Il potere senza eserciti: Papa Leone XIV e l’arte della mediazione internazionale

La Santa Sede tra crisi del multilateralismo e nuovi conflitti

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  Michelle Gjata
  22 dicembre 2025
  3 minuti, 45 secondi

Pochi mesi dopo la scomparsa di Papa Francesco, Leone XIV sale al soglio pontificio. Papa Leone XIV assume il pontificato in una fase di profonda instabilità dell’ordine internazionale, costellato da guerre regionali a elevata intensità, conflitti ibridi e crisi del multilateralismo. In questo scenario, la Santa Sede diventa uno dei protagonisti e, pur essendo un soggetto globale privo di forza coercitiva, rimane un’autorità morale e simbolica.

La politica estera di Leone XIV si fonda su diversi elementi: la centralità della persona umana, l’attenzione ai poveri come categoria geopolitica, la difesa dell’ordine internazionale come “ordine giusto” e non come semplice equilibrio di potenze. La dignità della persona, la tutela dei civili, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze non sono temi marginali, ma fattori strutturali di stabilità o instabilità internazionale. In questo quadro, la Santa Sede rappresenta un attore non allineato, senza appartenere a nessun blocco. Questa posizione conferisce al Papa un ruolo decisivo sul piano diplomatico.

La scelta del nome Leone non è una scelta casuale, ma richiama esplicitamente l’impegno sociale e il riformismo moderato di Leone XIII. Non è un caso dal momento che attualmente i problemi economici e sociali globali come debito, sfruttamento, accesso alle risorse sono elementi centrali della sicurezza internazionale. In questa prospettiva, la pace non è riducibile all’assenza di guerra, ma coincide con la costruzione di un ordine giusto e sostenibile.

Leone XIV si giostra nella scacchiera della politica estera attraverso la diplomazia vaticana, una rete capillare di canali informali che consente alla Santa Sede di muoversi all’interno del panorama mondiale. È una diplomazia che opera lontano dai riflettori, privilegiando la mediazione silenziosa alla visibilità mediatica.

Un altro strumento diplomatico utilizzato è la parola pubblica: discorsi, udienze e messaggi non sono semplici interventi pastorali, ma riescono a definire messaggi morali, a delegittimare determinate pratiche e ad orientare l’opinione pubblica internazionale. Al tempo della guerra cognitiva, la capacità di incidere sulle narrazioni diventa una forma rilevante di soft power.

Questa posizione non equivale a neutralità, al contrario Leone XIV è capace di distinguere tra aggressione e difesa, tra responsabilità politiche e sofferenza delle popolazioni, senza però cadere nella logica dei blocchi.

Un esempio è la presa di posizione sul genocidio a Gaza dove Papa Leone XIV ha espresso preoccupazione per la popolazione civile nella Striscia di Gaza, chiedendo un cessate il fuoco immediato e sottolineando la necessità di garantire l’accesso degli aiuti umanitari. Leone XIV ha rivolto ripetuti appelli alla pace in altri teatri di guerra, come in Ucraina oppure in Sudan e Darfur, dove ha sollecitato interventi umanitari urgenti e il dialogo tra le parti denunciando fame, sfollamenti e violenze indiscriminate.

Il Papa ha inoltre criticato l’uso della religione per giustificare violenza o nazionalismo, e ha denunciato atti di antisemitismo come l’attacco a Sydney, definendoli “barbarie” e invitando alla solidarietà internazionale. Il pontefice ha condannato la logica della deterrenza nucleare e la corsa agli armamenti, definendole pratiche “irrazionali” e incompatibili con la sicurezza globale.

Come sottolinea Leone XIV, “la guerra non risolve problemi ma li amplifica”, ribadendo il ruolo della Santa Sede come attore di soft power globale. Questi interventi non sono mere dichiarazioni morali ma incarnano il ruolo del Papa nel contesto diplomatico, che cerca di influire sui conflitti internazionali utilizzando autorità etica, mediazione e pressione simbolica, senza ricorrere a strumenti coercitivi.

Il Papa, attraverso i suoi contatti diretti con leader regionali, inclusi il Primo Ministro israeliano e rappresentanti palestinesi, cerca di promuovere un dialogo costruttivo e di sostenere iniziative di pace duratura.  Leone XIV, pur non avendo strumenti coercitivi, dimostra come la politica estera vaticana possa incidere sulle crisi globali attraverso autorità morale, mediazione e pressione simbolica.

In un mondo frammentato dalla crisi degli arbitri tradizionali, il pontefice riesce a riaffermare il ruolo della Santa Sede come potenza morale globale. Privo di una forza armata, ma dotato di una voce ascoltata da milioni di fedeli, il Papa mantiene aperti gli spazi di dialogo, di diplomazia e pone limiti simbolici alla violenza e ci ricorda che la politica estera senza fondamenti etici rischia di ridursi a puro conflitto.

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Michelle Gjata

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Società

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