Con una nota ufficiale rilasciata domenica 12 luglio, l’ufficio del senatore repubblicano Lindsey Graham, eletto per quattro mandati, ha annunciato la sua morte per una “malattia fulminante” all’età di 71 anni.
La morte di Graham, un veterano della politica statunitense, lascia un grande vuoto a Washington, in particolare a Capitol Hill, dove ricopriva uno dei ruoli più importanti per il Partito Repubblicano.
71 anni, falco della politica bellica americana, grande amico di Netanyahu e fresco di vittoria alle primarie repubblicane per quel seggio da senatore del South Carolina che occupava dal 2003, quando prese il posto del senatore ultracentenario Strom Thurmond, in carica dal 1956. Lindsey Graham era un pilastro della politica di Washington, uno di quelli da cui politici, lobbisti e affaristi andavano per risolvere qualsiasi questione. Inizialmente molto critico nei confronti di Trump ed esponente dell’ala più moderata del GOP, Graham, da uomo vicinissimo ai centristi McCain e Lieberman, era passato alla corrente di Donald Trump durante la sua prima amministrazione, probabilmente più per convenienza che per ideologia. Forte sostenitore di Israele, differiva nettamente dalle idee trumpiane solo sull’Ucraina, che il senatore del South Carolina difendeva senza condizioni, tanto da passare il suo ultimo compleanno, il 10 giugno, proprio a Kiev insieme a Zelensky, al quale Graham aveva riferito di aver ricevuto il via libera da Trump per un pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Graham, inoltre, godeva di una corsia preferenziale nella ristretta cerchia di Donald Trump. Le politiche della seconda amministrazione Trump, infatti, si sono articolate lungo due direttrici principali: il Big Beautiful Bill, ovvero il massiccio piano di taglio alla spesa pubblica volto ad alleggerire i conti federali, e la lotta all’immigrazione, portata avanti attraverso massicci finanziamenti all’ICE, l’agenzia federale preposta alla gestione della questione dei confini.
Entrambi i nodi, al centro della retorica trumpiana da sempre, hanno, però, incontrato un grosso ostacolo lungo il loro percorso: la regola che prevede una maggioranza al Senato di 60 seggi affinché una legge venga approvata e che spesso viene sfruttata dalla minoranza con il cosiddetto filibuster, ossia “l’ostruzionismo a oltranza”. Ciò non avrebbe permesso al Partito Repubblicano, che gode di una maggioranza ristretta (52 seggi), di raggiungere i propri obiettivi. Ed è qui che entra in gioco Graham. Il sistema dei 60 seggi, infatti, prevede una scappatoia creata durante l’era Nixon: il budget reconciliation. Questo strumento permette di superare il filibuster, consentendo al Senato di approvare leggi relative a entrate, spese e debito pubblico con una maggioranza semplice di 51 voti. Per essere utilizzato, il budget reconciliation deve essere approvato tramite una risoluzione di bilancio annuale che contiene specifiche istruzioni di riconciliazione per le commissioni competenti. Queste istruzioni vengono inserite nella legge di bilancio dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Quest’ultima era presieduta proprio da Graham, che era quindi una pedina fondamentale per Trump nella sua grande strategia.
Quello che lascia Lindsey Graham, quindi, non è solamente un’eredità politica discussa e controversa e una grande rete di relazioni, ma, nell’immediato, un vuoto in un seggio senatoriale che è repubblicano dal 1956 e in una posizione chiave del sistema governativo americano. Ruoli che non sembrano voler rimanere vuoti a lungo, dato che la corsa per occuparli si è già aperta.
Riguardo al primo caso, ossia al seggio al Senato lasciato vacante da Graham, il governatore dello Stato, Henry McMaster, nominerà inizialmente un sostituto temporaneo. In seguito verranno indette elezioni speciali per scegliere il successore definitivo, ma diversi politici locali si stanno già facendo avanti. La più creativa è stata sicuramente Nancy Mace, arrivata terza nella corsa per la carica di governatore dello Stato a giugno. Dopo le condoglianze di rito su X e svariati post in ricordo di Graham, ha pubblicato una clip del personaggio di Michael Corleone, interpretato da Al Pacino nel film "Il padrino - Parte III" del 1990, in cui dice: "Proprio quando pensavo di essere fuori mi tirano di nuovo dentro", accennando così a una sua possibile candidatura.
Riguardo al secondo caso, le regole del Senato prevederebbero che i senatori Chuck Grassley e Mike Crapo, in quanto formalmente più anziani all'interno della commissione, siano i primi candidati a subentrare a Graham. Tuttavia, poiché entrambi presiedono già altri importanti comitati (Giustizia e Finanze), il posto dovrebbe andare al senatore Ron Johnson del Wisconsin, un altro uomo di Trump al Congresso, accusato a più riprese di alimentare teorie del complotto sul Covid, sui vaccini e sull’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. L'ufficio di Johnson ha già dichiarato che il senatore è pronto ad assumere l'incarico. La nomina dovrà ora essere ratificata formalmente dalla Senate Republican Conference e poi approvata dall'intero Senato.
La morte di Graham arriva in un momento di grande dinamicità nella politica interna statunitense, che si sta riassestando in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, che potrebbero confermare o ribaltare gli equilibri del Congresso, con dirette conseguenze sui prossimi due anni della presidenza Trump. Anche nell’universo democratico non tutto procede a gonfie vele. Il candidato democratico del Maine, Graham Platner, infatti, ha ritirato la sua candidatura dopo una campagna fortemente controversa, culminata con accuse di molestie sessuali, lasciando ai democratici solo due settimane per scegliere un sostituto che possa correre in Maine in vista di novembre.
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