Human Rights Watch ha di recente pubblicato un report in cui accusa pubblicamente e senza mezzi termini Israele di atti di genocidio e sterminio, per aver deliberatamente privato dell’acqua la popolazione della Striscia di Gaza.
Il report, del 19 dicembre 2024, si è concentrato su un elemento chiave: la privazione di acqua a cui Israele continua a sottoporre la striscia di Gaza, che avrebbe quindi condotto alla morte di migliaia di persone.
Nella convenzione del 9 dicembre del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genicidio, quest’ultimo viene definito come “ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale:
- Uccisione di membri del gruppo
- Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo
- Il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale
- Misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo
- Trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo all’altro”
Ciò su cui Human Rights Watch insiste è il punto 3, ovvero quello in cui viene evidenziato il fatto di sottoporre un gruppo a condizioni di vita intese a provocarne la distruzione, e il punto 2, riguardante le lesioni gravi all’integrità fisica e mentale.
In questo caso, dunque, Israele sta creando nella striscia di Gaza delle condizioni in cui è praticamente impossibile sopravvivere. Utilizzando, tra l’altro, l’uso della fame e della sete come metodo di guerra, il che costituisce un crimine di guerra.
A tal proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che una persona necessita dai 50 ai 100 litri di acqua al giorno per soddisfare i bisogni primari (bere, lavarsi, cucinare).
Tra ottobre del 2023 e settembre 2024 le autorità israeliane hanno privato, in continuazione, la popolazione della striscia di Gaza dell’acqua, favorendone dunque la morte. Concretamente, l’acqua a disposizione dei palestinesi è 2-9 litri al giorno. Per lavarsi le mani per 30 secondi ne occorrono quasi 4 di litri.
Non solo disidratazione, ma anche malattie e malnutrizione sono esiti della mancanza di acqua. Dall’inizio della guerra ci sono stati 670 mila casi di diarrea acuta, 132 mila di ittero.
E non si tratta solo del blocco degli aiuti umanitari, impedendo quindi l’entrata di acqua potabile nella striscia di Gaza, bensì anche dei danni provocati deliberatamente a infrastrutture idriche e igienico-sanitarie. Danni provocati da attacchi mirati, l’obiettivo dunque non era casuale. Anzi.
Per poter parlare di genocidio, tuttavia, va dimostrata l’intenzione e la volontà di provocare questi danni. Le molteplici dichiarazioni mosse dai principali esponenti israeliani possono sicuramente costituire una dimostrazione della volontà. Dichiarazioni che non fanno altro che sostenere e confermare che quello che Israele sta causando nella striscia di Gaza può definirsi, senza mezzi termini, genocidio. Perché abbiamo così tanta paura di dirlo? Perché abbiamo paura di ammettere che stiamo assistendo a un altro genocidio?
Il 9 ottobre 2023 il ministro della difesa del tempo Yoav Gallant ordinò “un assedio completo su Gaza, non ci sarà elettricità, cibo, acqua, carburante, tutto è chiuso”.
Era l’11 ottobre 2023 quando l’allora ministro dell’energia (diventato ora ministro della difesa) Israel Katz ha confermato e fatto eco alla richiesta di Gallant di tagliare l’elettricità, l’acqua, il carburante e, qualche giorno dopo, degli aiuti umanitari.
Il 5 agosto 2024, inoltre, il ministro delle finanze israeliano ha affermato che Israele è giustificato a privare la popolazione di Gaza dell’acqua.
Dalle dichiarazioni si è passati immediatamente ai fatti, con una velocità e crudeltà inaudite.
La fornitura d’acqua da Israele è stata interrotta il 7 ottobre 2023, successivamente anche la fornitura di elettricità ha avuto la stessa sorte. L’elettricità è fondamentale per il funzionamento delle pompe dell’acqua, degli impianti di desalinizzazione e delle infrastrutture igienico-sanitarie. Gli aiuti umanitari sono stati bloccati già da prima del 7 ottobre 2023, infatti circa 500 camion entravano ogni giorno a Gaza fornendo aiuti umanitari, mentre nel periodo da maggio ad agosto 2024 il numero è sceso a 33 camion in media al giorno.
Alcuni attacchi hanno poi ucciso dei lavoratori che cercavano di sistemare i vari impianti idrici.
A peggiorare il quadro vi è il fatto che Israele, in quanto potenza occupante, avrebbe il dovere di provvedere al benessere della popolazione occupata e di assicurare che tutti i bisogni vengano soddisfatti e, inoltre, non dovrebbe attaccare, distruggere, rimuovere o rendere inutilizzabili gli oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile (comprese le infrastrutture igienico-sanitarie).
In conclusione, fondamentali sono le parole di Tirana Hassan, direttrice esecutiva di Human Rights Watch, secondo la quale “i governi non dovrebbero contribuire ai crimini che i funzionari israeliani stanno commettendo a Gaza, compresi crimini contro l’umanità e atti di genocidio”.
Il problema, purtroppo, è che si parla solo al condizionale: dovrebbe e avrebbe.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2024
Condividi il post
L'Autore
Giorgia Milan
Giorgia Milan, classe 1998, ha conseguito una laurea triennale in “scienze politiche, relazioni internazionali e governo delle amministrazioni”, con una tesi riguardo la condizione femminile in Afghanistan, e successivamente una laurea magistrale in “Human rights and multi-level governance”, con una tesi riguardo la condizione delle donne rifugiate nel contesto dell’attuale guerra Russo-Ucraina, il tutto presso l’Università degli studi di Padova.
I suoi interessi principali sono i diritti umani, in particolare i diritti delle donne. È proprio il forte interesse per questi temi che l’ha spinta a intraprendere un tirocinio universitario presso il Centro Donna di Padova, durante il quale ha avuto la possibilità di approcciarsi al mondo della scrittura e della creazione di contenuti riguardanti la violenza di genere e le discriminazioni.
In Mondo Internazionale Post Giorgia Milan è un'autrice per l'area tematica di Diritti Umani.
Categorie
Tag
Israele Gaza genocidio human rights watch Crimini di guerra