A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
Al di là della facile facciata di folle e governanti giubilanti all’accordo sul conflitto a Gaza, sembra proprio che Hamas stia riaffermando il proprio controllo sulle strade della città, puntando le armi innanzi tutto contro i gruppi palestinesi concorrenti presenti in tutta la striscia.
Prova ne sia le immagini del bendaggio di otto uomini locali, accusati di collaborare con Israele, fatti inginocchiare e quindi giustiziati a bruciapelo in una strada trafficata di Gaza City, ovvero coram populo.
Poi inviano jeep piene di miliziani all'inseguimento della milizia rivale “Astal”, il cui leader ha dichiarato di collaborare con Israele e di aver recentemente imbracciato le armi insieme ad altre bande.
Stanno dando la caccia al clan concorrente “Mujaida” finché questa famiglia, decimata dopo uno scontro a fuoco, ha annunciato che avrebbe giurato fedeltà al “governo” di Gaza.
Le intenzioni
Hamas potrebbe aver smesso di combattere contro Israele, ma ha lanciato una nuova, violenta campagna per riaffermare sia l’antico controllo sulla società che l’azione delle milizie locali che ne avevano sfidato il potere negli ultimi due anni di guerra, comprese quelle che, secondo i leader di due clan, avevano ricevuto sostegno da Israele.
Che si tratti di incursioni armate a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, o di esecuzioni capitali dimostrative più a nord, a Gaza City, Hamas sembra inviare un messaggio abbastanza chiaro per tutti i protagonisti: dopo mesi di nascondimento dal fuoco israeliano, il gruppo militante è tornato ad essere l'unica autorità concretamente visibile all'interno della Striscia di Gaza, secondo i leader delle milizie rivali, i funzionari palestinesi e gli analisti politici.
La perdurante presa di Hamas comporta necessariamente implicazioni significative per il futuro di Gaza e per il successo pieno del piano di pace del presidente Donald Trump.
Con Israele in gran parte trattenuto dall'attaccare Hamas grazie al cessate il fuoco sponsorizzato da Trump, il gruppo sta di nuovo dominando le strade, controllando ciò che resta dell'amministrazione civile e guadagnando influenza su se stessa nei prossimi negoziati e come disarmerà e ancor più su chi governerà Gaza.
Secondo l’accordo articolato in 20 punti principali di Trump, Hamas sarebbe alla conclusione di tale processo obbligata a "smantellare" i suoi armamenti maggiori e a "non avere alcun ruolo" significativo e determinante nel governo futuro di Gaza.
Ma il piano – almeno, quello pubblicizzato - manca di significativi dettagli per cui è possibile che Hamas negozierà duramente le proprie posizioni durante i colloqui della Fase 2 , che seguirà a quella attuale nelle prossime settimane.
Le possibilità
Gli analisti ipotizzano verosimilmente che Hamas stia ottenendo nuovi elementi da utilizzare per negoziare con le altre parti dopo aver terminato la consegna degli ostaggi e delle salme di quelli deceduti in prigionia.
Il risultato potrebbe essere quello di affermare nuovamente la sua presenza, necessaria per imporre dal suo punto di vista il controllo e l’ordine pubblico in questo difficile territorio.
Per mesi, i leader di Hamas hanno sottolineato la proliferazione di clan e bande rivali, compresi quelli armati silenziosamente da Israele come parte di quella che gli esperti della sicurezza e i media israeliani definiscono una strategia all’insegna del “divide et impera” durante la guerra, solo per sostenere che ad Hamas dovrebbe essere consentito di tenere alcune armi leggere per la protezione personale, secondo le dichiarazioni dei mediatori arabi.
Hamas si sente a suo agio con le garanzie fornite dai mediatori esteri sul fatto che Israele non riprenderà la guerra.
La tesi di Hamas è che i negoziatori dovrebbero distinguere tra le armi “leggere” che possono ancora essere detenute per la protezione personale e quelle più pesanti che dovrebbero essere consegnate.
Pubblicamente, i funzionari di Hamas hanno dichiarato di essere disposti a rinunciare al governo di Gaza. Più in privato, tuttavia, hanno sostenuto di essere parte integrante del tessuto sociale e amministrativo di Gaza e di dover continuare a svolgere un ruolo possibilmente come partito politico ribattezzato e fuso con altre fazioni palestinesi, secondo funzionari palestinesi e arabi, evidentemente a conoscenza dei colloqui.
I dettagli riguardanti il disarmo e la governance dovranno essere definiti nei negoziati con Israele, che potrebbero durare diversi mesi, se non di più.
Sulla via del rientro, Trump ha dichiarato ai giornalisti sull'Air Force One che nel frattempo avrebbe permesso ad Hamas di esercitare una qualche forma di governo.
Da parte sua, Hamas ha pubblicizzato la sua azione repressiva come uno dei tanti modi tramite i quali è tornata la normalità (e la leadership del gruppo) a Gaza.
Dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco con Israele, Hamas ha annunciato la nomina di cinque nuovi governatori che amministreranno i centri urbani devastati di Gaza e ha diffuso sui social media video che mostrano i suoi uomini armati mentre dirigono il traffico.
Gli account dei social media gestiti da Hamas hanno descritto gli scontri con i clan ribelli come un tentativo di assicurare i criminali alla giustizia. Molti dei gruppi che si sono ribellati ad Hamas durante il vuoto di potere creato dalla campagna militare israeliana di questi ultimi due anni, sono stati ampiamente accusati dagli abitanti di Gaza di essere coinvolti in contrabbando, traffico d'armi, estorsioni e saccheggio di camion di interi aiuti umanitari.
Diverse fazioni di Gaza, tra cui un importante consiglio tribale, hanno espresso il loro sostegno agli sforzi di Hamas per far rispettare la legge e hanno condannato coloro che hanno collaborato con Israele.
I leader delle milizie variamente intervistati dagli organi di stampa hanno offerto stime diverse sulla durata della violenza e sulle sue ripercussioni. Ma alcuni osservatori palestinesi temono che il conflitto interno si protrarrà e continuerà a dividere verticalmente il popolo palestinese. Tecnicamente, questo potrebbe favorire gli interessi di Israele, che rifornisce le milizie anti-Hamas fin dallo scoppio della guerra di Gaza.
Efficienza metodica
Alcuni commentatori della sicurezza israeliani sono rimasti colpiti dal coordinamento e dalla pianificazione a lungo termine esibita da Hamas. Anche se il gruppo è stato duramente attaccato dalle Forze di Difesa Israeliane negli ultimi mesi, soprattutto a Gaza City, Hamas sembrava prevedere operativamente un eventuale cessate il fuoco e modificare così le sue priorità strategiche.
È diventato chiaro fin da subito, e lo si può notare dall'incursione in Gaza City, che Hamas ha in gran parte abbandonato il confronto diretto con le IDF in favore del rafforzamento della sua posizione interna per il giorno dopo: risparmiando armi, preservando la sua “forza lavoro” e pianificando rappresaglie contro i clan concorrenti che si erano coordinati con Israele e/avevano minacciato Hamas durante il conflitto.
Nelle interviste, i leader di tali milizie affermano a più riprese di aver notato Hamas agire contro di loro con metodica precisione ed efficienza.
Uno dei primi scontri più gravi è scoppiato prima dell'annuncio del cessate il fuoco. Il 3 ottobre, circa 100 uomini armati in uniforme Hamas sono arrivati in un quartiere di Khan Younis controllato dal clan “Mujaidas”, una famiglia importante storicamente affiliata a Fatah, un partito politico rivale di Hamas
Dopo l'attacco di Hamas, i membri del clan Mujaida hanno trascinato un combattente ferito di Hamas in un’abitazione per poterlo interrogare e rimasero sorpresi dalla pianificazione dettagliata dell'attacco.
Il "Sahem", o freccia perforante, un'unità armata speciale creata da Hamas durante la guerra per reprimere i gruppi armati coinvolti nel saccheggio degli aiuti e nell'aumento dei prezzi, ha rivendicato la responsabilità dell'attacco.
Mujaida ha affermato che una delle funzioni del Sahem è stata quella di raccogliere informazioni su individui o fazioni che violano la legge o collaborano con Israele e di compilare una lista nera di coloro che dovrebbero essere presi di mira per attacchi di rappresaglia.
I Sahem sono "comandanti, agenti dell'intelligence, capitani della lotta alla droga, tutti esperti", dice il gruppo Mujaida. "Sono sparsi per Gaza, di solito in borghese, rintanati negli ospedali o nelle tendopoli tra i rifugiati".
Mujaida ha negato che il suo clan collaborasse con Israele o fosse sistematicamente coinvolto in saccheggi. Molti membri del clan sostenevano Fatah, il partito politico che controlla l'Autorità Nazionale Palestinese con sede in Cisgiordania, mentre alcuni si unirono alla Jihad Islamica e all'ala militare di Hamas.
La maggior parte dei membri del clan Mujaida non è affiliata ad Hamas e anzi molti propendono più per Fatah: Hamas teme che, di propria iniziativa oppure in coordinamento con l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), queste famiglie si sarebbero ribellate al loro governo, e quindi Hamas aveva bisogno di stroncare la cosa sul nascere. Pertanto, è stato un attacco a carattere preventivo.
La paura della guerra civile
Nella società di Gaza, basata sul potere dei gruppi, l'ostilità tra famiglie potenti e Hamas a volte è radicata e risale a decenni fa: esattamente dopo che Hamas salì al potere nel 2007, a seguito di una sanguinosa lotta con l'Autorità Nazionale Palestinese guidata da Fatah, il gruppo militante che a sua volta uccise i rappresentanti più eminenti del clan “Doghmush”, con sede a Gaza City, che, come i Mujaida, mantenevano un'affiliazione con Fatah.
Le tensioni sono riemerse dopo lo scoppio della guerra nell'ottobre 2023, quando i membri della famiglia “Doghmush”, residente nel quartiere di Sabra a Gaza City, sono stati accusati da Hamas di aver rubato aiuti e accumulato farina.
Alcuni leader delle milizie prevedono che, dopo aver sottomesso le famiglie Doghmush e Mujaida nella Striscia di Gaza centrale e a Gaza City – l'unica base di potere attuale di Hamas – Hamas agirà rapidamente per stabilire il controllo sulle estremità settentrionale e meridionale della Striscia - da tempo non più in possesso di Hamas - e attaccare direttamente le milizie sostenute da Israele.
Il ruolo di Abu Shabab
Abu Shabab, un leader della milizia che controlla l'area disseminata di macerie prossima al confine egiziano, rimane un importante sfidante che Hamas potrebbe non riuscire a sottomettere facilmente.
Hamas sta ora ripulendo il proprio territorio geograficamente centrale, costringendo i clan alla sottomissione e scoraggiando l'opinione pubblica. Quando il momento attuale sarà superato, si sposteranno nelle aree meno sicure per sradicare le milizie. Va da sé che Abu Shabaab sarà solo l'ultimo di tale fila.
Il trentaduenne, condannato da un tribunale di Hamas a 15 anni di carcere per l'omicidio di un combattente di Hamas nel 2010, è evaso di prigione insieme al capo della sua milizia, Yasser Abu Shabab, alla fine del 2023, quando Israele ha iniziato l'assalto a Gaza.
A questo punto, tale milizia ha iniziato a ricevere armi, aiuti e "intelligence dai droni" dagli israeliani quest'anno e ora vanta 2.000 uomini, ha detto Mazen.
Riflessione finale
Il processo di pacificazione a Gaza passa sicuramente per le decisioni e la disponibilità di adeguati finanziamenti da parte delle grandi potenze prevalenti in Medioriente, in primo luogo degli USA.
In ultimo sarà indispensabile creare un equilibrio di potere tra le varie fazioni prevalenti in loco, che talvolta spadroneggiano non solo a Gaza ma in tutti i territori abitati dai palestinesi.
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