I figli rubati dell’Ucraina

  Articoli (Articles)
  Giorgio Giardino
  17 febbraio 2024
  4 minuti, 53 secondi

La scorsa settimana il Comitato Onu per i Diritti dell’Infanzia ha chiesto al governo russo di porre fine al trasferimento di minori dai territori ucraini occupati verso la Russia e di farli tornare a casa dalle loro famiglie. Secondo le autorità ucraine, infatti, dall’inizio dell’invasione russa, ormai due anni fa, sarebbero 20.000 i bambini che sono stati trasferiti in Russia. O almeno questi sono i casi che Kyiv è riuscita a documentare, perché esiste il timore che il numero sia molto più alto. D’altronde, i funzionari russi non hanno mai nascosto questi trasferimenti, anzi hanno offerto delle cifre ben diverse: la Commissaria Presidenziale russa per i Diritti dell’Infanzia Maria L'vova-Belova nei mesi scorsi ha parlato di 4.8 milioni di ucraini trasferiti in Russia, tra cui circa 700.000 minori.

Le accuse del Comitato

La scorsa settimana il Comitato Onu per i Diritti dell’Infanzia, composto da 18 esperti indipendenti e incaricato di vigilare sull’applicazione della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, ha reso pubbliche le sue osservazioni conclusive sulla Russia. Bragi Gudbrandsson, vicepresidente del Comitato, ha presentato i risultati del lavoro degli esperti, sottolineando in particolare le prove di ferimenti e di uccisioni di centinaia di bambini a causa degli “attacchi indiscriminati” che l’Ucraina sta subendo, soprattutto a causa dell’utilizzo di esplosivi.

L’altro aspetto preoccupante riguarda il trasferimento dei bambini ucraini verso la Russia in violazione della già citata Convenzione. Si tratta di migliaia di minori trasferiti  che, come ha affermato sempre Gudbransson, in alcuni casi vengono privati della cittadinanza ucraina. 

Secondo il Comitato, a suggerire il tentativo di rendere “russi” questi minori ci sarebbero anche alcuni passi compiuti a livello legislativo: lo scorso 4 gennaio il presidente Vladimir Putin ha firmato un nuovo decreto che velocizza il processo di naturalizzazione dei cittadini trasferiti in Russia.

I rappresentanti del governo russo, sentiti nelle settimane precedenti dal Comitato, hanno ovviamente negato tutte le accuse, affermando di aver trasferito circa 700.000 minori per la loro sicurezza. 

Inchieste giornalistiche e testimonianze, emerse già nei mesi scorsi, indicano però che il governo russo stia facendo qualcosa di molto diverso dal proteggere questi minori. Da quasi due anni infatti in Russia sarebbe in atto un programma sistematico e ben organizzato di “rieducazione”, con l’obiettivo di cancellare l’identità ucraina.

Le testimonianze di chi è tornato

I minori coinvolti in questi trasferimenti sarebbero in parte orfani, spesso resi tali dal conflitto, ma in molti casi le autorità russe avrebbero ottenuto il consenso dai genitori che, spinti dal desiderio di proteggere i figli dalla guerra e di assicurare loro cibo e cure, avrebbero acconsentito a mandarli in Russia per un periodo di tempo limitato. Soltanto in pochi però sono riusciti a tornare nelle loro case: si tratta di poco meno di 400 fra ragazzi e ragazze, rispetto ai circa 20.000 documentati dalle autorità ucraine.

Una di loro si chiama Veronika, che ha raccontato  al Guardian la sua esperienza di 14 mesi in Russia. Nata e cresciuta a Kharkiv, due settimane dopo l’invasione russa ha attraversato la frontiera insieme a sua zia, per poi essere separata da lei e affidata a un istituto per bambini nella città russa di Lipetsk. “Mi dicevano che l’Ucraina non esiste, che non è mai esistita, che eravamo tutti russi” ha raccontato la ragazza, che all’epoca aveva dodici anni. Anche Rotislav, ragazzo di diciassette anni di Kherson, racconta un’esperienza simile del suo anno trascorso in Crimea. “Al mattino venivamo svegliati dall’inno russo” dice Rotislav, “e una volta in piedi dovevamo cantarlo tutti insieme”.
Fra le migliaia di minori che si trovano ancora in Russia ci sono anche casi di bambini cui è stato modificato il nome e sono stati adottati da famiglie russe, rendendo ancora più complesso riuscire a rintracciarli per riportarli a casa. È quello che, per esempio, è accaduto a Margarita, una bambina di soli dieci mesi che, secondo un’inchiesta condotta dalla BBC, è stata adottata da un politico russo, Sergei Mironov. Adesso la bambina ha dei nuovi documenti e un nuovo nome, Marina.

Il mandato di arresto internazionale

Tutti questi casi hanno spinto nel marzo scorso la Corte Penale Internazionale a emettere un mandato di arresto nei confronti del Presidente russo Vladimir Putin e della Commissaria Presidenziale russa per i Diritti dell’Infanzia Maria Alekseyevna Lvova Belova. L’accusa in entrambi i casi è proprio quella di essere responsabili della deportazione di minori ucraini in Russia.

Secondo la tesi del procuratore capo della CPI, Karim Ahmad Khan, i trasferimenti forzati di una parte della popolazione di una nazione occupata da parte dell’aggressorecostituirebbero un crimine di guerra. Non solo: questo reato aprirebbe uno spiraglio per un’accusa di genocidio, perché il rapimento e il trasferimento di minori rappresenta uno degli atti che definiscono questo reato secondo la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948.

“La Russia sta attivamente cancellando la loro identità ucraina e infliggendo incredibili danni emotivi e psicologici”, ha affermato il presidente lettone Edgar Rinkēvičs durante una conferenza dal titolo “Russia’s war on children” che si è tenuta a Riga all’inizio del mese di febbraio. Presente anche la first lady ucraina Olena Zelenska, che ha ricordato che il primo nemico per questi bambini adesso è “il tempo”: più a lungo rimarranno in Russia, più a lungo saranno sottoposti alla propaganda e alla “rieducazione”. Ma è proprio questa forse la strategia del regime di Vladimir Putin: rubare il futuro ucraino, quindi rubare i figli dell’Ucraina.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2024

Condividi il post

L'Autore

Giorgio Giardino

Giorgio Giardino, classe 1998, ha di recente conseguito la laurea magistrale in Politiche europee ed internazionali presso l'Università cattolica del Sacro Cuore discutendo un tesi dal titolo "La libertà di espressione nel mondo online: stato dell'arte e prospettive". Da sempre interessato a tematiche riguardanti i diritti fondamentali e le relazioni internazionali, ricopre all'interno di MI la carica di caporedattore per la sezione Diritti Umani.

Giorgio Giardino, class 1998, recently obtained a master's degree in European and international policies at Università Cattolica del Sacro Cuore with a thesis entitled "Freedom of expression in the online world: state of the art and perspectives". Always interested in issues concerning fundamental rights and international relations, he holds the position of Editor-in-Chief of the Human Rights team.

Categorie

Diritti Umani

Tag

Ucraina Russia ONU Bambini