Joachim Trier e l'assordante non detto

Quando il cinema "ripara" ciò che la vita rompe

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  Jacopo Cantoni
  06 febbraio 2026
  3 minuti, 29 secondi

“È sempre un po’ imbarazzante piangere alle anteprime stampa, con di fianco gli influencer che si fanno i selfie con lo schermo”

    L’articolo di oggi parte così: amaro, senza contesto. Un po’ critica della società, un po’ constatazione del proprio presente e del proprio passato. Un non detto talmente assordante che, in realtà, ci dice tutto.

    Non serve esplicitare per spiegare le cose. È una convinzione che il cinema continua a rimettere in scena con una lucidità che la vita reale raramente concede. Perché lì dove l’immagine tace, dove le parole mancano o vengono evitate, si apre uno spazio di comprensione che non ha bisogno di essere dichiarato. Uno spazio fragile, quasi artificiale che esiste solo dentro una cornice precisa, controllata, protetta: l’inquadratura.

    Ed è lì che sta il punto. Il cinema, e in questo caso questo film, sembrano promettere una soluzione “basta avvicinarsi per ricucire”, sapendo che in realtà quella “cura” non appartiene ai rapporti, appartiene al mestiere: alla scena, alla macchina, al ruolo, alla regia e alla recitazione. La riconciliazione, se arriva, arriva solo nel momento in cui qualcuno dirige e qualcun altro interpreta; solo quando la distanza emotiva trova un set su cui posarsi, una sceneggiatura che faccia da guanto, una parte in cui infilarsi senza doversi spiegare.

    Fuori, parlare risolverebbe molto prima certe situazioni. Dentro, invece, il silenzio diventa linguaggio, e il non detto regge tutto il peso che nella vita farebbe crollare i legami. 

    Perché sì, potrebbe sembrare che quei due protagonisti, Nora Borg e Gustav, il padre, si riconcilino. E, in effetti, lo fanno. Ma solo sullo schermo, simulando un po’ una vittoria mutilata di un rapporto troppo lacerato per potersi rimarginare. Ecco cos’è Sentimental Value, l’ultimo film di Joachim Trier.

    Gustav, Stellan Skarsgard (da Oscar), è stato un padre di famiglia assente, un regista di grandi film drammatici sul secondo conflitto che, a distanza di tempo, ancora fanno commuovere le persone. È una figura tipica e ricorrente della narrazione cinematografica e non esce dallo stereotipo che contraddistingue personaggi di questo genere. Dopo la morte della moglie, con cui non ha contatti da molto tempo, decide di tornare a casa, di provare a riallacciare un rapporto semi sereno con le proprie figlie, per secondi fini s’intende: Nora, Renate Reinsve, e Agnes, Inga Idsdotter Lilleaas. Due persone completamente diverse, come anche loro stesse dicono durante il film: due caratteri antipodici, due figure che si rasserenano solo perché il caos causato da una colma la pulsione dell’altra di sistemarlo. Gustav ha una grande sceneggiatura, scritta apposta per quella figlia che non vuole essere parte della sua prole ma soprattutto che per lui non vuole lavorare, per lui non vuole mettersi al servizio.

    Ed è proprio su questo rapporto conflittuale, su ciò che il triangolo familiare porta tra sé, che si intrecciano tutte le delusioni e le sensazioni di ogni personaggio. Tutto è scritto e riscritto dalla storia del cinema. E allora cos’ha di così importante e interessante questo film? Le tematiche? La stratificazione della narrazione?

    No, direi proprio di no. È incredibile perché è semplice, perché è ridondante, ma non è scontato. Ci mette di fronte ad una dinamica che non tutti, fortunatamente, hanno provato nella vita: quella della mancanza di un genitore. Un sentimento di riluttanza verso la scoperta dell’altro che, in realtà, sarebbe quasi una pulsione naturale.

    Ed è così che si comprendono i sentimenti altrui: senza mettere se stessi al primo posto, senza entrare con un martello sulla schiena di chi si vuole tentare di comprendere, ma in punta di piedi. Ascoltando ed empatizzando, senza dire una parola, senza essere se stessi, ma annichilendosi per l’altro.

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    Fonte Immagine:

    Sentimental Value di Joachin Trier – © Festival de Cannes

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    L'Autore

    Jacopo Cantoni

    Laureato in Cinema presso l'Alma mater Studiorum di Bologna, mi cimento nella scrittura di articoli inerenti a questo bellissimo campo, la Settima Arte. Attualmente frequento il corso Methods and Topics in Arts Management offerto dall'università Cattolica del Sacro Cuore.

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    Sentimental Value Joaquim Trier Stellan Skarsgard Oscar Renate Reinsve Inga Idsdotter Lilleaas