Il Board of Peace di Trump mette alla prova l’Europa

Tra osservatori, membri e opposizioni, l’UE fatica ancora una volta a trovare una linea comune

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  Riccardo Carboni
  24 febbraio 2026
  3 minuti, 40 secondi

La creazione del Board of Peace (Consiglio di Pace), promossa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’inizio del 2026, ha scatenato tensioni tra l'Unione europea e gli USA che vanno ben oltre la semplice gestione post-conflitto di Gaza. Presentato come un organismo internazionale per guidare la ricostruzione e la pace nella striscia di Gaza dopo anni di guerra, il Board è stato accolto con reazioni decisamente contrastanti in Europa, portando alla luce dissenso profondo non solo tra gli Stati membri, ma anche tra le istituzioni europee e le capitali nazionali sull’approccio alla crisi mediorientale.

Nella seconda metà del 2025, l’amministrazione Trump ha inserito l’idea in un piano di pace più ampio per Gaza, la cui fase iniziale prevedeva un fragile cessate il fuoco raggiunto nell’ottobre dello stesso anno. Nasce così il Consiglio di Pace, formalmente istituito con la firma del suo statuto nel gennaio 2026, che viene poi descritto da Trump come un progetto “più potente e prestigioso” di qualunque altra iniziativa internazionale in materia di pace.

In realtà, secondo i suoi documenti costitutivi, il Board of Peace è caratterizzato da una struttura insolita nel panorama delle organizzazioni multilaterali. La carta dello statuto, redatta al di fuori delle tradizionali organizzazioni internazionali, non include riferimenti espliciti alla striscia di Gaza e concentra poteri decisionali significativi nelle mani di Trump stesso, che non solo guida l’organizzazione ma ne rimane a capo a vita, con diritto esclusivo di scegliere il successore. Questa caratteristica ha immediatamente fatto storcere il naso agli esperti europei e ai diplomatici dell’Unione, che sospettano un possibile tentativo di superare o addirittura di sovrapporsi al ruolo tradizionale delle Nazioni Unite nella gestione delle crisi internazionali. Bruxelles, pur sottolineando il proprio impegno per la ricostruzione a Gaza, ha espresso “seri dubbi” sullo statuto dell’organismo e sulla sua compatibilità con il diritto internazionale e la Carta dell’ONU.

Nel corso della prima riunione ufficiale del Board, tenutasi a Washington il 19 febbraio 2026, Trump ha ribadito la necessità di “salvare vite” e di trasformare la sua iniziativa in un punto di riferimento globale per la pace. Ha inoltre annunciato importanti impegni finanziari (dai 10 miliardi di dollari promessi dagli Stati Uniti a ulteriori fondi stanziati da paesi membri) e la disponibilità di una forza di stabilizzazione internazionale che includerebbe truppe di diversi paesi. La reazione europea è stata, come al solito, eterogenea, con Ungheria e Bulgaria che hanno accettato di aderire formalmente all’organismo, mentre la maggior parte degli Stati membri dell’UE ha preferito limitarsi a inviare osservatori o diplomatici di basso livello, rifiutando l’invito a impegnarsi come membri a pieno titolo. Tra i partecipanti alla riunione di Washington figura anche la Commissione europea, rappresentata da Dubravka Šuica, commissaria per il Mediterraneo, in qualità di osservatrice. Tale scelta ha scatenato critiche, soprattutto da parte delle forze progressiste e dei gruppi di sinistra nel Parlamento europeo, che hanno definito la presenza della Commissione una sorta di cedimento politico verso l’amministrazione Trump.

La Francia è stata particolarmente esplicita nella sua opposizione, affermando di essere “sorpresa” dalla partecipazione della Commissione. Ha inoltre ribadito la propria posizione e quella di altri partner, sottolineando che considerano il Board una distrazione dalle priorità di pace definite dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e potenzialmente in contrasto con il mandato multilaterale dell’ONU. Alle crisi internazionali si aggiungono quindi le fratture interne europee, specialmente in politica estera: mentre una parte dell’Unione desidera preservare e rafforzare il ruolo delle istituzioni multilaterali, un’altra ritiene che la presenza in forum come il Board of Peace sia necessaria per non restare esclusa dai processi decisionali globali.

In conclusione, il Consiglio di Pace si aggiunge alla serie di iniziative nel contesto di ridefinizione delle relazioni transatlantiche nell’era Trump. Nel frattempo, l’Unione europea si trova, ancora una volta, a dover bilanciare la propria dipendenza storica dagli Stati Uniti con una crescente volontà di maggiore autonomia strategica, compresa la capacità di agire all’interno delle organizzazioni internazionali con una voce più forte e coerente.

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L'Autore

Riccardo Carboni

Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.

Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.

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