La situazione in Iran è davvero critica, abbiamo visto tutti le proteste oceaniche di giovani e meno giovani che gridavano al mondo la loro voglia di libertà e di una nuova vita.
Tra il regime che infligge regole sempre più stringenti soprattutto alle donne, l’impossibilità di usare Internet e i social media, ogni contatto con il mondo esterno viene negato e la crisi economica che si fa sempre più drammatica e affama fasce sempre più ampie della popolazione, la vita per i cittadini iraniani è davvero dura.
L'economia iraniana è in crisi e l’inflazione si fa sentire, la moneta è svalutata e sono in molti coloro che preferiscono detenere dollari o euro per paura che la valuta nazionale perda ancora potere d’acquisto. I cittadini iraniani si trovano a vivere in un Paese che non riesce più a dare alla popolazione i servizi essenziali e i beni di prima necessità, i supermercati hanno gli scaffali sempre più vuoti, mancano acqua ed energia elettrica ed è così impossibile scaldarsi e cucinare.
Anche l’inquinamento influenza le proteste, l’ambiente è sempre più degradato, la flora e la fauna sono strette in una morsa di rifiuti che vengono sversati illegalmente o dagli scarichi industriali che rovinano acqua, aria e suolo.
Si può dire che quella iraniana, a prescindere dai suoi significati politici e ideologici, è la prima vera protesta contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento che rischiano di mettere il Paese definitivamente in ginocchio.
I pochi testimoni oculari che sono riusciti a comunicare con l’esterno dicono: “In strada vediamo un’alleanza tra una classe media che ha perso il suo futuro nell’economia e i poveri che vedono minacciata la loro sopravvivenza biologica in una geografia devastata”.
Gli esperti concordano pienamente. Gli scienziati ci dicono che “Il Paese è alle prese con una “distruzione climatica multiforme”, in cui i disastri ambientali, in cascata, trasformano l’inefficienza politica in un quasi vicolo cieco esistenziale”.
L'inquinamento sempre peggiore e lo smog che sta soffocando le pianure iraniane, stanno rendendo il Paese inevitabile, tanto che secondo le autorità e i rapporti dell’Organizzazione cartografica, “lo sfruttamento eccessivo e predatorio delle risorse idriche sotterranee ha condannato le pianure iraniane a una vera e propria morte certa”.
Quindi il clima è dalla parte di chi protesta? Sembra proprio di sì. Il clima sta cambiando e l’origine antropica dei mutamenti è ormai inequivocabile, vivere in certi territori è sempre più difficile. L’agricoltura è in crisi e mancano prodotti che fino ad oggi abbiamo dato per scontati, pesticidi ed erbicidi hanno rovinato aria, acqua, suolo e causato una forte perdita di biodiversità.
Gli iraniani sono un popolo che vede il proprio Paese stremato da un clima estremo che ha causato gravi carestie, milioni di persone che non sanno come fare a trovare cibo sufficiente, milioni di donne e bambini che devono combattere tutti i giorni contro un sistema che non riesce più a soddisfare le loro esigenze. Le proteste che stiamo vedendo in questo periodo sono per l’ambiente, per la sopravvivenza, per un nuovo rispetto per la natura.
Gli esperi sottolineano quindi che “le proteste contro il regime teocratico autoritario, che sono costate centinaia di morti e migliaia di arresti, non sono solo per diritti civili e donne, ma sono anche contro uno Stato che non è più in grado di fornire in modo affidabile servizi ecosistemici essenziali - acqua da bere, aria da respirare, terra su cui stare ed elettricità, necessari alla vita quotidiana”.
L’ambiente malato sta facendo perdere la maggior parte delle falde acquifere, troppa acqua usata per l’agricoltura sta rendendo il Paese un territorio arido e inospitale. Molte persone stanno rischiando davvero di perdere la vita a causa della fame che sta diventando una vera calamità.
Il degrado ambientale è un problema che mina la salute e la stessa sopravvivenza della popolazione iraniana, un terreno che non è più fertile, che non garantisce più la coltivazione dei terreni perché ha esaurito le sostanze nutritive. Non garantisce più cibo alle fasce deboli della società, è dunque un terreno perso, che non si può più recuperare se non dopo lunghi anni.
La protesta iraniana è il primo vero sciopero per il clima, la prima contestazione ambientale perché una popolazione fiaccata dai cambiamenti climatici con un’economia al collasso si scontra con un sistema che non è più aggiornato, che non è all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo.
In conclusione, le proteste che stanno sconvolgendo l’Iran vogliono essere un campanello d’allarme per tutti, non solo per il regime teocratico iraniano. Dobbiamo renderci conto che se non facciamo qualcosa per salvare il nostro pianeta, presto scoppieranno conflitti sanguinosi per avere il controllo delle poche risorse naturali rimaste sulla Terra, non possiamo più girarci dall’altra parte.
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L'Autore
Valeria Fraquelli
Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.
Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.
La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.
La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.
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