I Mondiali di calcio hanno avuto, da sempre, un ruolo fondamentale per la visibilità dei Paesi partecipanti, il che va al di là delle doti calcistiche dei calciatori. Essi permettono infatti di dare una visione generale delle dinamiche geopolitiche del momento, come accadde alla Germania ovest negli anni Novanta, e come sta accadendo attualmente con le tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Oltre a questo aspetto, assume grande rilievo anche il fatto di essere il Paese ospitante della manifestazione sportiva stessa. In tal senso, l’America latina costituisce da sempre un baluardo. Oltre a detenere numerosi titoli – basti pensare all’ultimo, vinto dall’Argentina nel 2022 – la prima edizione della storia ebbe luogo in Uruguay nel 1930, che tra l’altro ne fu la vincitrice.
L’America Latina ai mondiali nel corso della storia: i titoli vinti e le manifestazioni ospitate
In seguito alla prima edizione del 1930, il campionato tornò ad essere ospitato in America Latina nel 1950, precisamente in Brasile. Si trattò di un torneo passato alla storia per il cd. “Maracanazo”, ovvero l’umiliante sconfitta subita dal Brasile contro l’Uruguay alla partita finale. Essa rappresentò l’opportunità per le squadre latinoamericane di dimostrare il proprio valore a livello sportivo, nonostante l’imminente inizio del periodo della Guerra Fredda, durante la quale il continente si ritrovò ad essere teatro di importanti scontri tra le due superpotenze, come accaduto a Cuba.
Dopo un’ulteriore edizione avvenuta nel 1962 in Cile, i Mondiali sono stati ospitati nuovamente in America del Sud per ben due edizioni, nel 1970 e nel 1986, in entrambi i casi in Messico.
L’edizione del 1970 è famosa per quella che è ancora oggi ricordata come la “Partita del Secolo”, ovvero la sfida tra Italia e Germania ovest, conclusasi 4-3 per l’Italia. Si trattò di una partita talmente ricca di colpi di scena che ancora oggi fuori dallo stadio è affissa una targa commemorativa. Nonostante l’Italia sia arrivata in finale, fu sconfitta 4-1 da Brasile di Pelé, considerato il miglior giocatore della storia, a riprova dell’importanza del calcio per la regione latinoamericana.
Il Mondiale del 1986, dal canto suo, è senza dubbio uno dei più memorabili, ed è infatti passato alla storia del calcio come “il torneo di Diego Armando Maradona”, altro giocatore considerato tra i più forti del mondo.
In occasione della partita dei quarti di finale contro l’Inghilterra, il calciatore argentino diede luogo all’evento calcistico più importante degli anni Ottanta, in quanto segnò due gol storici. Il primo fu la “Mano de Dios”, segnato di mano; il secondo è invece ricordato come il “Gol del secolo”, così denominato perché Maradona scartò tutta la difesa inglese partendo dal centrocampo. La stessa partita, tuttavia, è rimasta memorabile anche per le questioni geopolitiche di allora. La guerra delle Isole Falkland tra Inghilterra e Argentina si era infatti conclusa solo quattro anni prima con la vittoria inglese. Di conseguenza, la sfida fu accolta dalla squadra argentina come una sorta di rivincita. Poco prima dell’inizio, ci furono violenti scontri tra gli ultras inglesi e argentini; durante la partita, invece, i tifosi inglesi esposero le proprie bandiere intonando cori patriottici con riferimenti alla vittoria bellica. Tutto ciò spinse Maradona a compiere il gesto della mano come segno di rivalsa, al punto che qualche anno dopo ammise che “non si trattava di vincere una partita, si trattava di eliminare gli inglesi”, confessando dunque di conservare nella mente ciò che era accaduto precedentemente.
Altro aspetto interessante dell’edizione Messico 1986 è il fatto che originariamente il torneo avrebbe dovuto avere luogo in Colombia. Tuttavia, a seguito delle ingenti richieste economiche da parte della FIFA e l’instabilità causata dai cartelli della droga, l’allora Presidente Belisario Betancur decise di destinare i soldi per i Mondiali alla ristabilizzazione del Paese. Si trattò di una decisione unica, dal momento che non si è più accaduto che un leader abbia deciso di rinunciare a une evento di tale portata per dare priorità al popolo, sebbene esistano alcuni casi piuttosto controversi per simili ragioni: si pensi a quando l’America Latina tornò a ospitare le competizioni nel 2014 in Brasile.
Il torneo brasiliano del 2014 è ricordato perché fu preceduto da numerose proteste interne. La spesa del governo per costruire e ristrutturare gli stadi - considerati degli “elefanti bianchi” - fu di circa 11 miliardi di euro, spesi nonostante i servizi pubblici come sanità, istruzione e trasporti versassero in condizioni disastrose. Proprio per questa ragione, migliaia di persone nei giorni immediatamente precedenti all’inizio delle partite scesero in piazza guidati dallo slogan “não vai ter Copa” (non ci sarà la coppa). Le proteste, tuttavia, furono represse con il massiccio uso di lacrimogeni e proiettili di gomma, non portando dunque ad alcun risultato.
I mondiali tornano in America: le controversie di Canada-Messico-USA 2026
Anche il mondiale in corso, ospitato per la prima volta da tre paesi contemporaneamente, non è stato esente da controversie.
Il Messico, che ospita il torneo per la terza volta, è stato teatro di violenti scontri e marce di protesta a causa della crescente emergenza dei “Desaparesidos”. Circa 130.000 persone, infatti, risultano ad oggi disperse, probabilmente con motivazioni legate al crimine organizzato;le proteste hanno l’obiettivo di fare chiarezza su queste scomparse e di accusare il governo di voler “oscurare” la crisi umanitaria tramite i mondiali di calcio.
Negli Stati Uniti, invece, sono sorte polemiche relativamente alla questione “Travel Ban”, che ha impedito ai tifosi di diverse nazionali di viaggiare verso gli Stati Uniti. Ancora più estremo è il caso dell’Iran, la cui squadra ha rischiato di non poter prendere parte al torneo. Una volta riammessa, la nazionale iraniana è stata costretta ad avere la propria base in Messico pur giocando negli Stati Uniti, obbligando così i calciatori e lo staff a continui spostamenti e approfonditi controlli di frontiera.
Tutto ciò dimostra come l’America Latina ha da sempre un ruolo fondamentale all'interno delle competizioni sportive, tra cui i Mondiali, i quali riflettono le condizioni delle popolazioni e consentono di mettere in luce le principali criticità a livello nazionale ma soprattutto internazionale.
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L'Autore
Valeria Guida
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