Il costo dell'inquinamento: l'allarme della Banca Mondiale

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  Enrico Milanesio
  19 settembre 2025
  3 minuti, 53 secondi

Aria inquinata, scarsità idrica, degrado del suolo: secondo il nuovo rapporto della Banca Mondiale Reboot Development: The Economics of a Livable Planet, il 90% della popolazione mondiale è già esposta ad almeno una di queste pressioni ambientali. Nei Paesi a basso reddito la situazione è ancora più drammatica: l’80% delle persone vive contemporaneamente con tutti e tre i fattori di rischio.

Le conseguenze non sono soltanto ecologiche, ma anche economiche e sociali. La deforestazione in Amazzonia genera perdite per 14 miliardi di dollari, il degrado del suolo costa 379 miliardi all’agricoltura globale, mentre l’uso eccessivo di fertilizzanti azotati provoca danni per 3,4 trilioni di dollari all’anno. L’inquinamento atmosferico è anch’esso un problema grave e diffuso; secondo lo studio provoca almeno 5,7 milioni di morti premature ogni anno, più del tabacco o delle vite perse a causa di guerre e violenze, contribuendo al contempo alla riduzione della produttività, all’aumento delle malattie e ad un abbassamento delle funzioni cognitive.

Un pianeta vivibile

Il concetto chiave al centro del rapporto è quello di pianeta vivibile, ovvero un mondo che sostiene la salute ambientale, insieme a investimenti nel capitale umano e fisico, per migliorare vite, mezzi di sussistenza e standard di vita per tutti. Secondo la Banca Mondiale è necessario attuare una nuova transizione che possa ridefinire il rapporto tra crescita economica, benessere umano e ambiente; questo poiché il modello attuale non è più sostenibile.

Non si tratta di un avvertimento nuovo; da decenni la comunità scientifica ha sottolineato come l’umanità sia entrata nell’era dell’Antropocene, l’epoca in cui l’attività umana erode i limiti geofisici della Terra. Questo fenomeno si è poi aggravato a partire dal 1950 con la cosiddetta Grande Accelerazione, caratterizzata da aumenti esponenziali in numerosi indicatori socioeconomici e biofisici: la popolazione mondiale è triplicata, il PIL globale è aumentato di 12 volte, l’uso di energia primaria è quintuplicato. Allo stesso tempo, il consumo di fertilizzanti e materie prime ha raggiunto livelli senza precedenti, con conseguenze dirette su clima, suolo e biodiversità.

L’industrializzazione ha dunque avuto grandi capacità trasformative, come la riduzione dei livelli di povertà e il miglioramento del benessere, ma anche forti implicazioni negative, alterando profondamente gli ecosistemi.

Le disuguaglianze ambientali

In tale contesto, emergono poi le differenze tra i Paesi del mondo. Nei Paesi avanzati, il 43% della popolazione non è esposta a scarsità idrica, aria inquinata o suolo degradato. Nei Paesi in via di sviluppo, invece, solo l’1% gode di simili condizioni.

Il report evidenzia infatti come i Paesi più colpiti dal degrado ambientale siano quelli meno sviluppati, come gli Stati dell’Africa sub-sahariana, dove milioni di persone vivono in condizioni sia di povertà estrema che di fragilità a causa di almeno uno dei tre stress ambientali.

Ripensare lo sviluppo

Affrontare queste sfide e tutelare l’ambiente rappresenta pertanto un investimento sostenibile e strategico. Il rapporto evidenzia, ad esempio, come un uso più efficiente delle risorse naturali potrebbe ridurre l'inquinamento fino al 50%, oppure come la clorazione dell'acqua nel punto di utilizzo potrebbe salvare ogni anno centinaia di migliaia di bambini. Inoltre, proteggere la natura crea posti di lavoro, stimola la crescita economica e rafforza la resilienza.

A tale riguardo, la Banca Mondiale propone un approccio più efficace basato su tre linee d’azione: informare, attraverso dati accurati e tempestivi per individuare i problemi e responsabilizzare i cittadini; coordinare, ovvero creare un approccio sistemico dove le politiche siano coordinate; e valutare, cioè monitorare l’impatto delle misure e garantire così che le riforme possano adattarsi alla realtà in evoluzione.

Considerazioni finali

In questo contesto di crescente consapevolezza della crisi climatica, è quindi diventata ancora più urgente la necessità di un cambiamento di approccio.

Si deve pertanto rilanciare lo sviluppo cercando di migliorare il paradigma industriale e superare il mero interesse economico, per far spazio invece a un modello in cui terra, aria e acqua siano tutelati e valorizzati. Questo perché, come sostiene il rapporto, un pianeta vivibile non è una preoccupazione ambientale lontana, ma una minaccia economica presente. 

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L'Autore

Enrico Milanesio

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