Introduzione
Il governo degli Stati Uniti non è nuovo allo shutdown. Non si tratta purtroppo di un evento unico, di un caso isolato nel tempo e nello spazio, ma di una sinistra usanza a cui la politica e la società americane, da tempo, sono ormai abituate.
La “storia” degli shutdown è una storia in realtà piuttosto recente che ha inizio nel 1976, all’epoca della presidenza repubblicana di Gerald Ford, che pose il veto a un disegno di legge del Congresso per il Dipartimento del Lavoro e della Salute, dell’Educazione e del Welfare.
Da allora, a partire da quel primo caso, si è inaugurata una stagione di shutdown tutti caratteristici della vita politica americana che, negli ultimi quarant'anni, ne ha vissuti altri venti.
Da Ronald Reagan a Bill Clinton, queste crisi di governo in genere non duravano oltre i cinque giorni, con un record che venne stabilito nel 2013 sotto la presidenza democratica di Barack Obama. Dal primo al 17 di ottobre di quell’anno - per ben sedici giorni - i Repubblicani portarono il governo allo shutdown a seguito della loro opposizione e delle pressioni per smantellare parti fondamentali dell’Obamacare.
L’ennesimo shutdown
Eppure, questo record è stato battuto l’ennesima volta, quando, lo scorso ottobre, le agenzie governative americane hanno chiuso nuovamente i battenti, inaugurando, sotto la presidenza di Donald Trump, lo shutdown ad oggi più lungo della storia americana a cui, dopo oltre mese, si sembra essere arrivati a una soluzione.
Quando si parla di shutdown si intende il blocco delle attività amministrative portate avanti dagli enti federali, che non ricevono più i finanziamenti dal Congresso. Nel caso di tale eventualità, restano operativi solo i servizi essenziali quali la sanità, l’ordine pubblico e la giustizia. Eppure, per i restanti lavoratori del settore pubblico si tratta di una situazione particolarmente spiacevole poiché, durante questa interruzione, la maggior parte di loro rimane a casa in congedo non retribuito.
A ottobre 2025, sotto la Presidenza di Trump, l’ennesimo shutdown della storia americana ha avuto inizio a causa di un impasse tra Repubblicani e opposizione democratica riguardo il bilancio al Congresso.
Ancora una volta lo scontro si è concentrato attorno ai finanziamenti per una serie di misure riguardanti la salute: la proposta Dem di estendere i sussidi dell’Obamacare è stata bocciata dall’ala repubblicana, poi, con un voto di 55 a 45, i Democratici hanno bocciato la proposta di legge dei Repubblicani di tenere aperto il governo federale, inaugurando uno shutdown che si sarebbe protratto - ad ora- per oltre 40 giorni.
Le conseguenze sono state importanti: molti lavoratori sono stati costretti al congedo non retribuito, oppure ad andare al lavoro senza essere pagati; si è imposto un taglio del 10% dei voli aerei per mancanza di personale ai controlli aeroportuali e migliaia di persone appartenenti alle classi più svantaggiate sono rimaste senza assistenza alimentare.
La fine?
Eppure, dopo settimane di caos, mancanze e conseguenze importanti, in questi ultimi giorni, sembra sia possibile intravedere uno spiraglio di luce. La crisi sembra dunque avviarsi verso una conclusione. Dopo settimane di stallo e trattative febbrili tra Casa Bianca e Congresso, nella giornata di mercoledì 12 novembre è stato raggiunto un accordo provvisorio che consente la riapertura del governo federale. L’intesa, approvata a maggioranza da entrambe le Camere (222 a favore contro 209), prevede il rifinanziamento temporaneo delle agenzie pubbliche e l’avvio di un tavolo negoziale permanente sulle misure sanitarie oggetto del contendere.
Il compromesso raggiunto rappresenta una vittoria solo parziale per entrambe le parti: i Democratici sono riusciti a salvaguardare buona parte dei sussidi dell’Obamacare, mentre i Repubblicani hanno ottenuto garanzie su una revisione della spesa e sul controllo più rigoroso dei fondi destinati alla sanità. Ma, al di là dei singoli punti, ciò che conta è la riapertura del governo e il ritorno alla normalità per milioni di cittadini e lavoratori.
Lo shutdown più lungo della storia americana si chiude quindi con una lezione amara: il prezzo della paralisi politica è pagato sempre da chi resta fuori dai palazzi del potere. Ora, con il governo di nuovo operativo, resta da vedere se questo accordo rappresenterà l’inizio di un dialogo più stabile o soltanto una tregua prima del prossimo scontro.