La cittadina di Narva in Estonia ha appena 50.000 abitanti, ma nonostante ciò è un osservato speciale dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. La città infatti è situata nel nord-est del paese baltico, proprio al confine con la Russia, e oltre il 90% della popolazione è russofona pur avendo cittadinanza estone. Molti residenti, o le loro famiglie, vi si sono stabiliti in seguito ai reinsediamenti avvenuti dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’Estonia è diventata parte dell’Unione Sovietica.
Negli ultimi giorni la città è apparsa sulle pagine di giornali e fonti di informazione online per motivi tutt’altro che rosei. Da un mese circa infatti, stanno acquisendo sempre più follower alcuni account che sembrano favorire una campagna di disinformazione sui social media per promuovere l’indipendenza di Narva e della regione di Ida-Virumaa dall’Estonia.
Tutto è partito da un canale Telegram aperto a luglio 2025, e che è rimasto perlopiù silente fino a febbraio 2026. Il canale, che fino a pochissimo tempo fa contava solo una decina di follower, ora ne ha più di 700, come segnalato da un articolo di Propastop, un portale anti-propaganda gestito da un gruppo di volontari estoni. Nel frattempo i canali interessati si sono moltiplicati, raggiungendo altre piattaforme come VKontakte e TikTok, tutti con il nome “Repubblica Popolare di Narva”. Secondo una ricerca di Propastop, la campagna sui social media si basa su un presunto progetto separatista che mira alla secessione del nord-est russofono dell'Estonia, proprio al confine con la Russia.
Questa tesi è avvalorata dal fatto che sembra seguire un copione già visto e sperimentato. Nel 2014 infatti i separatisti filorussi in Ucraina proclamarono le cosiddette "Repubbliche popolari" di Luhansk e Donetsk nel Donbass con il sostegno delle forze russe. Mosca inoltre ha sempre giustificato le sue ingerenze in Ucraina e poi l'invasione su larga scala con la presunta protezione dei gruppi di popolazione di lingua russa presenti in quelle aree. Lo stesso lessico sta venendo usato in questi canali social in riferimento alla popolazione di lingua russa in Estonia.
I messaggi politici di questi canali sono mescolati a tipici ed apparentemente innocui contenuti di internet. Meme virali e foto di gatti sono infatti utilizzati per descrivere Narva come “terra russa”, e presentano grafiche con figure armate e slogan come “aspettiamo la Russia”. Lo stesso termine “Repubblica popolare di Narva” crea un quadro comunicativo in cui un progetto politico immaginario è presentato come un’entità statale.
Chiaramente 700 iscritti ad un canale Telegram non costituiscono un vero e proprio movimento separatista, ma desta preoccupazione che questi canali pubblicizzino un branding ben preciso, che si aggiunge alla denominazione “Repubblica popolare”. Ciò contribuisce ad identificare questa Repubblica come un’entità statale immaginaria ma consolidata: una bandiera verde-nera-bianca, uno stemma con aquila nera, insegne militari, un inno e mappe che ritraggono Narva come un territorio separato tra Estonia e Russia.
L’intento sembra chiaro: pur trattandosi di elementi immaginari, questi ultimi concorrono a creare una narrazione più che verosimile, una narrazione che identifica la regione di Narva come un’entità autonoma sotto il controllo della Russia. E come insegna il capolavoro distopico 1984 di George Orwell, non serve che un’informazione sia vera per influenzare le menti e la società. D’altronde la Russia è maestra in diffondere questo tipo di disinformazione, avendo presentato fin dall’inizio l’invasione dell’Ucraina come un’operazione militare speciale volta a denazificare il paese e proteggere i russofoni del Donbass. In altre parole, una guerra inevitabile e giusta, della cui bontà molti russi sono convinti.
In questo frangente, sia Propastop che le élite politiche estoni hanno immediatamente messo in guardia i propri cittadini da questi account, individuando una possibile minaccia in un fenomeno ancora molto marginale. Tale mossa è stata duramente criticata dal giornalista Indrek Kiisler, che ha sottolineato come parlare apertamente di questi contenuti, pur in buona fede, ne alimenti al contrario la visibilità, facendo così il gioco del proprio nemico.
Purtroppo, le informazioni attualmente disponibili su questo progetto online non permettono di identificare chi ci sia dietro a questi account, anche se è inevitabile sospettare che la Russia sostenga direttamente o indirettamente queste azioni. In ogni caso, esperti di geopolitica descrivono tale campagna social come un fenomeno da non sottovalutare. La diffusione di queste idee nel panorama informativo estone rischia di portare alla normalizzazione delle narrative su una spinta separatista a Narva, con l’obiettivo di creare destabilizzazione nel paese. In altre parole, nel breve periodo lo scopo non è persuadere gli abitanti di Narva, bensì far radicare la percezione che la regione sia instabile e frammentata. Un pretesto che potrebbe essere facilmente sfruttato dalla Russia in futuro con esiti già visti.
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Credits per le immagini: Propastop
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L'Autore
Silvia Pasetto
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Estonia Telegram Russia disinformazione