Il Botswana decriminalizza i rapporti omosessuali

  Articoli (Articles)
  Giovanni Graziano
  10 maggio 2026
  2 minuti, 50 secondi

Il 26 marzo il governo del Botswana ha formalmente rimosso le leggi anti-LGBTQ ancora presenti nel Paese come retaggio coloniale.

Già sei anni fa, nel 2019, una sentenza dell’Alta Corte del Botswana sancì che la criminalizzazione di rapporti omosessuali viola i diritti alla libertà, all’uguaglianza e la dignità. Il giudice della corte, Michael Leburu, affermò che “l’orientamento sessuale non è una questione di moda. È un attributo importante della personalità di una persona."

Tale sentenza costituì una svolta storica per un Paese in cui il Codice penale, all’articolo 164, prevedeva sette anni di reclusione per coloro che praticano la sodomia. Tuttavia, nonostante la corte abbia emesso questa sentenza, l’articolo non era ancora stato rimosso. Oggi, rimane solo il divieto di avere rapporti sessuali con gli animali presente nell'articolo menzionato.

La rimozione di alcuni paragrafi dell’articolo è stata particolarmente apprezzata dalla comunità LGBTQ+ del Botswana. Infatti, l’organizzazione LEGABIBO ha definito questa scelta politica “un passo necessario e atteso da tempo verso il ripristino della dignità e l'allineamento del nostro quadro giuridico ai valori costituzionali di uguaglianza e diritti umani”, che trasmette in maniera chiara il messaggio che le persone LGBTQ+ non sono criminali e non meritano punizione, bensì protezione.

Inoltre, l’associazione fa riferimento al modo in cui la criminalizzazione dei rapporti sessuale non era rappresentava soltanto una disuguaglianza formale delle persone non eterosessuali di fronte alla legge, ma comportava anche disuguaglianze sostanziali che impedivano alle persone LGBTQ+ di vivere dignitosamente. Quest'ultime, infatti, sperimentano difficoltà importanti legate "all'accesso ai servizi sanitari, alla sicurezza, all’occupazione e ad amare e a esistere apertamente”.

Tuttavia, la decriminalizzazione non elimina le disuguaglianze e non pone fine alle discriminazioni che la comunità è costretta ad affrontare, ma “crea spazio per la guarigione, l’inclusione e un progresso continuo verso la piena eguaglianza”.

La battaglia della comunità queer per il rispetto dei propri diritti non si ferma qui. In questo contesto, assume un interesse particolare il caso di Bonolo Selelo e Tsholofelo Kumile, una coppia omosessuale che questo marzo ha adito l’Alta Corte, criticando la legge matrimoniale che vieta il matrimonio per le coppie omosessuali. Secondo la coppia, la legge matrimoniale sarebbe anticostituzionale, in quanto nega alle coppie omosessuali l’accesso a diritti legali fondamentali, tra cui l’eredità, la sicurezza economica e la possibilità di prendere decisioni mediche l’uno per l’altro.

Nel 2025, la coppia aveva provato a registrare il proprio matrimonio nel dipartimento dell'anagrafe, ma la loro richiesta era stata rifiutata poiché la legge matrimoniale in Botswana non permette il matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Questo avvenimento è stato ritenuto dai due incompatibile con le garanzie di uguaglianza e dignità sancite dalla costituzione del Botswana. L’udienza di fronte all’Alta Corte è prevista attualment per il 14 e il 15 luglio.

Il coraggio e la determinazione di questa coppia sono stati apprezzati dalla comunità queer e dall’associazione LEGABIBO, ma hanno già incontrato l’opposizione della Dingwetsi Association of Botswana, dell'Evangelical Fellowship of Botswana e della Botswana House of Prayer and Transformation.

Dunque, l’annullamento della criminalizzazione per legge dei rapporti omosessuali in Botswana e la mobilizzazione della comunità LGBTQ+ per il matrimonio egualitario gettano un faro di speranza per i diritti LGBTQ+ in un periodo storico in cui sembrano sempre più a rischio.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Condividi il post

L'Autore

Giovanni Graziano

Categorie

Diritti Umani

Tag

LGBT+ Africa Botswana Queer rights Diritti umani