Viviamo in un’epoca in cui i dati informatici sono considerati una risorsa fondamentale per le aziende che operano nel settore tecnologico. Enormi quantità di informazioni, infatti, vengono raccolte quotidianamente da tutti i dispositivi elettronici e immagazzinate in giganteschi depositi in attesa di essere analizzate e sfruttate per migliorare l’esperienza di utilizzo degli utenti o, più semplicemente, generare una fonte di guadagno per gli enti che ne possono disporre liberamente. Diventa quindi fondamentale approntare un’infrastruttura all’avanguardia che sia all’altezza di gestire e conservare una tale quantità di dati che giornalmente viene generata e immagazzinata nei data center.
Queste infrastrutture tecnologiche, sebbene siano la base fondamentale per un’economia digitale sempre più in espansione, sono anche responsabili di un enorme consumo energetico, destinato ad aumentare esponenzialmente con l’apertura di nuovi centri di raccolta dati. Secondo le stime presentate al Forum di Cernobbio da Teha Group insieme ad A2A nel position paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale” i consumi elettrici mondiali riconducibili a questa tipologia di strutture raggiungeranno quasi 1600 TWh (circa il 4% dei consumi globali) entro il 2035.
Attualmente, dei 10.332 data center distribuiti in 168 Paesi, ben 5.400 sono localizzati negli Stati Uniti che ancora una volta, grazie a siti produttivi e d’innovazione all’avanguardia come la Silicon Valley, si conferma leader nel settore della tecnologia e dell’analisi dei dati. L’Europa, al secondo posto con 2.254 centri di calcolo, dispone di un peso significativo all’interno del settore dell’informazione mostrando però al contempo i primi segnali di saturazione delle infrastrutture digitali. Infatti, i grandi centri storici di Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino faticano sempre di più a mantenere il passo con la necessità di potenziare le proprie risorse per via di stringenti vincoli energetici, urbanistici e normativi.
Proprio in questo contesto si affaccia un’incredibile opportunità per l’Italia che, con 168 data center e 513 MW di potenza installata, si posiziona al tredicesimo posto a livello mondiale. La Lombardia e, più nello specifico, Milano con i suoi 238 MW di potenza pari al 46% di capacità nazionale, si stanno attestando come principale centro digitale europeo superando di misura città come Madrid e Zurigo, catalizzando l’attenzione degli esperti e attirando investitori nel settore. In Italia, ad oggi, l’economia digitale nazionale si stima abbia un valore di 60,6 miliardi di euro (2,8% del PIL) e, nel caso in cui il Paese riuscisse a sfruttare l’occasione e a raggiungere livelli di rendimento paragonabili ad altri centri europei, potrebbe superare i 200 miliardi entro il 2030.
Tuttavia, l’incognita più pressante di questo auspicabile scenario è rappresentata dall’immenso consumo energetico richiesto dai centri di calcolo che, essendo operativi 24 ore su 24, necessitano di una fornitura costante e stabile di energia. Infatti, avverte il senior partner e board member di Teha Lorenzo Tavazzi, “senza una pianificazione strategica integrata, il rischio è di replicare modelli di crescita incontrollata con criticità energetiche e infrastrutturali, come accaduto in Irlanda, dove assorbono il 21% della domanda elettrica, o in Virginia, dove la concentrazione ha spinto al rialzo i consumi idrici”. Per scongiurare questa prospettiva si dovrebbero implementare degli strumenti in grado di governare e gestire in modo efficiente la curva di crescita del settore sul territorio italiano. All’interno del documento presentato al Forum di Cernobbio sono esposte quattro leve strategiche che permetterebbero di limitare le emissioni di anidride carbonica dei data center contribuendo, allo stesso tempo, al percorso di transizione energetica del Paese.
La prima leva strategica consisterebbe nel recuperare il calore costantemente generato dai data center per reimmetterlo successivamente nelle reti urbane di teleriscaldamento già esistenti. Questo sistema permetterebbe di “riciclare” l’energia termica sufficiente per 800 mila famiglie ed eviterebbe l’emissione di 2 milioni di tonnellate di CO2 facendo risparmiare l’equivalente generato dall’installazione di 2,3 milioni di pompe di calore (circa il 55% delle installazioni del 2024). Un esempio delle potenzialità di questo sistema arriva da dalla centrale Lamarmora di Brescia. Infatti nel mese di giugno, A2A, società che opera nel settore energetico, avrebbe avviato in collaborazione con la società di cloud computing Qarnot un progetto sperimentale di riutilizzo dell’energia termica prodotta da un data center per riscaldare 1350 appartamenti. Nel 2026, inoltre, a Milano avrà inizio il progetto Avalon 3 che prevederà l’immissione nella rete di teleriscaldamento di oltre 15G Wh di energia termica all’anno.
Il documento presentato al Forum analizza anche la possibilità di utilizzare aree di brownfield, zone ormai dismesse che si estendono per 3,7 milioni di metri quadrati (di cui il 16% già connesso alla rete di alta e media tensione) in cui potrebbero essere costruiti nuovi impianti di raccolta dati rigenerando zone urbane senza consumare suolo vergine. Si parla inoltre di contratti a lungo termine (Ppa) per garantire energia rinnovabile, tracciabile e stabile, nonché di valorizzare i rifiuti elettronici (Raee) che sono scartati dai data center e che potrebbero dare impulso per la nascita di una filiera nazionale del riciclo in grado di generare entrate per 133 milioni di euro all’anno.
L’importanza dell’analisi e della libera disposizione dei dati è oggigiorno fondamentale e, proprio per questo motivo, l’espansione a livello nazionale delle infrastrutture digitali è inevitabile e necessaria. La costruzione di una rete di data center sul territorio italiano realizzata seguendo questi punti strategici potrebbe garantire al Paese una posizione di primo piano nella nuova economia digitale a livello globale.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Jacopo Biagi
Categorie
Tag
data center Italia Europa infrastruttura Digitale transizione energetica calore computer Dati