Iran - USA : due proposte per risolvere la crisi

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  Bianca Colli
  17 aprile 2026
  4 minuti, 14 secondi

Introduzione

Dopo lunghi mesi di tensioni altissime che hanno tenuto il mondo col fiato sospeso, tra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Iran degli ayatollah sembra essere finalmente arrivati a un cessate il fuoco. È purtroppo ancora imprudente parlare di una vera e propria pace, ma chiaramente questo rappresenta un fondamentale passo avanti per cercare almeno di stabilizzare la situazione in un’area del mondo che ormai da tempo sembra non conoscere pace.

Tutti i leader mondiali avevano severamente criticato le apocalittiche affermazioni del Presidente americano secondo cui, se l’Iran non avesse accettato l’ultimatum americano entro la scadenza prefissata per arrivare a un accordo sullo Stretto di Hormuz, allora “un’intera civiltà sarebbe morta”.

Fortunatamente appena 90 minuti prima dello scadere, Trump ha annunciato sul suo social Truth che un accordo per un cessate-il-fuoco di due settimane era appena stato raggiunto, facendo tirare un sospiro di sollievo al mondo intero.

Ora, inevitabilmente, non resta che interrogarsi su quali saranno le prossime mosse al tavolo dei negoziati.

Un piano per punti

In questa prima fase particolarmente delicata un ruolo da protagonista è stato assunto dal Pakistan e dal suo Primo Ministro Shehbaz Sharif, che sul social X ha dichiarato che entrambe le parti avevano dimostrato “saggezza e comprensione” in merito alla gravità della situazione, invitando anche le delegazioni di entrambe le parti per i negoziati a Islamabad nelle prossime settimane.

Vicino all’Iran per prossimità geografica e agli USA come uno dei primi sostenitori del controverso Board of Peace, il Pakistan è immediatamente emerso come mediatore perfetto in una situazione così incerta.

Tramite la mediazione di Islamabad, Washington ha presentato alla leadership di Teheran un piano in 15 punti per mettere fine alla guerra in Medio Oriente. Numerosi sono gli interrogativi che restano, soprattutto quelli riguardanti il ruolo di Israele (partecipe in queste ultime settimane dei bombardamenti sull’Iran con gli Stati Uniti) e se fosse parte del piano proposto.

Quello che è stato reso noto (e che si può dedurre) è che inevitabilmente l’amministrazione americana ha come obiettivo quello di trattare la questione dei missili balistici e soprattutto del programma nucleare iraniano. Sin dall’inizio del conflitto, infatti, Tel Aviv e Washington hanno cercato di colpire i missili iraniani, nonché i siti di produzione, in quanto entrambi i Paesi avevano giurato che mai avrebbero permesso a Teheran di sviluppare un’arma atomica, chiedendo pertanto l’impegno dell’Iran a rinunciare ai suoi piani sul programma nucleare.

Secondariamente, si andrà a discutere delle rotte marittime. Chiaramente, fulcro di questa trattativa sarà lo Stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran a seguito degli attacchi americani e israeliani. La chiusura dello Stretto (soprattutto alle navi battenti bandiere occidentali), attraverso cui passa il 20% del greggio mondiale, ha avuto profonde ricadute sui prezzi internazionali, in quanto ha portato a una riduzione drastica delle riserve di olio e gas naturale.

Per quanto non sia stato interamente reso noto, si pensa che altri punti centrali del piano siano una limitazione delle capacità militari dell’Iran e il riconoscimento del diritto allo Stato di Israele di esistere.

La risposta dell’Iran

Eppure, l’Iran ha rifiutato il piano degli Stati Uniti, come affermato dal portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei, definendo le richieste americane come “illogiche” e “massimaliste”. Per questo la leadership degli ayatollah ha portato avanzato un suo piano in 10 punti, una controproposta che include anche delle compensazioni ai danni subiti a seguito dei bombardamenti. Altre richieste fondamentali della controparte iraniana sono un impegno da parte americana di non aggressione, nonché il mantenimento della sovranità iraniana su buona parte dello Stretto di Hormuz e l’accettazione, da parte degli USA, dei progetti di Teheran per quanto riguarda l’arricchimento dell’uranio.

A tali proposte, inizialmente l’amministrazione americana aveva risposto affermando che si trattassero di “punti ragionevoli su cui iniziare a negoziare”. Eppure, successivamente, lo stesso Donald Trump ha affermato che nessuna di tali pretese risultava accettabile per gli Stati Uniti.

Conclusione

Con i negoziati tra Stati Uniti e Iran che si sono tenuti domenica 12 aprile nella capitale del Pakistan, si è purtroppo infranta l’illusione che la guerra potesse finire. Qualche ora di discussione era troppo poco per mettere fine a un conflitto che dura ormai da decenni.

Quello su cui ci si interroga ora è : cosa succederà adesso? Il “fallimento” di Islamabad ci riporta alla realtà, e ora che il negoziato è in stallo sono molti quelli che si interrogano se ora riprenderanno i bombardamenti.

Quello che il mondo si augura è che questo breve cessate il fuoco non rimanga una piccola parentesi prima di una nuova e più violenta escalation.

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L'Autore

Bianca Colli

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America del Nord

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Iran USA Trump Hormuz Pakistan