un tentativo “codardo e traditore” di attentare alla democrazia del suo Paese, un’azione “illegale e immorale” atta a ostruire il naturale corso della giustizia. Secondo Moraes, l’azione dei brasiliani che sono andati a elemosinare l’intervento americano, come uno dei figli di Bolsonaro, rischia di scatenare una profonda crisi economica, che potrebbe a sua volta far piombare nuovamente il Paese in una crisi politica e sociale. Nonostante tutto, però, Moraes ha assicurato che non si lascerà intimorire e che il processo si concluderà normalmente.

Ciò nonostante, una parte importante dell’opinione pubblica brasiliana è ancora schierata dalla parte dell’ex Presidente e continua a premere per un intervento americano più diretto e netto, minimizzando le accuse mosse al loro beniamino politico.

Ragioni dell’azione americana

Secondo gli analisti internazionali, dubbie rimangono le ragioni dietro l’attacco dell’amministrazione Trump al Governo brasiliano. Parte dell’opinione pubblica internazionale sottolinea le profonde differenze tra le due forze politiche, considerando che la Casa Bianca ha definito il Governo democraticamente eletto del Brasile come una minaccia “alla sicurezza nazionale, alla politica internazionale e all’economia degli Stati Uniti”.

Sarebbe quindi pressante per Trump espandere l’asse di collaborazione dei governi di destra che si sta creando nel continente americano e che lega già gli Stati Uniti all’Argentina di Javier Milei e all’El Salvador di Nayib Bukele.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025

Condividi il post

L'Autore

Lorenzo Graziani

Categorie

America del Nord

Tag

Stati Uniti d'America Trump Lula da Silva Bolsonaro Moraes Brasile giustizia Sanzioni DaziUSA