Dopo la nomina di Nawaf Salam a Primo Ministro del Libano, la giudice Julia Sebutinde, che ha difeso Israele dalle accuse di Genocidio a Gaza, è adesso pronta ad assumere la presidenza ad interim della Corte Internazionale di Giustizia.
La giudice ugandese ha ottenuto una notevole attenzione nell'ultimo anno per la sua ferma opposizione alle accuse di genocidio mosse dal Sudafrica contro Israele nel processo davanti al più importante tribunale delle Nazioni Unite.
South Africa v. Israel
A luglio 2024, il presidente uscente Nawaf Salam aveva pronunciato lo storico parere della Corte Internazionale in cui si riconosceva l'illegalità degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, e si esortava Israele a un'inversione dell'annesione dei Territori palestinesi occupati illegalmente.
La pronuncia della Corte ONU era stata emessa con il parere unanime di 13 dei 15 giudici: voto contrario solo quello di Julia Sebutinde e del giudice nominato da Israele.
La nomina improvvisa di Sebutinde segna solo la seconda volta nella storia della Corte Internazionale di Giustizia in cui un vicepresidente occupa un posto vacante causato dal congedo del presidente in carica. Salam, giurista libanese, è stato infatti nominato a gennaio, dal Presidente del Libano Aoun, per formare un governo volto a salvare la nazione in grave dissesto economico.
Sebutinde, alla CIG dal 2012 e vicepresidente da febbraio 2024, potrebbe ora dover affrontare domande sulla sua imparzialità: è stata uno dei soli due giudici, insieme al nominato israeliano Aharon Barak, a votare contro la direttiva della Corte ONU che invitava Israele a interrompere immediatamente le sue operazioni militari a Gaza.
In un parere dissenziente, la giudice ugandese ha descritto il procedimento come una “valutazione forense unilaterale della conformità di Israele al diritto internazionale”, sostenendo che il conflitto tra Israele e Palestina è “essenzialmente e storicamente politico” e quindi al di fuori della giurisdizione della Corte. Affermazioni che hanno causato tensioni diplomatiche con l’ambasciatore dell’Uganda all'ONU che ha chiarito:
“La dichiarazione della giudice Sebutinde alla Corte Internazionale di Giustizia non rappresenta la posizione del governo dell’Uganda sulla situazione in Palestina”.
Quali conseguenze avrà adesso la presidenza di una giudice “pro-Israele” alla Corte Internazionale di Giustizia sul conflitto israelo-palestinese e sulle accuse di genocidio contro Israele?
L'alleanza Israele-USA
Martedì 4 febbraio Netanyahu è volato a Washington, il primo leader internazionale a incontrare Donald Trump alla Casa Bianca dopo l'insediamento. L'incontro negli Stati Uniti – uno dei pochi Paesi in cui non rischia l'arresto su mandato della Corte penale internazionale – serve al Primo Ministro israeliano per testimoniare il forte legame tra America e Israele; ma, soprattutto, è l'occasione per dimostrare al mondo il sostegno quasi incondizionato dell'amministrazione americana – prima quella di Biden, ora quella di Trump – nei confronti del suo alleato storico.
Nell'agenda di Trump e Netanyahu c'è anche la discussione sulla fase due dell'accordo di tregua, entrato in vigore il 19 gennaio, all'interno della Striscia di Gaza. Fase che dovrebbe prendere avvio a inizio marzo, e che prevederebbe:
- il rilascio degli ostaggi israeliani ancora in vita che sono nelle mani di Hamas dal 7 ottobre 2023;
- il ritiro completo delle forze di difesa israeliane (IDF) dall'enclave palestinese.
Dunque un potenziale cessate il fuoco permanente a Gaza.
Tutto questo, però, avviene mentre “Muro di ferro”, l'operazione militare israeliana iniziata il 21 gennaio nella Cisgiordania occupata, prosegue: pesanti bombardamenti a Jenin, bastione della resistenza palestinese, hanno causato distruzione, morti e feriti.
Nel frattempo, mentre il fragile cessate il fuoco continua a Gaza, si rafforza la storica alleanza tra Stati Uniti e Israele, con Trump e Netanyahu “insieme per ridisegnare il Medio Oriente”.
Non mancano, però, i contrasti. Trump, che ha avuto un ruolo decisivo nel raggiungimento dell'attuale cessate il fuoco ancor prima del suo insediamento, premerà con Netanyahu per allargare gli “Accordi di Abramo” e avviare la normalizzazione delle relazioni con l'Arabia Saudita, le cui trattative erano state sospese dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Tuttavia, per Riad ciò potrà avvenire solo con la creazione di uno Stato palestinese, che Israele al momento non è intenzionato a concedere. Inoltre, l'insistenza del neopresidente americano per spostare i civili di Gaza in Egitto e Giordania durante la ricostruzione della Striscia potrebbe ostacolare i negoziati, trasformandosi in un'altra carta nelle mani di Hamas.
Nel tentativo di trovare un accordo che soddisfi i reciproci interessi nella regione, per Stati Uniti e Israele rimane sempre a margine l'essenza della “questione palestinese”: il futuro della Striscia e dei Territori palestinesi occupati, ovvero il diritto all'esistenza della popolazione palestinese di Gaza e Cisgiordania sulla propria terra.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Giuliana Băruș
Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi – fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.
Da sempre “permanently dislocated – un voyageur sur la terre” – abita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere – soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti – e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.
Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.
In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione “Organizzazioni Internazionali”.
Categorie
Tag
Gaza Netanyahu TrumpPresident CIG ONU Palestine Israel Israel-Palestine conflict international court of justice International criminal court