I nuovi impegni sanciti dal Patto di Stabilità e Crescita

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  Tiziano Sini
  18 settembre 2024
  2 minuti, 48 secondi

Come ogni settembre, dopo la pausa di agosto, si apre una delle fasi più concitate e complesse della politica nazionale ed europea; quella, che porterà alla definizione dei bilanci statali e della gestione delle finanze pubbliche in via previsionale, attraverso quello che comunemente è definita legge di bilancio.

Per l’anno in corso, però, numerosi sono i cambiamenti che i Governi nazionali si troveranno ad affrontare a causa dell’entrata in vigore del Nuovo Patto di Stabilità e Crescita, adottato negli scorsi mesi, dopo una complessa negoziazione a livello europeo. Uno sforzo che è andato a modificare in maniera sostanziale la quasi totalità delle regole attualmente in vigore per gli Stati, a partire proprio dalle traiettorie di spesa da seguire e degli impegni specifici assunti per far fronte alle situazioni di criticità[1].

I nuovi Piani Strutturali di Bilancio (PNB), redatti a livello nazionale avranno la peculiarità di avere una validità più lunga rispetto al passato (formalmente erano orientati all’anno corrente, con proiezione triennale), operando in un arco temporale in media di 4/5 anni (di fatto la durata di una legislatura), ma con l’eccezione per i paesi gravati da elevato debito pubblico, di arrivare fino a 7, con particolari limiti ed impegni.

Percorsi pluriennali, che tuttavia è importante ricordare, scontano una forte rigidità per quanto riguarda il percorso strategicamente programmato, che non può andare incontro a modifiche, se non per casi eccezionali, come il cambio di Governo.

Questo pesante stravolgimento dell’iter nazionale ed europeo ha sancito, anche un nuovo calendario degli impegni istituzionali. La prima data da segnalare è proprio il 20 settembre, giornata in cui dovrebbero essere formalmente presentati i PNB alla Commissione europea.

Una scadenza, che, con ogni probabilità, subirà uno slittamento in molti casi, come già annunciato dai Governi italiano e francese, che si sono riservati vista la complessità della nuova architettura e delle problematiche finanziarie dei rispettivi Paesi, impegnati in percorsi settennali di abbattimento del debito, di avere una maggiore margine temporale per la consegna del Piano[2].

Una condizione dettata anche dalla volontà delle Istituzioni di considerare l’anno corrente come anno di transizione, in modo da adeguare le strutture al nuovo modello, ma non per questo da sottovalutare, come sottolineato da molti economisti.

Fra le novità introdotte, che vanno ad affiancare gli storici parametri relativi al contenimento del deficit e del debito pubblico, vi sono, infatti, la negoziazione di un “percorso di aggiustamento”, particolarmente rigido per quei Paesi, come l’Italia, endemicamente attanagliati da una situazione debitoria elevata; ma, soprattutto, l’introduzione di un ulteriore parametro, come quello della “spesa netta primaria”, cioè la spesa netta pubblica, depurata di alcune variabili, come gli interessi sul debito pubblico, le misure legate alla disoccupazione ed altre misure straordinarie[3].

Tutte ragioni che dimostrano la delicatezza delle scelte che nei prossimi giorni dovranno essere assunte dai Governi nazionali, in concerto con la Commissione, che detteranno il passo della politica economica dei prossimi anni.

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