La situazione in Sudan ha raggiunto livelli di emergenza senza precedenti, con la città di El Fasher, capoluogo del Nord Darfur, sotto assedio da oltre 500 giorni. Le Forze di Supporto Rapido (RSF) hanno preso il controllo della città compiendo incursioni casa per casa, esecuzioni sommarie e attacchi indiscriminati contro i civili, mentre ogni via di fuga rimane bloccata. Negli ultimi giorni, secondo fonti umanitarie, più di 2.000 persone, tra cui centinaia di bambini, sono state uccise e oltre 260.000 civili restano intrappolati senza accesso a cibo, acqua o cure mediche.
Il conflitto ha colpito duramente l’intero Paese: due persone su tre necessitano di aiuti, quasi 12 milioni sono stati costretti a lasciare le proprie case dal 2023, e metà della popolazione vive in insicurezza alimentare acuta. Le donne e i bambini sono tra i più vulnerabili, esposti a violenze sessuali e traumi, mentre un’epidemia di colera si diffonde in un sistema sanitario ormai quasi paralizzato. Gli ospedali sono diventati bersagli: nell’ospedale saudita di El Fasher, 460 persone sono state uccise e sei operatori sanitari rapiti, in un chiaro esempio di violazione del diritto internazionale umanitario.
Le organizzazioni umanitarie, tra cui Save the Children, hanno intensificato gli interventi a Tawila e Jabal Marra, raggiungendo oltre 224.000 sfollati con distribuzione di cibo, acqua e assistenza medica. L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) continua a garantire protezione e sostegno agli sfollati interni e ai rifugiati nei Paesi confinanti, ma segnala che senza un intervento internazionale urgente, la sopravvivenza di milioni di persone è a rischio.
Negli ultimi mesi, oltre 106.000 persone hanno lasciato El Fasher e le aree circostanti. Secondo le Nazioni Unite, il 75% delle strutture sanitarie nelle zone colpite non è operativo a causa di attacchi, saccheggi e carenza di personale e forniture. I livelli di malnutrizione acuta sono estremi, soprattutto tra bambini e donne incinte, e molti sfollati sono stati costretti a nutrirsi con mangime per animali per sopravvivere. Recentemente, un aereo cargo è atterrato a Port Sudan con 40 tonnellate di medicinali e alimenti terapeutici, destinati anche a Tawila, dove operano team di Medici senza frontiere (MSF) per assistere i sopravvissuti all’assedio durato oltre 500 giorni.
La crisi colpisce anche l’istruzione: più di tre quarti dei 17 milioni di bambini in età scolare sono esclusi dalle scuole, chiuse a causa del conflitto, compromettendo il futuro di un’intera generazione. Amnesty International ha denunciato crimini di guerra commessi dalle RSF a El Fasher e ha chiesto che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni.
L’AOI (Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale) condanna con fermezza le atrocità e sottolinea che la tragedia di El Fasher era prevedibile dopo sedici mesi di assedio e oltre due anni di conflitto. Secondo l’associazione, oltre 150.000 morti, 13 milioni di sfollati e 30 milioni di persone in urgente bisogno di aiuto rendono la crisi la più grave al mondo. L’AOI invita la comunità internazionale, l’Unione Europea e il Governo italiano a intervenire con un cessate il fuoco, corridoi umanitari sicuri e aumento degli aiuti umanitari, e a bloccare ogni fornitura di armi agli Emirati Arabi Uniti, sospettati di sostenere le RSF in violazione dell’embargo ONU.
La Svizzera ha rafforzato il proprio impegno umanitario: il 19 novembre 2025 il Governo ha chiesto al Parlamento un credito urgente di 50 milioni di franchi per fornire cibo, acqua, medicinali, alloggi e protezione alle popolazioni colpite, in aggiunta ai 140 milioni già stanziati dal 2023. Gli aiuti svizzeri sostengono anche gli sfollati in Ciad, Sudan del Sud ed Egitto, Paesi particolarmente vulnerabili all’arrivo di profughi. Una missione guidata da Dominik Stillhart, delegato del Consiglio federale per gli aiuti umanitari, valuterà le necessità più urgenti sul campo.
Il quadro complessivo rappresenta oggi una catastrofe globale: milioni di civili affrontano fame, violenze, malattie e traumi quotidiani, mentre la comunità internazionale è chiamata a garantire protezione, accesso sicuro agli aiuti e la fine dell’assedio di El Fasher. La combinazione di conflitto armato, collasso dei servizi essenziali e emergenza alimentare rende urgente un intervento coordinato per prevenire un peggioramento irreversibile della crisi umanitaria.
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L'Autore
Wiam Kessab
IT
Wiam Kessab, classe 2001, ha conseguito la laurea triennale presso la Fondazione UniverMantova in mediazione linguistica; lingue per le relazioni internazionali.
Attualmente sta frequentando il corso di laurea magistrale in relazioni internazionali e diplomazia, curriculum in diritto internazionale ed economia presso l’Università degli studi di Padova.
Durante i suoi studi ha sviluppato un forte interesse sia per le relazioni internazionali che per le lingue.
Attualmente è autrice di Mondo internazionale Post per "Società e Legge".
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Wiam Kessab, born in 2001, graduated from the Fondazione UniverMantova in language mediation; languages for international relations.
She is currently attending the Master's degree course in international relations and diplomacy, curriculum in international law and economy at the University of Padua.
During her studies, she developed a strong interest for the international relations and languages.
She is currently author of International World Post for 'Society and Law'.
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