Il 2026 è iniziato come un anno di transizione e profondo rinnovamento per la Bulgaria, che ha adottato ufficialmente l’euro a partire dal 1° gennaio. Le trattative per l’entrata del Paese all’interno dell’eurozona erano in corso già da diversi anni, ma la Bulgaria ha firmato l’adozione della moneta unica solamente sei mesi fa, diventando il terzo Paese balcanico dell’UE ad adottare l’euro, dopo la Slovenia e, recentemente, la Croazia.
È importante ricordare che la Bulgaria è il Paese più povero dell’Unione europea e il suo PIL rappresenta solo lo 0,57% di tutto il PIL dell’eurozona. Nonostante questo, la Bulgaria possiede un debito pubblico del 24%, tra i più bassi dell’UE, dove in media il debito pubblico è di quattro volte superiore. Anche l’inflazione nel Paese è scesa al 2,8% lo scorso anno, partendo dall’8% del 2007, anno in cui la Bulgaria è entrata nell’Unione europea.
Il mese di gennaio è stato concesso come periodo di adattamento alla nuova moneta, e per tutto il mese i prezzi saranno ancora indicati sia in lev (la precedente valuta bulgara risalente al 1880) che in euro. La popolazione però ha espresso una profonda preoccupazione per questo cambiamento, paventando un aumento dei prezzi che andrebbe a pesare ulteriormente sui salari già bassi dei cittadini bulgari, i quali possono contare su un salario minimo medio di 550 euro. Inoltre, alcuni hanno lamentato il fatto che questa decisione sia stata presa senza un referendum popolare in merito, come avvenuto ad esempio in Danimarca, in cui il voto popolare ha rifiutato l’adozione della moneta unica. Inoltre, molti temono che in questo modo, oltre ad aumentare il costo della vita, diminuisca anche l’autonomia bulgara sulle sue scelte economiche.
I sostenitori dell’euro, invece, affermano che la nuova moneta sia la base per contratti e accordi commerciali più sicuri, che non saranno più sottoposti all’incertezza del tasso di cambio tra euro e lev, favorendo quindi maggiori scambi commerciali con il resto dell’UE, che è il principale partner commerciale della Bulgaria. In tal modo si eliminano infatti i costi di conversione e i rischi legati all’oscillazione della valuta. Per gli investitori esteri sarà quindi più facile investire nel Paese e anche il suo settore turistico potrà beneficiarne, con nuovi turisti provenienti dal resto dell’Unione.
Nonostante questi buoni auspici, solamente il 47% dei cittadini bulgari sarebbe in favore dell’euro, soprattutto i giovani della generazione Z, nati nei primi anni duemila, in corrispondenza con l’entrata della Bulgaria nell’UE. Le generazioni più anziane sono invece più scettiche e anche tendenzialmente più filorusse, rappresentando la dicotomia che caratterizza la società bulgara, sottoposta a due forze di trazione opposte: da una parte il desiderio di avvicinamento all’UE e all’Occidente, e dall’altra le influenze e la disinformazione russa che mirano a includere il Paese nell’orbita di Mosca. D’altronde, anche culturalmente la nazione è molto vicina alla Russia, ad esempio la popolazione usa l’alfabeto cirillico e la religione principale è il cristianesimo ortodosso. Non bisogna dimenticare anche che i timori per l’aumento dei prezzi sono stati strumentalizzati in chiave filorussa e non c’è stata nessuna campagna di informazione o sensibilizzazione nel Paese prima dell’introduzione dell’euro.
Oltre a ciò, la Bulgaria sta attraversando anche un momento di profonda crisi politica. Il Paese è famoso per l’instabilità dei suoi governi (si sono succeduti sette governi negli ultimi quattro anni) e proprio a dicembre 2025 è caduto il governo del primo ministro Rosen Zhelyazkov, che ha rassegnato le sue dimissioni dopo un incarico durato meno di un anno. Questo è avvenuto in seguito alle grosse proteste di piazza nelle maggiori città del Paese a dicembre 2025, in cui migliaia e migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro la legge di bilancio appena approvata dal governo (considerata troppo sfavorevole nei confronti di imprese e classe media) e contro la corruzione, fenomeno purtroppo endemico in tutto lo Stato.
Nel frattempo, il 19 gennaio 2026 il Presidente bulgaro Rumen Radev, in carica dal 2017, ha annunciato le sue dimissioni. Si ritiene che si tratti di una mossa finalizzata a presentare la propria candidatura come primo ministro alle elezioni parlamentari che si terranno quest’anno, forse formando un nuovo partito. Le dimissioni di Radev sono state molto discusse a causa delle sue posizioni filorusse e per sue azioni precedenti, come l’aver sfruttato il vuoto istituzionale seguito alla caduta del governo per nominare suoi alleati nelle aziende statali.
Di conseguenza, la Bulgaria ha iniziato il 2026 in un modo tutt’altro che tranquillo: il Paese è senza un governo, senza una legge di bilancio, e con le scadenze dettate dall’adozione dell’euro da rispettare, oltre a essere continuamente oggetto di disinformazione da parte di Mosca e permeato dal fenomeno della corruzione. La speranza è che il passaggio alla moneta unica sia un incentivo verso una migliore gestione e un’economia più prospera.
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