Il primo anno di Presidenza Trump ha sconvolto gli equilibri internazionali

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  Giulia d'Angelis
  24 gennaio 2026
  3 minuti, 17 secondi

Il primo anno di Presidenza Trump

Le immagini virali delle ruspe che abbattono parte della East Wing della Casa Bianca, storica dimora del Presidente USA, per lasciare spazio a un’ampia sala da ballo, potrebbero essere sufficienti a riassumere il primo anno di Presidenza di Donald Trump, il cui insediamento ha segnato un punto di non ritorno nell’equilibrio tra potenze a livello internazionale.

Sul fronte della politica estera, si è realizzato un cambiamento radicale nel modo in cui le potenze erano solite dialogare fra loro: il fulcro della diplomazia internazionale si è ora spostato in Florida, nella villa della famiglia Trump, nella quale nei mesi recenti sono stati decisi e discussi tramite negoziati e incontri molto spesso bilaterali i destini di terre lontane dagli Stati Uniti, quali Palestina e Ucraina.

Nel frattempo, le recenti tensioni con il Venezuela sono sfociate nella cattura del Presidente Nicolás Maduro e in una semi-occupazione del Paese. L’azione è stata motivata dalla necessità di contrastare il traffico di stupefacenti provenienti dall’America Latina, anche se lo stesso Presidente Trump non ha nascosto gli interessi economici statunitensi legati alle ingenti quantità di petrolio presenti nel Paese.

Nei primi cento giorni di governo, inoltre, Trump ha posto la sua firma su più di cento ordini esecutivi, tra i quali figurano il ritiro dagli accordi internazionali in materia di sanità e il taglio di USAID, con conseguenze disastrose per molti Paesi che fanno affidamento su tali finanziamenti.

Le conseguenze per l’Unione europea: la questione della Groenlandia

Sul fronte europeo, attualmente la minaccia più grave riguarda l’integrità della Groenlandia: dopo l’attacco al Venezuela, il Presidente Trump ha ribadito la necessità di annettere la Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale. Pur facendo parte del Regno di Danimarca, con ampi margini di autonomia, la Groenlandia rappresenta da tempo un obiettivo dell’amministrazione statunitense, da raggiungere tramite accordi e negoziazioni finalizzate al suo acquisto, pur non escludendo l’utilizzo della forza e dell’esercito. Il Presidente statunitense ritiene che gli Stati Uniti necessitino l’isola per garantire maggiore protezione all’area nordamericana. In particolare, si fa riferimento alla regione dell’Artico, territorio in cui è possibile notare una presenza sempre più significativa della Federazione russa.

Un ulteriore aspetto, non secondario, riguarda la presenza sul territorio groenlandese delle c.d. “materie prime critiche”, vale a dire i metalli rari che vengono adoperati nel settore tecnologico, nella costruzione dei microchip e della componentistica elettronica, ma anche nel processo di transizione energetica.

Attualmente, la Cina rappresenta il primo Paese da cui proviene la maggior parte dei metalli rari, detenendo di fatto il monopolio del settore. Ciò spiega dunque l’esigenza sentita, da parte delle leadership e delle realtà imprenditoriali occidentali, di ridurre gli stretti legami con la Cina e trovare nuove aree geografiche che permettano l’estrazione di questi materiali, dunque la Groenlandia.

La reazione dell’Unione europea è stata immediata e ha fatto seguito alle prime dichiarazioni del Presidente Trump nel mese di gennaio. In particolare, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Danimarca (cui si aggiunge il Regno Unito) hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui sottolineano come la sicurezza dell’Artico rappresenti una priorità chiave per l’Europa e per la sicurezza internazionale e transatlantica. Il tema sarà sicuramente al centro delle discussioni delle prossime settimane tra i Paesi europei, che iniziano a mobilitarsi - anche militarmente - per difendere il territorio groenlandese, e il Presidente, statunitense che minaccia di colpire i Paesi europei imponendo dazi molto elevati.

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L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

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