Com’è noto, dai primi mesi di guerra, la Russia permette ai condannati e ai carcerati di essere reclutati volontari tra le fila del suo esercito. Fino a poco tempo fa, questi volontari venivano premiati con l’estinzione di tutte le condanne, a patto di combattere per sei mesi in Ucraina. Al termine dei sei mesi, queste persone riguadagnavano la libertà e potevano rientrare nella società. Ora le cose sono cambiate, in quanto i carcerati partiti volontari sono costretti a rimanere nell’esercito fino al termine dell’“operazione militare speciale”. Un ritorno anticipato è previsto solo in caso di onorificenze, raggiunto limite di età o ferite invalidanti.
Tutto ciò evidentemente non è stato sufficiente: con l’apertura di un nuovo fronte nella regione russa di Kursk dopo l’occupazione da parte delle forze ucraine e la recente avanzata russa nel Donbass, l’apparato militare russo necessita chiaramente di nuove forze. Nonostante sia difficile avere dati certi sui caduti dell’esercito russo, a luglio la testata indipendente russa Meduza stimava la morte di circa 120.000 soldati russi dall’inizio dell’invasione in Ucraina.
Dopo giorni di stallo, in cui sono circolate indiscrezioni sulla potenziale decisione di Putin di iniziare una nuova campagna generale di mobilitazione, la Duma (la camera bassa del Parlamento russo) ha approvato il 24 settembre un disegno di legge che permette la mobilitazione delle persone in attesa di giudizio, le quali vedrebbero annullate tutte le accuse a loro carico se accettassero di combattere. Questo disegno di legge è entrato ufficialmente in vigore il 2 ottobre, in seguito alla firma apposta dallo stesso presidente Putin.
La principale novità di questo provvedimento riguarda la possibilità per le persone in attesa di giudizio o sotto processo di arruolarsi nell’esercito in qualsiasi fase delle indagini giudiziarie, quindi anche prima di aver ricevuto una condanna. In altre parole, i sospettati di reato potranno far archiviare i loro casi ed evitare una condanna formale per reati gravi in qualsiasi momento, se accettano di firmare un contratto di servizio militare con il Ministero della Difesa. Certamente molti sceglieranno liberamente questa opzione per evitare il carcere, ma la legge ha sollevato anche ulteriori preoccupazioni riguardanti il rispetto dei diritti umani: il rischio è di assistere a un aumento di arruolamenti forzati, di pressioni da parte delle autorità giudiziarie e di deterioramento delle condizioni di prigionia per spingere le persone in attesa di giudizio ad arruolarsi.
Si tratta infatti di una mossa che permette a Mosca di sopperire alla mancanza di soldati senza ricorrere ad una mobilitazione generale, in quanto il Cremlino è perfettamente consapevole che tale opzione potrebbe avere pesanti conseguenze negative sull’opinione pubblica. Una nuova ondata di mobilitazione generale non sarebbe ben accetta dalle tante famiglie che vedrebbero i loro padri e i loro figli costretti a partire per il fronte. D’altronde esiste anche un precedente, in quanto l’approvazione di una mobilitazione parziale dei riservisti nel settembre 2022 aveva scatenato proteste, e spinto molti uomini idonei alla leva a fuggire all’estero. Infatti, uno studio condotto tra il 23 maggio e il 2 giugno 2024 in Russia dal gruppo di ricerca indipendente Russian Field ha mostrato come più della metà degli intervistati sia contraria ad una nuova ondata di mobilitazione. Certo il salario che viene dato ai combattenti è una somma altissima se paragonato ad un normale salario della popolazione (e per questo moltissimi dei coscritti partono volontari), ma il gioco vale davvero la candela?
Come se non bastasse, il protrarsi della guerra sta causando problemi dal punto di vista della sicurezza sociale. Tornando alla decisione del Cremlino di estendere a carcerati e persone in attesa di giudizio la possibilità di combattere in Ucraina, è importante ricordare che, anche se ora a nessuno è concesso un congedo anticipato, i primi ad essersi arruolati volontari sono già tornati a casa. Tale fatto mette in luce un crescente problema nella società russa, legato al reinserimento nel tessuto sociale di persone profondamente sconvolte dall’esperienza al fronte. Infatti, il ritorno a casa di coloro che sono stati congedati dall’esercito ha causato un indubbio aumento della criminalità. In diversi casi, queste persone sono ex-criminali che, sopravvissuti ai sei mesi di combattimenti, hanno il diritto di rientrare nella società con la fedina penale pulita, oppure di persone, magari già instabili mentalmente, che presentano ulteriori problemi psicologici causati proprio dalla guerra.
Secondo una ricerca della testata giornalistica online indipendente Verstka, più di 200 persone sarebbero già state uccise per mano di veterani della guerra in Ucraina, e altrettante sarebbero in pericolo di vita. Sono proprio gli ex-carcerati a macchiarsi del maggior numero di crimini, omicidi e violenze di vario genere, in particolare contro le donne. Ora le famiglie di persone vittime di omicidio o coloro che in passato sono sopravvissuti a violenze, vivono nella paura che i colpevoli di tali crimini siano fuori dal carcere e che prima o poi tornino in libertà in Russia, anche in seguito ad onorificenze, raggiunto limite di età o perché non più idonei a combattere.
Visto il declino della sicurezza sociale, l’aumento dei crimini, e il rischio di un'altra mobilitazione generale, è lecito domandarsi per quanto tempo ancora potrà durare lo stato di apatia di cui i russi sono accusati da più parti, additati di non fare abbastanza per porre fine alla guerra e di non curarsi affatto del futuro della loro stessa nazione.
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