Nelle ultime ore, dopo settimane di negoziazioni e proposte, i leader europei del gruppo dei cosiddetti “volenterosi” si è recato in visita a Kiev per cercare di formalizzare una proposta ufficiale e soprattutto univoca di cessate il fuoco.
Un passaggio fondamentale e necessario, più volte evidenziato anche dallo stesso Zelensky, per aprire seri e credibili negoziati di pace. La proposta, a tal proposito, è quella di programmare un cessate il fuoco incondizionato di terra, aereo e navale, per i prossimi 30 giorni, partendo già da lunedì 12.
Una scelta concordata, come anticipato, proprio con i leader europei che si sono recati in Ucraina, fra cui Macron, Merz, Starmer e Tusk, ma anche dalla stessa leader italiana Giorgia Meloni, non presente ma collegata da remoto. Decisione, che, tuttavia, è stata anche condivisa dall’amministrazione americana e dallo stesso Trump, che più volte nelle ultime settimane ha lasciato trapelare una forte irritazione di fronte agli atteggiamenti russi, volti a far naufragare qualsiasi tentativo concreto di negoziazione[1].
Inoltre, come emerso dalle dichiarazioni finali, sarebbero proprio gli USA a monitorare la tregua temporanea, con l’aiuto degli alleati europei, agevolando il percorso verso un processo di mediazione fra le parti; ma cosa ancora più importante, da quello che emerge, in caso di mancato rispetto del cessate il fuoco o ancora, nello scenario peggiore, il mancato raggiungimento di un accordo a causa del rifiuto da parte della Russia di aderire, le parti, di comune accordo, è stata proposta un ulteriore inasprimento delle sanzioni contro Mosca.
Una vera e propria minaccia, resa ancora più pericolosa dal cambio di passo sul tema da parte degli USA, che dall’inizio dell’amministrazione Trump avevano avuto un comportamento di apertura e di dialogo con l’amministrazione russa, raffreddatosi dopo gli ultimi tentativi di mediazione sfumati[2].
Va anche ricordato che le attività diplomatiche erano state molto attive in Europa anche nei giorni precedenti alla visita, come testimoniato dalla stipula del Trattato di Nancy, fra il Presidente francese Macron e quello polacco Tusk, che mira a rafforzare la cooperazione in ambito difensivo, nell’energia nucleare civile e nell’innovazione tecnologica. Un accordo importante dal punto di vista economico e politico, che, è rilevante evidenziare, per la prima volta apre la possibilità di cooperazione in tema di deterrenza nucleare.
Un passo importante che mostra la volontà di modificare gli assetti costituiti, a causa delle contingenze attuali, anche per quanto riguarda le dottrine nucleari, in questo caso quella francese. Il Paese sembra, infatti, disposto a condividere il proprio “ombrello nucleare” ad un alleato strategico dell’area, aprendo ad una richiesta di lungo corso da parte della Polonia[3].
Gli assetti, quindi, stanno mutando, ed è ormai evidente da mesi, soprattutto a partire dall’insediamento dell’Amministrazione Trump avvenuto durante un periodo di forte transizione politica, che riguarda anche l’impegno degli Usa nella Nato, alcune scelte di responsabilità da Parte di UE e da parte degli Stati non sembrano più rimandabili, a partire proprio da un maggiore impegno nella questione ucraina.
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L'Autore
Tiziano Sini
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