La crisi abitativa non si risolve col cemento

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  Adele Mutti
  06 giugno 2025
  3 minuti, 37 secondi

Mentre l'Unione Europea si pone l'ambizioso obiettivo di eradicare la povertà estrema entro il 2030, i numeri mostrano una realtà ben diversa. Negli ultimi dieci anni, il numero di persone in condizioni di povertà assoluta è raddoppiato, segnando un’inversione di tendenza preoccupante. 

Secondo la Federazione Europea delle Organizzazioni Nazionali che Lavorano con i Senzatetto (Feantsa), attualmente sono circa 1,3 milioni le persone senza fissa dimora in Europa: un dato allarmante se si considera che nel 2015 erano circa 700.000. Ancora più impressionante è il numero di coloro che ogni notte non hanno un tetto sopra la testa: si stima che siano quasi 900.000, una cifra comparabile alla popolazione della città di Torino.

Di conseguenza, alcune amministrazioni europee, tra cui quella della città di Londra, sembrano credere che sacrificare i parchi e le aree verdi sia una soluzione praticabile. La logica dietro questa drastica decisione è molto semplice: sacrificare spazi meno utili per costruire nuove abitazioni. Tuttavia, si tratta di una soluzione riduttiva e a breve termine, che rischia di compromettere in modo significativo la qualità della vita urbana.

I parchi e i giardini pubblici non sono soltanto luoghi di svago e relax, ma svolgono un ruolo ecologico fondamentale. Offrono un'importante via di fuga dal caos cittadino, contribuendo al benessere fisico e mentale dei cittadini, ma soprattutto rappresentano veri e propri "polmoni verdi" in grado di migliorare l’ambiente urbano.

Questi spazi aiutano a purificare l’aria, mitigare l’inquinamento acustico, filtrare l’acqua piovana e regolare il microclima, contribuendo a rendere le città più vivibili. In aggiunta, le aree verdi svolgono una funzione cruciale nella riduzione delle isole di calore, assorbendo CO₂ e favorendo la salvaguardia della biodiversità.

Dal punto di vista della salute pubblica, i parchi hanno un impatto significativo: ospitano percorsi e strutture per l’attività fisica, incentivano uno stile di vita attivo e, grazie alla vegetazione, favoriscono la produzione di ossigeno e la riduzione degli agenti inquinanti. Investire nel verde urbano non è quindi solo una scelta estetica, ma una vera e propria strategia per il benessere collettivo e la sostenibilità ambientale.

Molti politici e media tentano di semplificare la situazione riducendola a una questione di spazio, quando invece le cause sono strutturali.

La speculazione immobiliare è una di queste: in molte città, gli immobili non vengono costruiti per essere abitati, ma per fungere da asset finanziari. Interi palazzi rimangono vuoti mentre il loro valore cresce anche senza inquilini. Inoltre, negli ultimi decenni sono stati fatti forti tagli negli investimenti nelle case popolari, lasciando il settore abitativo quasi completamente in mano al mercato. Si tratta quindi di politiche  in cui la città viene pensata per attrarre investimenti, non per essere vissuta.

Di fondamentale rilevanza è anche la crescita degli affitti brevi (come quelli offerti tramite piattaforme turistiche) che ha ridotto drasticamente la disponibilità di case in affitto a lungo termine, soprattutto nei centri urbani.

Attuale è anche il fenomeno della gentrificazione. Se da una parte la riqualificazione delle aree urbane popolari può essere positiva, anche per risolvere la crisi immobiliare, dall’altra parte spesso questo porta all’espulsione dei residenti originari a causa dell’aumento degli affitti. Quartieri un tempo popolari si trasformano in zone di tendenza, perdendo la loro funzione sociale originaria.

Oltre all’aumento degli investimenti nel settore abitativo e alla diminuzione della burocrazia, una soluzione potrebbe essere l’implementazione del modello "Housing First". Questo si basa sull’assegnazione diretta di appartamenti indipendenti a persone senza dimora, con problemi di salute mentale o in situazioni di disagio, allo scopo di favorirne l’integrazione.

Nella città di Copenaghen, ad esempio, si è pensato di costruire nuove strutture verdi verticali dotate di alloggi temporanei che possano ospitare le persone senza fissa dimora. In questo modo, il diritto alla casa non entra in conflitto con il diritto al verde, alla salute e alla qualità della vita.

In conclusione, per far fronte alla crisi abitativa servono risposte strutturali, coraggiose e socialmente giuste. Questo implica intervenire sulle vere cause della crisi abitativa senza scaricare il costo di politiche inefficienti su ciò che rende le città ancora vivibili.

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Adele Mutti

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